Sguardi intimi sulla lotta contro la violenza di genere – il pensiero di Amelie, Matilde e Marco

ATTENZIONE

I pensieri, le riflessioni e gli estratti riportati di seguito sono frutto del vissuto e delle opinioni personali dei/delle nostrə associatə e, pertanto, si intendono di natura individuale e riflettono esclusivamente il punto di vista dell’associatə in questione. L’associazione declina ogni responsabilità per eventuali incomprensioni derivanti da tali opinioni, che restano di esclusiva pertinenza dell’autore.


C’era una volta… Una donna

C’era una volta Giulia che, come tutte le ragazze di vent’anni, ha una vita di soddisfazioni davanti a sé.
É pronta per discutere la tesi di laurea per cui ha lavorato sodo, ha una famiglia meravigliosa e un ragazzo che farebbe di tutto per lei, anche ucciderla.
Filippo è arrabbiato, lei non doveva lasciarlo per farsi la sua vita perché lei è sua e non avrebbe dovuto laurearsi prima di lui, dovevano farlo INSIEME.

C’era una volta Milena, una bimba bellissima e con tantissimi sogni, il primo è sicuramente innamorarsi di un principe azzurro e cavalcare il cavallo bianco insieme fino al famoso orizzonte che si vede in ogni film Disney che si rispetti.
Il suo papà un giorno le ha detto che non riuscirà mai a incontrare il suo principe azzurro se prima non prova e diventa “brava” con altri uomini e che con il suo papà sarebbe stata più tranquilla.
L’ha rincorsa per tutta la casa con occhi che non erano i suoi, quasi bramosi di averla.
Milena è cresciuta ma quel momento rimarrà per sempre inciso nella memoria di quella piccola bambina innocente che voleva soltanto il suo lieto fine.

C’era una volta Filomena che aveva avuto il coraggio di allontanarsi da una situazione dannosa per la sua vita.
Sua marito l’aveva picchiata per tutta la durata del loro matrimonio; Filomena era stanca e aveva deciso di salvarsi la pelle.
Aveva denunciato, tante volte, moltissime.
Si era rifugiata dalla sua famiglia, aveva limitato la sua vita, aveva cercato solo di sopravvivere all’ira di un uomo che aveva perso la “proprietà” sulla “sua” donna, ma non è bastato.
Ad oggi, Filomena non ha più un volto, perché qualche anno fa colui che si osava definire marito ha deciso di gettarle un tanica d’acido addosso.
Filomena non ha un volto, ma è diventata volto della lotta contro la violenza di genere, della lotta contro la violenza sulle donne.

C’erano una volta Giulia, Milena e Filomena, così come ci sono state tante altre volte, ma stavolta il cattivo della storia non è un mostro, ma è un uomo, un normalissimo figlio della cultura dello stupro in cui il nostro Paese (come anche tutto il resto del mondo) è radicato, dal quale non uscirà mai se non facciamo qualcosa, se non lottiamo tutti insieme perché amore non è Violenza e possesso.
C’erano una volta tante donne che attendevano di vivere felici e contente con il loro lieto fine.

Amelie Tacchinardi


Amore tossico

L’amore tossico non esiste, poiché se si arriva a dare questa definizione,  l’amore non c’è, è già finito da un po’. 

Matilde Carriero


Corrente

Ho avuto paura dei ragazzi per strada.
Diffidavo di ogni uomo incrociassi, anche se scivolava sotto i miei occhi appena per un istante. È stato così i primi giorni dopo Giulia; chiunque può essere un assassino, mi dicevo. Chiunque può diventarlo. Anche persone di cui non sospetteresti mai. Anche tu stesso.

Ho avuto paura che le persone avessero paura di me.
Le vedevo, le ragazze; si spostavano dalla parte opposta della strada. Si facevano serie in viso. Pensavano che sarei potuto essere un assassino.
Tenevo lo sguardo basso, ogni volta. Chiedevo scusa.

Ho avuto paura di mia madre.
Avevo paura che potesse diffidare di me. Dicono sempre quanto tutti fossero dei bravi ragazzi, quanto fosse stato imprevedibile… Perché mia madre dovrebbe fidarsi di me? Vede sempre i loro genitori cadere dalle nubi; perché non sarebbe potuto succedere a lei?
Non sapevo cosa scriverle, temporeggiavo.

Ho avuto paura di me stesso.
Perché è difficile. È difficile nuotare ogni giorno contro una corrente così forte. Sapere che sono nato con dei privilegi che tutte le donne non avranno per ancora molto, troppo, tempo. Sapere di vivere in una società che ti spinge a sfruttare la cosa mi fa paura.
Ho paura di risvegliarmi un giorno qualsiasi, di scoprire di essermi arreso senza rendermene conto, chissà quando, e di essermi lasciato trascinare dalla corrente. Ho paura che certe idee ripugnanti si radicalizzino anche in me, trasformandomi nell’ennesimo marcio meccanismo.

Ho paura per aver usato la forma passata.
Di vedere come siano bastate a stento alcune settimane per smorzare la cosa. Di notare come l’hashtag #GiuliaCecchettin non sia più tutto ‘sto gran trend. È solo morta una ragazza, stava con un matto. Pace.
E continua a non essere l’ultima.
Ho visto cartelloni con tutte, con tutti i loro nomi. Cartelloni aggiornati con una biro dopo appena due giorni. E mentre tutto scende nel dimenticatoio, noi passiamo avanti, usiamo la forma passata.

Ci dimentichiamo di avere paura. Degli altri. Di noi stessi. Della società avvelenata e avvelenante che ci circonda. Della nostra propensione ad accettare tutto.
Ci dimentichiamo di avere paura della corrente.

Marco Sipione

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