Welfare prima del welfare: tra il Medioevo e il presente

Perché parlare di welfare in relazione al Medioevo? Come può una parola protagonista quotidiana dei dibattiti contemporanei essere riferita ad un periodo tanto buio?

Il 14 dicembre al Santa Maria della Scala la professoressa Gabriella Piccinni ce lo ha illustrato. In collaborazione con il museo e con Europe Direct, la giornata è cominciata alle 10 circa con una lezione, ed è proseguita con una visita al museo. 

Il Pellegrinaio del Santa Maria della Scala

La professoressa Piccinni illustra la funzione degli ospedali nella società medievale

Durante un momento di crisi culturale o finanziaria la storia ha sempre cercato di rispondere studiando i momenti difficili del passato. In questo momento di scontro e di cambiamento le cose non sono poi cambiate così tanto. Negli ultimi anni è fiorito un interesse per la ricerca degli ospedali medievali e del loro rapporto con le città che li hanno voluti e con la società di cui erano parte integrante. La tesi iniziale della professoressa è semplice: per superare i momenti di crisi è necessario creare meccanismi di aiuto sociale

Nonostante la credenza comune e le numerose piaghe che afflissero il Medioevo, questo è un periodo di scoperte e di grande civiltà. Un esempio è appunto la nascita di strutture ospedaliere. Con la crescita quasi esponenziale della popolazione cittadina a Siena si rese necessaria la costituzione di una struttura pubblica impegnata ad assistere la comunità.

Un affresco di Domenico di Bartolo che illustra la vita quotidiana all’interno del Santa Maria della Scala

Il Santa Maria della Scala ha, come altri ospedali nel mondo medievale, una funzione anticiclica (contro la crisi) e quindi comparabile in un qualche modo al nostro welfare, il sistema per garantire un’esistenza dignitosa alla popolazione. È il pubblico che sostiene l’individuo.

I concetti di caritas pauperes (traducibili con “carità” e “poveri”) non sono esattamente riconducibili ai nostri. La caritas era un concetto più ampio: si pensi che gli ospedali del tempo erano vere e proprie imprese sociali, luoghi che sostenevano la comunità ma che erano anche centrali nella vita economica. Gli stessi pauperes non sono semplicemente i poveri, ma le parti più deboli della società, indipendentemente dalla loro posizione economica. L’ospedale è infatti anche ospizio, ricovero, orfanotrofio, ridistributore della ricchezza, impresa generatrice di lavoro e tanto altro.

Le testimonianze della vita al Santa Maria della Scala

Spostandosi dalla sala conferenze al Pellegrinaio non sono più le carte a parlare, ma l’arte. Nelle campate dell’ingresso originale all’ospedale,  sopravvissuto nella sua funzione fino alle porte del nuovo millennio, sono dipinte scene evocative della vita dell’epoca.

Un momento della visita al Pellegrinaio

Dal maritare le fanciulle allevate all’interno della struttura alla celebrazione della concezione dell’esenzione all’ospedale, e quindi della sua liberazione da poteri esterni, i dipinti raccontano le scene più disparate. Tutte però ci regalano uno scorcio sull’andamento della quotidianità: la cura dei malati, il ruolo del Rettore, il momento importantissimo del pasto, il passaggio di personaggi illustri. 

Cercando la storia dell’edificio ci si è imbattuti nella storia della città. A differenza degli ospedali moderni costruiti ex novo, gli ospedali medievali si sviluppano con e attraverso il tessuto urbano, inglobandolo e inserendosi in spazi già precedentemente costruiti.

La strada interna è quindi una copertura di una vera e propria via tra le abitazioni. Nei livelli più bassi, invece, resti di insediamenti etruschi e terme romane sono le fondazioni della struttura e lo scheletro per ambienti di diversa destinazione d’uso. Alcuni luoghi sono stati riadattati talmente tante volte da non essere più databili e riconducibili ad una funzione primaria.

E quindi?

Questo articolo non ha la pretesa di essere scientifico o completamente esplicativo, ma vuole far riflettere. I medievali avevano dato vita ad un sistema innovativo e comparabile all’odierno welfare inserendo meccanismi di aiuto ai più deboli. L’ascolto dei pazienti, la divisione della medicina in due categorie distinte a seconda della natura della malattia, la scolarizzazione degli orfani, l’immissione di “partite” di grano a prezzi più bassi per livellare il mercato dei beni primari… queste erano alcune delle pratiche degli ospedali per il sostentamento dei pauperes.

Inoltre le conoscenze erano condivise. Nel XIII e nel XIV secolo il modello italiano, considerato evoluto dai contemporanei, veniva esportato. Non serviva inventarsi soluzioni impossibili quando quelle semplici erano sotto gli occhi di tutti. Ognuno adattava i modelli ritenuti migliori alle diverse condizioni dei luoghi importatori.

Nel mondo di oggi, dove un’aria apocalittica sembra sempre aleggiare sopra  le nostre teste, è importante guardare al passato e imparare da quello che ci è rimasto. Ovviamente non è possibile né produttivo applicare le idee medievali alla contemporaneità, ma rielaborare soluzioni antiche nell’ottica odierna è una via rodata e auspicabile. Lo studio degli ospedali può essere un mezzo per porsi domande e pensare fuori dagli schemi. Le iniziative come questa servono ad aprirci gli occhi e a cambiare il modo di vedere presente, passato e futuro.

Per seguire altri eventi di Europe Direct controlla la tua mail unisi o clicca qui


Silvia De Martin Pinter.

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *