Colazione d’artista: come sta l’arte contemporanea in Italia? Scopriamolo davanti ad un caffè


Indovina chi viene a colazione

Incontri d’autore per far luce sulla nostra situazione artistica


A colazione, si sa, parlare è difficile. Chiacchierare, poi, diventa addirittura impossibile. Eppure, una sparuta manciata di giornalisti, curiosi – e giornalisti curiosi – s’è radunata al bar Il Palio per ascoltare le storie di due giovani artisti davanti alla classica accoppiata ‘cornetto e cappuccio’.

Questi millennials hanno vinto il bando di residenza promosso dalla Siena School for Liberal Arts con la Fondazione Musei Senesi e la collaborazione pro bono di Siena Art Institute Onlus. Sono stati quindi scelti per esporre le proprie opere e per spiegare come vivono la propria arte. Il primo incontro si è tenuto sabato 3 alle ore 09:00, il prossimo sarà sabato 10 alle 10:30.

Inoltre una conferenza (StARTers: assaggi d’arte) che si terrà il 6 novembre dalle 18.00 al Siena Art Institute spiegherà i progetti degli artisti in merito alla residenza e quindi come ritengono di poter “rileggere in chiave contemporanea il patrimonio artistico, storico e culturale della toscana”.

Un momento della colazione

 

Giammarco Cugusi

A colazione, abbiamo incontrato due promettenti artisti italiani che hanno dovuto spostarsi per portare avanti il proprio percorso artistico. Guai, però, a chiamarli ‘cervelli in fuga’. «Siamo migranti economici» ci racconta Giammarco Cugusi, ventisettenne bergamasco formatosi tra Venezia e Gent (Belgio). Attualmente vive a Bruxelles: lì è più facile lavorare per mantenersi e per poter continuare le proprie ricerche artistiche.

Il suo processo artistico, ci spiega mentre sorseggia la sua spremuta d’arancia, parte dalla lettura dei quotidiani. «Leggo quello che succede attorno a me, quello che succede in Italia e che vivono i miei coetanei. Da lì, cerco di esprimere la mia visione del mondo attraverso l’arte». Realizza performance come Erasing my shadow, con cui cancella la propria ombra dal muro con una gomma. Cancellare la propria ombra è un po’ come cancellare se stesso: «Non so se mi esibisco per me, per riflettere, o per gli altri. Sono agli inizi, sto crescendo anche come artista» spiega Giammarco.

La sua ombra, ad ogni modo, per ora è proiettata a Bruxelles: là circolano più soldi investiti nell’arte contemporanea, materia che il nostro Paese non ha mai del tutto digerito. Uscire di casa è difficile («Mi manca mamma!», scherza) ma Giammarco ha già esorcizzato questo rito di passaggio qualche anno fa, con il suo Graduation Show. In quest’occasione, riprendendo una tradizione nuziale sarda, ha invitato gli spettatori a distruggere un piatto, scaraventandolo per terra.

 

Gabriele Dini

Sul tema della fuga all’estero fa eco il suo giovane collega, Gabriele Dini, di Viareggio ma formatosi tra Carrara e Londra. Anche lui artista multimediale, cura in particolare modo il rapporto tra le sue installazioni e il luogo in cui esse saranno poste. Non solo: i materiali e le tecniche sono una fortissima componente – quasi da artigianato artistico – della sua arte, che lui sa declinare mediandoli attraverso le altre numerose (talvolta inconsce) fonti d’ispirazione.

Le sue opere si fondono con il paesaggio storico-artistico per il quale sono pensate: orgogliosamente Site Specifics, sorgono presso tombe etrusche italianissime e aree archeologiche (forse presto ad Asciano!), ma anche in Cile. L’internazionalità, tuttavia, non si fa omologazione. La passione per la materia, per l’energia «fisica, non virtuale o metaforica» illuminano gli occhi di Gabriele mentre ci spiega la sua arte.

Tra un croissant e l’altro, ci spiega che il suo cuore e le sue radici sono in Toscana, ma che le sue fronde sono oramai in Olanda. L’Italia non ha del tutto obliterato l’arte dal Novecento ad oggi, schiacciata da un meraviglioso passato che s’è convinta di non poter superare.

 

I vincoli dell’arte e le opportunità

I quattro artisti vincitori del bando

Tra mille vincoli, far esporre diventa difficile anche per Elisa Bruttini, direttore scientifico della Fondazione Musei Senesi. Se la tutela sovrasta la valorizzazione e gli spettatori sono diffidenti, non si va da nessuna parte: l’impegno della Fondazione spinge proprio in questo senso. Nell’ambito dell’arte contemporanea – ovunque ma specialmente in Italia – servono le figure degli artisti, ma anche le “retrovie” che spingano e lavorino per rendere possibili progetti come quello che i ragazzi stanno portando avanti.

Il progetto “Go to app-Digital Renaissance” è un modo per investire sui giovani e sull’arte contemporanea, ma allo stesso tempo si lega al territorio senese e alle tradizioni più antiche ad esso appartenute intersecandole con la modernità. Vale quindi la pena di partecipare alla conferenza e al prossimo appuntamento con Adriana Amouruso e Claudia Ponzi.

Per info e prenotazioni (gratuite):

  • sienaschooloffice@gmail.com 
  • 349 7268453

Silvia De Martin Pinter & Mattia Barana.

 

 

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