Ambrogio Lorenzetti al Santa Maria della Scala: boom di presenze per un museo in evoluzione.


Ambrogio Lorenzetti conquista il Santa Maria della Scala

Prorogata la mostra: il trionfo di un museo che cambia pelle


Intervistato, il direttore Pittèri ci racconta i retroscena


IL MUSEO

La mostra di Ambrogio Lorenzetti ha regalato al pubblico uno sguardo inedito su un’artista celeberrimo (ma poco conosciuto) e su un museo da (ri)scoprire. Negli ultimi anni, infatti, il Santa Maria della Scala ha intrapreso un percorso interessante, che sta certamente dando i suoi frutti.

Il direttore, Daniele Pittèri, ci ha spiegato che «il Santa Maria, storicamente, è un luogo in continua e costante evoluzione. Negli anni è stato capace di rispondere alle esigenze che di volta in volta emergevano e di comprendere e interpretare i mutamenti sociali e culturali. Lo ha fatto nei lunghi secoli in cui è stato Spedale», prosegue Pittèri, «a maggior ragione deve esserlo oggi che è divenuto museo e luogo che deve produrre cultura».

L’occasione di ospitare una mostra così importante è stata subito colta al volo – sempre con uno sguardo al futuro -. Dopotutto, «la trasformazione, il cambiamento, l’innovazione devono essere chiavi attraverso cui il museo si deve far conoscere e apprezzare dal mondo» ha aggiunto Pittèri. La strada imboccata sarà lunga e tortuosa, ma la gestione del museo sta già raccogliendo importanti risultati.

Prospettive di crescita per un’istituzione cittadina senese.


I NUMERI

I dati non mentono: il direttore snocciola orgogliosamente le cifre relative agli ingressi al Santa Maria della Scala, significativamente lievitate. Il trend è infatti in crescita: dai 69.937 visitatori del 2015, si è passati agli 82.355 del 2016 per arrivare ai 131.960 del 2017 – cui vanno sommati circa 10.000 degli eventi estivi fatti in piazza Duomo -. In due anni, dunque, il numero di biglietti staccati è cresciuto quasi del 90%.

L’asticella della qualità si alza e la risposta è incoraggiante: gli introiti sono infatti motivo di soddisfazione per Pittèri. «Gli incassi complessivi relativi al 2017 ammontano a 1.181.266 €, dei quali 586.181€ derivanti dalla sola biglietteria, i restanti 595.085 dai servizi che offriamo (bookshop, caffetteria, ostello, tour operator, guardaroba/prenotazioni)».

Con la cultura si mangia, insomma, e ci mangiano svariate persone: «Oltre al sottoscritto, lavorano qui i 16 membri dello staff del Santa Maria. Aggiungiamo 32 persone afferenti alle imprese che hanno vinto la gara per la gestione dei servizi (reception, shop, biglietteria, caffetteria, didattica, etc.). Abbiamo, infine,  ancora 1 restauratore3 addetti pulizia e il personale delle ditte di manutenzione, mediamente 4 persone al giorno».


UN SUCCESSO INTERNAZIONALE

Su questo background si innesta la mostra di Lorenzetti. Oltre 35 mila le presenze registrate fino ad ora, ma segnali incoraggianti erano già visibili dall’apertura ad ottobre. «L’andamento della mostra è stato molto interessante fin dall’inizio. Anche nel mese di novembre i visitatori sono stati molti e, weekend dopo weekend, in costante crescita, con un picco notevolissimo nel weekend dell’8 dicembre».

Qui è scattata la molla: «Dopo questa data abbiamo quindi inziato a muoverci per richiedere il prolungamento dei prestiti ai musei internazionali e agli altri prestatori, sapendo che ci sarebbe voluto un po’ di tempo per ottenere risposte». Un po’ di tempo in più è stato concesso. Prorogare l’esposizione fino a domenica 8 aprile è quindi un modo per permettere anche ai ritardatari cronici di godere di questa inaspettata bellezza.

