Aspettando Bright: Robotica indossabile?

In occasione di Bright 2015 del prossimo 25 settembre, uRadio propone di raccontare l’evento attraverso la voce diretta dei ricercatori che saranno membri attivi della manifestazione.

Abbiamo intervistato Marco Aggravi, dottorando presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione e scienze matematiche, il quale si farà portavoce del progetto europeo WEARHAP (WEARable HAPtics for Humans and Robots) a proposito di robotica indossabile.

Abbiamo cercato, insieme a lui, di capire meglio di cosa si tratta e se Andrew, protagonista de “L’uomo bicentenario” interpretato da Robin Williams nel film del 1999, resterà solo un personaggio di fantascienza oppure se è una realtà di là da venire.

Questo, come molti altri capolavori, sono le nostre fonti di ispirazione maggiori. L’interazione uomo-robot è già una realtà: basti pensare ai più conosciuti Siri di Apple e Cortana di Windows, o anche Google Now su Android” racconta Marco. “Certo, non siamo ancora ai livelli di umanoidi che vivono e trascorrono gli anni accanto a noi, ma alla fin fine per chi è abituato ad usare la tecnologia un po’ all’estremo, si è accorto di come tali apparecchi siano ad un livello di interazione difficilmente concepibile solo una quindicina di anni fa. Quello che ancora manca è la forma, cioé una rappresentazione fisica di queste macchine, e un pizzico di umanità, cosa che rende speciale Andrew del film che hai citato tu”.

Scherzi a parte, Marco ci spiega che “WEARHAP è basato sullo sviluppo e l’utilizzo di robotica indossabile, cioé una tecnologia che permetta nuove interazioni tra uomo e macchina e tra uomo e uomo. Con il termine robotica indossabile intendiamo apparecchi di dimensioni molto ridotte, come mini-piattaforme per il polpastrello o arti aggiuntivi. Immaginate di poter registrare interazioni tattili così come si possono registrare suono e video, e di poter replicare quelle interazioni attraverso particolari dispositivi, rivivendo quei momenti come se fossero reali. Oppure di poter aumentare o recuperare funzionalità della mano grazie ad un mini arto che funziona come un pollice aggiuntivo”.

Durante il suo intervento che, ricordiamo, avrà luogo in Piazza Indipendenza, presenterà tre demo interattive e per i partecipanti ci sarà la possibilità di addentrarsi concretamente in questo affascinante mondo. “Bisogna ammettere che al momento c’è un gap tra quello che la gente pensa della ricerca e quello che effettivamente facciamo” dice, “per questo abbiamo pensato di mostrare fisicamente le nostre attività, con tre -o forse quattro- demo live, fruibili durante tutta la giornata. Uno dei nostri punti di forza come laboratorio, e anche forte ispirazione di WEARHAP, è la cosiddetta tecnologia aptica, cioè il replicare il senso del tatto nelle sue molteplici forme. L’obiettivo è di portare a Bright le nostre interfacce aptiche, sia commerciali che sviluppate da noi, in modo che la gente possa toccare con mano l’attrezzatura che utilizziamo. In più, presenteremo la versione migliorata della nostra guida aptica remota per non vedenti”.

Bright 2

Insomma, siamo di fronte a una nuova frontiera per il trattamento di alcune disabilità e non solo: “la robotica indossabile ha molteplici utilizzi; molto importante è il trattamento delle disabilità, ma non si può tralasciare l’aumento delle possibilità della persona e il miglioramento dell’interazione con la macchina (robot) o con altre persone. Sia la nostra guida aptica remota per non vedenti che il nostro “wearable extra limb” (in italiano “arto aggiuntivo indossabile”) sono nati e sono stati portati avanti come soluzioni per disabilità visive (il primo) e motorie (il secondo). Altri ambiti di applicazione sono quelli di comunicazione (accennavo prima alla possibilita’ di registrare e poi ritrasmettere il tatto) o anche a quello che viene definito “serious gaming“, cioe’ una gamma di videogiochi per adulti, che (diciamocelo) sono una fetta di mercato dell’industria elettronica molto rilevante. La possibilita’ di aggiungere, in un gioco di realta’ virtuale, le sensazioni tattili dell’interazione con l’ambiente apre a prospettive a dir poco futuristiche”.

Si percepisce come WEARHAP racchiuda in sé passione e ambizione da parte del suo gruppo di lavoro meritando sicuramente la dimensione europea raggiunta. Abbiamo chiesto a Marco di concludere l’intervista illustrandoci quali sono i suoi progetti per il futuro e di dare un consiglio agli studenti intenzionati a cimentarsi con il mondo della ricerca scientifica.

Personalmente, il mio dottorato è iniziato al di fuori di WEARHAP ed è entrato nel suo vivo con l’arrivo di questo progetto. La strada della ricerca, soprattutto quando si mischia allo sviluppo di tecnologie assistive, dà sempre soddisfazioni se non prettamente economiche, decisamente umane (se mi passi il termine). Continuare la ricerca è una prospettiva allettante: fino a poco tempo fa questo non era possibile né a Siena né in molte altri parti d’Italia, però le cose stanno lentamente cambiando” dice. “Le soddisfazioni, come un po’ in tutte le cose che valgono la pena, non arrivano subito e non nelle forme che uno spera. La ricerca è un mondo affascinante, ti permette di conoscere tanta gente, viaggiare molto e vedere all’opera tante nuove idee. Tuttavia, è necessario molto impegno (e studio) e soprattutto tanta pazienza. Si tratta di un ambiente purtroppo (o per fortuna) molto lento e non sempre le idee, anche le migliori, sono accettate subito e glorificate”.

Ringraziamo Marco Aggravi per la disponibilità e gli facciamo un grande in bocca al lupo per il futuro!

Maddalena Sofia

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