Roll over Beethoven: i concerti per pianoforte dispari

L’Accademia Chigiana, in collaborazione con l’Accademia Pianistica Internazionale “Incontri col Maestro” di Imola, ha un obiettivo ambizioso: eseguire l’integrale dei concerti per pianoforte e orchestra di Beethoven. Ciò è inserito in un progetto ancora più ambizioso: Roll over Beethoven, rassegna di concerti dedicati al maestro di Bonn per celebrare il suo 250º compleanno. L’esecuzione della grande musica di Beethoven è affidata ai giovani, cercando una risposta a un importante interrogativo: cosa può dire ancora Beethoven ai giovani d’oggi?

Largo ai giovani

Roll over Beethoven è partito con l’integrale dei quartetti per archi e continua sabato 14 e domenica 15 dicembre con l’integrale dei concerti per pianoforte e orchestra. Anche in questo caso, gli esecutori sono spaventosamente giovani: tra i cinque pianisti, il più “anziano” ha 27 anni, il più “giovane” 16. “Piccoli” sono anche i membri dell’Orchestra Giovanile Italiana della Scuola di Musica di Fiesole, diretta dall’unico over 35 presente sul palco: Daniele Rustioni. L’OGI è protagonista indiscussa della Chigiana: oltre ad aver aperto la stagione Micat in Vertice un anno fa (sempre con Beethoven), è orchestra in residenza del corso di direzione d’orchestra.

L’Orchestra Giovanile Italiana

Le scelte dei posti contano

Sorprendentemente, ho un posto assegnato: in platea, sul lato destro. Non scelgo mai il lato destro del teatro perché mi impedisce di vedere le mani dei pianisti e l’intera orchestra, ma stavolta qualcuno ha scelto per me e in fondo stare in platea ogni tanto non è male. Durante il concerto poi ho notato che anche il lato destro ha i suoi pregi: prima di tutto, vedi le espressioni dei pianisti, che sono sempre molto buffe; in secondo luogo, puoi ascoltare i commenti del pubblico e farti un’idea del pensiero generale. Pubblico sul quale, ovviamente, avrò qualcosa da ridire. Ma non parliamone ora.

Il concerto inizia dopo i canonici dieci minuti di ritardo, ai quali vanno sommati venti minuti di discorso introduttivo nel quale si elogiano la Chigiana, l’Accademia di Imola, i giovani sul palco, lo spirito della serata (non è mancata qualche frecciatina di stampo politico). L’orchestra era entrata e il pubblico, dopo un quarto d’ora, iniziava a mormorare; finalmente, dopo tante parole, Beethoven diventa l’unico protagonista.

Un Beethoven solare

Leonora Armellini apre la serata con il Concerto n.1 in do magg. op. 15, scritto da Beethoven quando non aveva ancora compiuto 14 anni. Armellini è uno dei grandi talenti dell’Accademia di Imola: tra i numerosi riconoscimenti figura il “Premio Janina Nawroca” al Concorso Pianistico Internazionale “F. Chopin” di Varsavia. La sua presenza sul palco è solare: sorride, canticchia silenziosamente il tema, muove le mani sulle gambe mentre suona l’orchestra. Il suo suono, pieno e allegro, lascia trasparire tutta la felicità provata in quel momento. Ascoltarla è stata una boccata d’aria fresca nel caldo torpore dei Rozzi (ma perché tengono i riscaldamenti così alti?).

Leonora Armellini

Lo spartiacque

Il Concerto n.3 in do min. op. 37 è affidato a Francesco Maria Navelli, figlio d’arte e giovanissimo allievo dell’Accademia di Imola. Questo brano è importante nella storia della musica perché può essere visto come la conclusione del concerto classico e l’inizio delle nuove esperienze beethoveniane. La presenza di Navelli sul palco è molto più rigida, adatta a un Beethoven classico quale traspare da questo brano. Non mi ha lasciato granché, se non una grande pace e un pizzico di malinconia col secondo tempo.

Francesco Maria Navelli

Beethoven “l’imperatore”

Dopo l’intervallo, fondamentale in un concerto della durata complessiva di due ore e un quarto, Nicola Losito ha concluso con il Concerto n. 5 in mi bem. magg. op. 73, comunemente detto “Imperatore”. Non esagero quando dico che aspettavo solo quel brano. In questo concerto Beethoven elimina le cadenze, togliendo libertà al pianoforte e “obbligandolo” al confronto continuo con l’orchestra. In alcuni passaggi, infatti, il pianoforte accompagna l’orchestra e non il contrario. L’OGI, durante questo brano, non era francamente in piena forma: comprensibile, dopo un’ora e mezzo di musica. Losito, meno rigido di Navelli, ci ha regalato la degna conclusione di un concerto monumentale.

Nicola Losito

“Ok Boomer”

Non sarei me stessa se non concludessi l’articolo con una metaforica tirata d’orecchi al pubblico. Dietro di me qualcuno ha trascorso l’intero concerto a battere il tempo col piede: sarebbe stato meno fastidioso se fosse andato a tempo. Le due signore davanti a me hanno impiegato cinque minuti per scartare una caramella, e anche qui sarebbe stato meno fastidioso se lo avessero fatto dieci minuti prima, durante la presentazione. Le maschere sono dovute intervenire qualche volta per impedire a qualcuno di riprendere il concerto con lo smartphone (che poi, mi chiedo, cosa ci fai con il filmato? A chi lo fai vedere, quando tra l’altro ci sono video in risoluzione maggiore su YouTube?). Quando Navelli è salito sul palco qualcuno in fondo ha fatto un commento sarcastico a voce troppo alta ed è stato immediatamente zittito. Infine, vorrei ringraziare sentitamente il signore nel palco appena sopra la mia testa che, appena iniziato l’intervallo, ha sentenziato “questa orchestra non suona, miagola”. Si parla tanto di mancanza di giovani nell’ambiente della musica classica e si pretende l’immediata perfezione da ragazzi di venti, venticinque anni. Tutti, anche i più grandi, sono partiti da zero. La mia speranza è che Roll over Beethoven faccia capire che è necessario lasciare ai giovani il compito di interpretare i vecchi.


Federica Pisacane

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