Cosa ha funzionato così bene? Punti di forza, secondo Pittèri, sono stati «la programmazione pubblicitaria (tradizionale e on line) e il passaparola fra le persone. Le rilevazioni quotidiane sui visitatori, inoltre, indicano un grandissmo gradimento della mostra. Per le opere, naturalmente, ma anche per l’allestimento, il percorso espositivo, addirittura per le luci!».

La mostra è stata anche inserita tra quelle più interessanti in Europa dello scorso anno. Dopo tre mesi dall’apertura, sottolinea Pittèri, continuano ad uscire recensioni positive: «con frequenza sempre più crescente, da Francia, Germania, Inghilterra e Stati Uniti arrivano commenti positivi ed entusiastici».


AMBROGIO: UNA SCOMMESSA VINTA?

Realizzare una monografia su Ambrogio Lorenzetti,  puntualizza il direttore, significa «fare una riflessione sui grandi artisti del passato, lontana dalla logica delle grandi mostre blockbuster». Questo si sposa bene con la mission del Santa Maria della Scala: «mettere a fuoco l’interesse per progetti culturali, ossia apportare qualcosa di nuovo a ciò che già si conosce. Fare cultura significa questo: determinare un cambiamento, accrescere le conoscenze. La scelta di Ambrogio Lorenzetti è pienamente dentro questa visione».

Ammirando le opere esposte risulta subito chiaro il motivo di tanto successo e perché alcuni appassionati decidano di rivedere il percorso allestito al Santa Maria della Scala. Un pubblico di studiosi e curiosi, ma anche di studenti. Il biglietto a pagamento per tutti non permette di avere un dato preciso ma, rivela Pittèri, «la presenza di  studenti universitari e senesi dovrebbe aggirarsi attorno il 20-25% del totale registrato». La proroga oltre il weekend di Pasqua fa sperare che questa percentuale possa ancora crescere, andando a colpire anche i più scettici nei confronti dell’arte medievale.

Locandina dell’evento
Particolare dell’affresco staccato da S. Francesco (Siena): Professione pubblica di San Ludovico di Tolosa (1334-1340).


IL MAESTRO SENESE OLTRE LA FACCIATA: 130 MILIONI DI ARTE ESPOSTA

Il pittore senese del XIV secolo fu un grande innovatore di linguaggio sia in campo stilistico che iconografico. È una grande occasione per ricostruirne l’attività e dare luce alle opere passate in secondo piano. Nonostante sia conosciuto come uno dei grandi maestro della pittura trecentesca, Ambrogio non godette di grande riconoscimento se non per gli affreschi presenti a Palazzo Pubblico e a poco altro.

Si parla quindi di “secondo piano” solo perché sfuggite agli studi di questi anni, non perché meno importanti. Si osservano così opere come il ciclo di affreschi staccati della cappella di San Galgano a Montesiepi e il polittico della chiesa di San Pietro in Castelvecchio a Siena. Ai visitatori più accorti non sfuggirà il linguaggio colto e raffinato, capace di conciliare caratteristiche della tradizione con dettagli innovativi, figli del suo genio.

Il valore assicurativo delle opere esposte? «Raggiunge i 130 milioni di euro» conferma il direttore del Santa Maria, un numero sicuramente alto dovuto alla qualità in esposizione. Infatti, come è visibile nel catalogo, si nota quanto sia stata importante la collaborazione con musei internazionali e altri prestatori. Musée du LouvreNational Gallery di Londra, Gallerie degli Uffizi, Musei VaticaniStädel Museum di Francoforte e Yale University Art Gallery aiutano a reintegrare la vicenda artistica di Ambrogio Lorenzetti.

Crocifissione, Stadel Museum Francoforte

 


Sottolineiamo quindi l’importanza e l’occasione che ci viene data, segnalando qui gli orari e i giorni di apertura di un evento veramente imperdibile. La strada  – sicuramente rischiosa – che Il Santa Maria ha deciso di intraprendere fa capire come il cambiamento e l’innovazione siano la giusta soluzione per il nostro futuro.

Una trasformazione ragionata e consapevole come chiave per farsi conoscere ed apprezzare dal mondo.


Elisa Carioni & Mattia Barana.

 

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