Intervista al Rettore: ecco cosa succederà all’Università di Siena

La nostra vita è stata profondamente mutata dal Coronavirus. Università chiusa, studenti a casa, lezioni in teledidattica. E fanno capolino mille dubbi: come studierò con la biblioteca chiusa? Come sosterrò i miei esami? Quando finirà tutto questo?

Abbiamo chiesto notizie all’unico che potrà darci risposte sicure: il Magnifico Rettore Francesco Frati.


Sembra a tutti chiaro che la sospensione della attività didattiche continuerà oltre il 3 aprile: ha altre notizie in merito?

Condivido il sentore generale: non ci sono notizie ufficiali ma certamente andremo oltre questa data. Quantomeno – ma questa è una mia previsione – almeno dopo le vacanze di Pasqua: sarei veramente contento se si potesse riprendere l’attività regolare intorno al 15 aprile, ma non sono fiducioso.



Basteranno effettivamente pochi giorni in più?

Penso di no. Le misure daranno i loro frutti: devono però essere messe in atto per un tempo lungo. Temo l’effetto del ‘pareggiamento’ su scala nazionale: come l’inizio della diffusione è stato scaglionato, così potrebbe essere la fine del contagio.  

Quindi, mentre i casi diminuiranno al nord, si potrebbe arrivare al picco al sud: il paese non può permettersi di ricominciare le attività come nulla fosse. 


Come si è evoluta la situazione dal 21 febbraio?

Per circa una settimana siamo stati il primo baluardo a sud: i più vicini alla zona rossa ma senza i provvedimenti della zona rossa. 

Poi ci sono stati suggerimenti di didattica digitale, il richiamo a non uscire di casa, in una serie di eventi poco chiara. Questo mette chi è nella mia posizione nella possibilità di non essere capito: invece, tutta la comunità universitaria ha compreso a fondo l’emergenza, vivendola su un piano molto personale. Di questo sono grato a tutti: anche quando un provvedimento veniva ulteriormente inasprito a poche ore dall’emanazione, ciascuno ha fatto la propria parte. 


Dal 5 marzo in poi, come ha reagito la nostra università?

Sono soddisfatto. Certo, la situazione è complessa e l’università come concepita nel nostro Ateneo prevede la presenza fisica degli studenti insieme ai professori: il valore è proprio il dialogo quotidiano e il contatto umano. Altrimenti gli studenti avrebbero scelto un’università telematica, no? 

Al netto di questo, mi pare che la reazione sia buona dai dirigenti fino agli studenti. Tutti si sono adeguati alle misure messe in campo: mi aspettavo molte più resistenze e problemi nel far funzionare la didattica online ma ricevo, invece, segnali opposti.

La piattaforma è infatti rallentata per la continua diffusione di materiali: è un problema sul quale lavoriamo ma che è conseguenza della buona reazione di studenti e docenti.  


Come ci si muove (e ci si muoverà) per organizzare la didattica?

Ci stiamo adoperando affinché ogni forma di didattica possa essere svolta in modalità digitale e telematica. Chiaramente ci sono delle difficoltà: una lezione ex cathedra non è così difficile da replicare online, mentre montare un vetrino o costruire un circuito elettrico a lezione è quasi impossibile.


Dunque, un impoverimento didattico in alcuni casi è previsto?

Per certi versi sì. Confido però nelle soluzioni e nella fantasia dei nostri docenti: troveranno mezzi, seppur non ottimali, per usare quel tempo e insegnare qualcosa agli studenti.

Eventualmente, esercitazioni pratiche potranno essere posticipate. Insomma: se a maggio e giugno dovessimo tornare alla normalità, magari concentriamo lì quelle attività. Per il momento siamo soddisfatti di non perdere ore di lezione ‘frontale’.


E i tirocini obbligatori?

Sono un grande cruccio e rappresentano un problema dal punto di vista organizzativo. In qualche caso è possibile trasformali in attività assimilabili allo smart working, però non sempre è fattibile.

Stiamo studiando un provvedimento condiviso con gli altri atenei che, soprattutto per chi è alla fine e sta facendo tirocini nell’ultimo anno, possa aver riconosciuto il periodo anche se ne ha svolto solo una percentuale (che andremo a definire). 



Per quanto riguarda gli esami di profitto?

Le criticità sono varie: l’esame canonico orale può funzionare, appellandosi al senso di responsabilità degli studenti: senza il suggeritore davanti allo schermo, insomma. 

Il discorso è più complesso negli esami scritti ma ci sono software in grado di risolvere il problema: un collega del dipartimento di biotecnologie ha svolto da poco un appello scritto online con studenti a distanza.


E gli esami di laurea?

Nei giorni scorsi abbiamo registrato un’ottima riuscita delle sessioni di laurea online, in almeno due dipartimenti per un totale di oltre 100 studenti.

In questo senso, ho feedback esclusivamente positivi: abbiamo anche fatto partecipare parenti e amici da casa!


Come gestirete le tempistiche per le prossime sessioni di laurea? La chiusura delle biblioteche ha rallentato di molto i lavori di ricerca. 

