La Sinfonia n.3 di Brahms: la lotta interiore messa in musica

 


Quattroequaranta riprende le attività con più carica, pronta ad accompagnarvi nel misterioso mondo della musica classica!


Questa domenica scopriremo insieme la Sinfonia n.3 in fa maggiore, op. 90 del compositore e pianista tedesco Johannes Brahms (1833 – 1897), figura appartenente alla corrente romantica. Questa corrente si oppone al classicismo professando una maggiore libertà del musicista e la ricerca di nuove forme compositive non troppo rigide; il fine della musica diventa indagare l’interiorità umana ed esprimere le sue vere emozioni. Ai nostri occhi potrà sembrare una cosa scontata, ma ricordiamoci che nell’epoca del classicismo rappresentare le passioni era considerato immorale.

Una vita solitaria

Johannes Brahms

Brahms fu fin da subito considerato un genio: bambino prodigio, inizia immediatamente ad imporsi come concertista e come compositore, incontrando grandissime personalità come Franz Liszt e Robert Schumann. Ecco, quest’ultimo nome è particolarmente importante, perché c’è una leggenda metropolitana che vuole il nostro piccolo Johannes innamorato perso della giovane moglie di Schumann, Clara Wieck. C’era sì una profondissima amicizia che è durata fino alla fine (Brahms le sopravvisse meno di un anno) ma non si sa nulla di certo. Brahms, per di più, non si è mai sposato; che fosse perché nessuna donna avrebbe potuto essere come Clara? Non lo sapremo mai. E poi si sa, le donne distraggono dal lavoro e rompono le scatole.

Compositore estremamente lento, scrisse la maggior parte delle opere (compresi i suoi capolavori) negli ultimi vent’anni di vita, compresa la Sinfonia n.3. Non starò ad annoiarvi con diecimila dati tecnici sulle composizioni di Brahms, per due motivi: primo, non ho lo spazio, e secondo perché il mio scopo è farvela ascoltare e farvela comprendere, e non ci riuscirei elencando quante variazioni di tonalità ha oppure spiegandovi minutamente cos’è uno Scherzo. Insomma, se cercate aride descrizioni siete venuti nel posto sbagliato, ma potete comunque rimanere.

Il primo movimento

Ascoltiamo la Sinfonia su YouTube o su Spotify. Il primo movimento, Allegro con brio – Un poco sostenuto, si apre evocando un’atmosfera da passeggiata pomeridiana in un bosco (Brahms le adorava). Questo bosco, però, inizia a popolarsi di strane creature, che fanno capolino da dietro le foglie e ridacchiano divertite. Ci guardiamo intorno e la natura ci sembra più bella, più allegra. Una nuvola, ad un certo punto, viene ad oscurare il sole; le ombre si allungano, l’aria si fa più meditabonda. Ci sediamo su una roccia e all’improvviso ci rendiamo conto della potenza della natura. Qualsiasi cosa intorno a noi ha una propria energia, anche noi, e ci sentiamo finalmente parte di qualcosa. Così, la passeggiata riprende e lentamente ci trasformiamo in eroi epici alla ricerca continua di sfide; la più grande è quella tra la razionalità e l’istinto, e la musica sembra delineare perfettamente questo conflitto. Il finale pospone semplicemente il problema.

Il secondo movimento

Il secondo movimento, Andante, cerca di spingerci un passo alla volta verso l’inevitabile riflessione esistenziale su noi stessi; noi cerchiamo di distrarci il più possibile guardando le foglie e gli uccellini che cinguettano, ma sappiamo benissimo che è solo questione di tempo. Durante la passeggiata ci accostiamo ad un burrone che dà sulla vallata. Il paesaggio è meraviglioso: riusciamo a vedere le montagne, lì in fondo, e la sterminata distesa dei boschi e dei campi. Veniamo sopraffatti da un tenero sentimento che non sappiamo ben definire: è la calma prima della tempesta.

Il terzo movimento

Il nostro animo viene improvvisamente sconvolto da una rivelazione: siamo soli. Il terzo movimento, Poco allegretto, ci spalanca la mente e ci costringe a combattere contro noi stessi, contro la nostra razionalità o il nostro cuore. E’ una lotta titanica, che assorbe completamente e lascia senza forze. Cerchiamo di trovare una consolazione, senza riuscirci. Cercare di guarire sembra sempre più complicato, non esiste rifugio, siamo soli davanti ad un mare di nebbia che non possiamo attraversare. Una vera e propria rappresentazione musicale della Sehnsucht, dello struggimento.

Il quarto movimento

Qualcosa sembra cambiare con il quarto movimento, Allegro, un poco sostenuto. Forse il nostro destino non è segnato, forse possiamo ancora cambiare qualcosa. Sarà estremamente complicato, certo, ma abbiamo altra scelta? Forse possiamo attraversarlo, quel mare, forse possiamo arrivare alla fine. Il tema ci trascina in un’atmosfera onirica, ci dona forza, ci spinge in avanti; bisogna andare fino in fondo. La strada è ricca di pericoli, continuiamo ad inciampare; però in fondo c’è qualcosa… Sì, è come se ci fosse una specie di luce… L’animo umano si spalanca ad accogliere la bellezza del mondo: ci rendiamo conto che anche noi facciamo parte di questo tutto e che siamo in perfetta armonia con il cosmo. Basta semplicemente saper guardare e ascoltare.

Classico e moderno

Qualche piccola curiosità per concludere: il tema del terzo movimento è stato utilizzato in tantissime colonne sonore. Giusto per fare qualche esempio: in Le piace Brahms? (titolo originale Goodbye Again), pellicola con protagonista Ingrid Bergman, Diahann Carrol canta una canzone, Say No More, It’s Goodbye, basata su questo tema; Baby Alone in Babylone scritta da Serge Gainsbourg per Jane Birkin si basa completamente su questo tema; infine, per citare qualcosa di più moderno, è stato utilizzato nei momenti più importanti del film Kill Your Darlings.

Non disperdetevi troppo nei vostri pensieri, altrimenti vi perdete l’appuntamento della prossima settimana!

Federica Pisacane.

    2 thoughts on “La Sinfonia n.3 di Brahms: la lotta interiore messa in musica

    • “Le donne rompono le scatole e distraggono dal lavoro”.
      ma sei scema? Nel 2018 dobbiamo leggere questa totale idiozia? A proposito di Clara Wieck poi?
      E sei pure una donna.

      • Ciao! Leggendo tutti gli articoli della rubrica potrai notare come preferisca usare un linguaggio dissacrante e ironico per desacralizzare la musica classica, rendendola meno da vecchi. In questo caso me la sono presa col luogo comune che vede le donne soltanto un inutile peso. Se vuoi sapere come la penso sulla questione femminile ci sono due articoli sempre di Quattroequaranta: il primo dedicato alle donne nella musica classica, il secondo dedicato alla Kapralova. Leggendo quegli articoli puoi farti un’idea migliore.
        Grazie per il feedback, spero tu continui a leggermi nonostante questo malinteso!

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