Plastik – Ultrabellezza (programma televisivo)

plàstica s. f. [uso sostantivato dell’agg. plastico1 nel sign. 1; cfr. il lat. plastĭca, gr. πλαστική(τέχνη) «(arte) che riguarda il modellare»]. –

A

(art) Per plastica s’intende l’arte e la tecnica di plasmare, cioè lavorare e manipolare una sostanza plastica (creta, argilla, cera…) allo scopo di darle una determinata forma, sia come attività artistica sia come tecnica preparatoria alla scultura.  In medicina, invece, si intende la ricostruzione, mediante un’operazione di chirurgia plastica (v. plastico1, n. 1 c), di una parte dei tegumenti e delle strutture immediatamente sottostanti, per motivi terapeutici o estetici. In poche parole, da tecnica o arte medica che fosse, quest’ultima nata per lo più per dare sostegno a persone sfigurate dopo un grave incidente (morso di cane, scontro automobilistico…), adesso è diventato un piccolo crogiuolo di trash. E in sole sette puntate (vd. EVVIVA!).

B

(tele) Da ora in avanti il termine “plastica” verrà intesto per Plastik (con sottotitolo Ultrabellezza), ovvero un programma Mediaset trasmesso da Italia 1 dal 19 aprile al 6 giugno 2011, della durata di sette puntate. Condotto da Elena Santarelli (vd. Kalisperà), il programma è incentrato sullo sviluppo e sui cambiamenti riguardanti la chirurgia estetica, nonché sulle vite di quelli che ne hanno fatto (o ne faranno uso) nel corso delle puntate. Con un nutrito seguito composto da quattro chiurghi estetici, il programma Plastik raggiunse una media del 10% di share, dopo una partenza molto bassa (più del 7 %) e una pletora di critiche (vd. SPETTACOLARIZZAZIONE).

B1

(tele) Con una scenografia stile Barbie Casa dell’Amore (vd. PORNAZZO), in Plastik la conduttrice si presenta vestita di tutto punto (vd. BAMBOLA) e mette in scena nel corso delle puntate una serie di casi con la supervisione e la consulenza dei quattro chirurghi, i quali, trattenendo il disagio, cercano di mantenere il tono serioso mentre la conduttrice cerca di recitare (vd. CA**A MALEDETTA). Altro aspetto interessante di Plastik è l’alternarsi dei pazienti per gravità e serietà del caso, quasi secondo una serie combinatoria: si passa da una ragazza ucraina sottoposta a una mastoplastica additiva post-gravidanza a una rinoplastica maschile, fino ad arrivare ad una signora, ex-obesa, abbandonata dalla famiglia dopo un lifting totale (vd. ISTERIA). Fino ad arrivare alla ciliegina sulla torta, ovvero un caso internazionale: un uomo affetto da neurofibromatosi di tipo 1, o malattia di Von Recklinghausen (vd. FRAU BLUNKER), capace di “sciogliere” i tessuti del viso (vd. SPLATTER).

B2

(tele) “[…] Plastik, ovvero come fare casini ingenuamente. Programma figlio di Bisturi – forse capostipite del genere beauty-addiction show, dove viene presentata un’umanità ossessionata dalla bellezza estetica tanto da diventare bambola di se stessoPlastik ha tentato di migliorare la propria dimensione di infotainment unendo sia una scenografia da Casa di bambole costruita da ex pazienti del S.E.R.T., sia chiedendo a buona parte dell’Ordine nazionale di partecipare al programma. In entrambi i casi ci si è ritrovati, da una parte, con una Bambolina figlia di Barbarella, e dall’altra quattro chirurghi, a loro volta sconsigliati da chi aveva precedentemente rifiutato. O da chi aveva solamente visto il video sulla bambina nata con otto gambe, il cui racconto era stato presentato con toni gioiosi. Diciamo che dall’infotainment s’era passati tranquillamente all’infognamento, infatti durò solo sette puntate senza mai andare oltre al 10 % di share.” (cit. Babb & Mink, 2014)

C

(amb.) Con l’introduzione delle materie plastiche, in particolare dopo l’invenzione del Moplen (Ziegler-Natta, 1963), il mondo ha cominciato a sfruttare talmente tanto il potenziale di questi polimeri da diventarne totalmente dipendente, a tal punto da far ipotizzare la nascita di un eventuale ramo evolutivo composto da donne o uomini aventi una percentuale sempre più maggioritaria di polimeri nell’apparato tegumentario (vd. BARBIE & KEN).


Niccolò Mencucci.

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