È stata prevista dal ministero la possibilità di prorogare la sessione di laura di aprile fino a giugno, permettendo a tutti coloro che avevano previsto un ultimo mese di ‘rush finale’ in biblioteca di avere il tempo sufficiente.

Per la sessione di luglio, è invece difficile fare previsioni: ci risentiamo a metà maggio.

Ad ora, però, nessuno fa previsioni così catastrofiche: è anche vero che gli scenari sono cambiati così tante volte che, se ripenso a notizie di qualche settimana fa, sembra sia passato un decennio.


Impedire l’accesso alle biblioteche però minaccia anche lo studio per i regolari esami: come reperire i libri?

Frequentare le biblioteche è uno degli aspetti belli dell’università: tante cose belle, però, sono vietate e per noi è una sconfitta, una cosa che ci fa stare male. La risposta è: stiamo a casa a studiare.

Se il periodo si protrae, valutiamo forme digitali di prenotazione di libri in prestito e una modalità di ritiro che limiti il contatto interpersonale, senza code.


A fronte di questi problemi, ci sarà una diminuzione delle tasse universitarie?

In questo momento, non mi sembra un provvedimento giustificato. Tempo fa avevamo avviato una revisione del regolamento delle tasse che era nel programma di tre anni fa, quando abbiamo approvato l’ultimo. Non lo porteremo però nemmeno in senato: è tutto rimandato. 

Sto però per firmare un decreto di slittamento della IV rata: la scadenza sarà posticipata al 30 maggio, per venire incontro alle difficoltà sofferte.



Da una situazione del genere possiamo iniziare a concepire diversamente la didattica?

Sì, senza dubbio questo periodo ci insegnerà qualcosa. Il modello ‘umano’ d’università cui siamo affezionati va secondo me difeso: questa però è un’opportunità per attrezzare qualche altra forma di somministrazione della conoscenza.

Questi strumenti potranno diventare un bagaglio, conquistato con gli sforzi di questi mesi, utile in futuro. 


Ridurremo il gap rispetto ad altri Atenei in fatto di didattica online?

Bisogna vedere cosa intendiamo per didattica online. Se con essa vogliamo cancellare il rapporto fisico e umano tra studenti e docenti, no: non è il nostro modello, né il modello scelto da chi si è iscritto a questa università: non siamo PEGASO.

Altra cosa, invece, è avere anche questo strumento come compendio, con formule che possano anche far uso della tecnologia, anche per la somministrazione di alcune lezioni. Penso, per esempio, a forme di aiuto per studenti in situazioni di difficoltà e disabilità. 

Stiamo imparando che questo strumento, che forse in molti non avrebbero mai voluto usare, può rappresentare un arricchimento della nostra didattica. 


E l’organizzazione del personale amministrativo? Com’è cambiata?

Con l’applicazione forzata del lavoro agile, la nostra università ha quasi raggiunto il 100% di situazioni di telelavoro.  

Ad oggi, meno del 25% del personale è in servizio. Abbiamo risposto ai decreti ministeriali, eppure questo ci insegna che il ricorso al lavoro agile può essere esteso e ripensato!

Ci tengo a precisare che il nostro Ateneo era già virtuoso in questo senso: dalla fine dello scorso anno, il lavoro a distanza era già stato esteso a un numero cospicuo di persone. 

L’adattamento forzato ci farà riprogrammare le attività in futuro, senza nuocere alla qualità dell’offerta.


Parliamo invece degli studenti: anche da Siena c’è stato un esodo verso la città d’origine?

Non ho la sensazione di esodi particolari, però non è semplice fare questo calcolo. Potrebbe avere una percezione migliore, anche se condizionata, il DSU: sia per quanto riguarda gli alloggi, sia le mense.


Mentre gli studenti Erasmus? 

La categoria degli studenti in mobilità internazionale vive le difficoltà della situazione del Coronavirus e, insieme, il senso di lontananza da casa. Che è un’occasione bella in condizioni normali ma in momenti d’emergenza saremmo portati a restare vicini ai nostri affetti. 

Sosteniamo questi ragazzi, cercando di dare tutte le informazioni per consentire a chi vuole rientrare di farlo: purtroppo, organizzare voli charter o pullman non è nella nostra facoltà. Serve l’intervento del Ministero degli esteri, con cui siamo in contatto costante.


Si diceva delle biblioteche chiuse: sono bandite tutte le forme di socializzazione studentesca. Cosa facciamo?

Tutti noi non vediamo l’ora di tornare alla situazione di prima!

La sola cosa che possiamo fare per esercitare una forma di socialità coerente le misure vede in prima linea i social. Ed è un paradosso: prima li usavamo per diletto, ora perché siamo costretti.

Un mese fa ci si trovava per una birra, oggi se vogliamo alziamo i calici su Skype, ciascuno a casa propria. È un virus paradossale: ci costringe a ridurre le attività all’aperto, a rinunciare al rapporto umano con i nostri affetti.

Coraggio: ne usciremo a testa alta!


Mattia Barana

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