Arte e cucina: quando l’appetito vien imparando


Nozioni d’arte e quattro salti in padella

La più classica delle ricette per lo studente fuorisede… La parmigiana!


De Pisis, Natura morta in interno con melanzane e cipolle, (1941-43); olio su cartone, m 52×72. Gruppo Banco BPM – Collezione Banca Popolare di Milano.

Le feste son finite e tra i propositi più comuni per l’anno nuovo c’è sicuramente quello di perdere quei due, tre, o forse quattro chiletti messi su nell’ultimo mese. La mia rubrica non vi assicura la riuscita, ma per oggi si impegnerà a proporvi un piatto “sano”. Perlomeno prevede della verdura.


L’autore

Per presentarvelo iniziamo come sempre con un’opera. Abbiamo in questione “Natura morta in interno con melanzane e cipolle” di Filippo Tibertelli, in arte noto come De Pisis.
Il pittore ferrarese, nato nel 1896, ha una formazione disparata: dall’Impressionismo al Simbolismo, fino al Futurismo. Ma la sua vocazione prende strada quando, fatta conoscenza di De Chirico, Savinio e Carrà, abbraccia la Metafisica. Con una differenza: la sua arte non è volta a staccarsi dalla realtà, bensì a comprendere la malinconia della sua vita e l’inevitabile morte prematura.


L’opera

Quest’esistenza turbolenta la vediamo riflessa anche nel dipinto in questione.
Viene creato tra il 1941 e il 1943 quando il pittore ritorna a Milano dopo quindici anni a Parigi. Precisamente in Via Rugabella come viene confermato dalle iniziali poste in alto a sinistra nel quadro. La sua incertezza nei confronti della vita è identificata dall’uso costante di linee oblique e pendenti, come il piano della nostra immagine. È un dettame stilistico che gli perviene da Cezanne e che trasmette la sua costante angoscia esistenziale.

Sopra al piano ci appoggia due melanzane e tre cipolle. O meglio, ci abbandona. Sembrano essere state messe lì per caso, non avere esattamente un senso. Ma invece sono un tutt’uno con l’opera. Il violaceo delle melanzane porta De Pisis ad utilizzare delle tonalità più calde in altri punti dell’opera. E questo va a creare una circolarità che dà un senso di calma e serenità. Dà un senso di quotidianità.
Ma questo clima familiare dura poco, perché di nuovo incontriamo il freddo delle tonalità grigie. Tonalità che ci riportano a questo senso di abbandono.
De Pisis è al corrente che il dramma dell’uomo si svolge nella quotidianità. È nelle piccole cose di ogni giorno che egli indirizza la sua attenzione. Le cose della quotidianità che sono destinate a morire e che rievocano il lui il costante sentimento di morte.

Possiamo dire, dunque, che la sua natura morta, poggiante su un piano traballante, non è altro che la ricerca di una dimensione cosmica attraverso il colloquio con gli oggetti della sua quotidianità.
Quello di De Pisis non è un naturalismo materiale, bensì è già arte concettuale. Dietro a una natura morta troviamo l’espressione più pura dello stato interiore del pittore.
Non è, allora, un esercizio pittorico, è piuttosto un’opera a trecentosessanta gradi.

Tirandoci un po’ su il morale, passiamo a mettere in forno le melanzane di De Pisis. Le utilizziamo nella loro ricetta più gustosa: la parmigiana!


Le origini

La melanzana arriva in Italia nel XV sec, grazie agli Arabi che la portarono dall’India.
Il nome deriva da “mela insana” poiché si credeva che l’ortaggio fosse portatore delle peggiori malattie. Certamente per il colore insolito della buccia, che racchiude una polpa bianca che diventa immediatamente scura dopo averla tagliata.


La ricetta

Superata tale credenza, è stata impiegata per la creazione di più piatti. Tra cui la parmigiana, le cui origini sono molto discusse. Potrebbe essere vista come una modifica della moussaka turca e questo si spiegherebbe per via delle origini della melanzana. Sappiamo che la ricetta è stata resa ufficiale a Napoli, anche se non sembra essere la città natale della parmigiana. Infine, c’è chi sostiene che parmigiana derivi da Parma e che il piatto sia dunque emiliano.

Tirando le somme, otteniamo un risultato inaspettato. La parmigiana è siciliana!
Nasce in Sicilia proprio dove gli Arabi ci hanno fatto dono della melanzana. Prende il nome da “parmiciana”, ovvero l’insieme di listelli di legno che compongono le persiane e che ricordano la composizione delle melanzane nella ricetta.
Poi però la ricetta è passata a Napoli dove è stato aggiunto il parmigiano e la mozzarella.
Dell’Emilia invece non ha nulla. La sua errata attribuzione gli deriva dal modo di dire “cucinare alla maniera dei Parmigiani”, ovvero cucinare vegetali a strati. Proprio come nella parmigiana.

Svelato l’arcano, passiamo alla realizzazione!


Parmigiana

Ingredienti per 4 persone

  • – 2 melanzane fresche o 450 g di melanzane surgelate;
    200 g di passata di pomodoro (per renderla più gustosa cucinatela prima con un po’ di soffritto e spezie);
    50 g di grana grattugiato;
    2 mozzarelle o 150 g di mozzarella “a filini”;
    origano.

La realizzazione

Iniziamo prendendo una teglia da forno di medie dimensioni e “sporchiamola” con un po’ di passata di pomodoro in questo modo.


 

Inseriamo il primo strato di melanzane. Cerchiamo di incastrarle bene tra di loro senza lasciare spazi.


Aggiungiamo grana, mozzarella e origano.
Realizziamo un secondo strato identico. Infine inforniamo il tutto a 180 gradi, per un quarto d’ora circa, finché il formaggio non è ben fuso.


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Serviamola calda e… Buon appetito!


Chiara Bellemo.

 

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