Lavorare in biblioteca: un’opportunità per tutti gli studenti

Ma io ti conosco, ti vedo spesso in biblioteca.

Questa la frase che mi sono sentita dire più spesso negli ultimi tre mesi la sera alle Logge. Questo è quello che succede quando vinci il bando dell’università per le 150 ore di lavoro part time e vieni spedito a Fieravecchia. Ma proseguiamo con ordine.

BANDI E OPPORTUNITÀ DI LAVORO IN UNIVERSITÀ

L’anno scorso, più o meno a marzo, uscì un bando interno alla nostra università che avrebbe selezionato, dopo previa candidatura, un numero chiuso di studenti per un lavoro part time in vari luoghi di servizio. Attratta dalla possibilità di una discreta ricompensa – che si spera venga versata prima o poi sul mio c/c- e dall’inaspettato avvicinarsi di una pseudo indipendenza, mi iscrissi con la classica filosofia: alla peggio non vengo selezionata. La scelta sarebbe stata fatta in base alla media e al numero di crediti conseguiti al momento della candidatura. Erano disponibili più poli universitari e spazi di lavoro: biblioteche, Santa Chiara, uffici delle nostre facoltà e del Rettorato. Il numero di ore poteva variare dalle 150 alle 200, in base al luogo di candidatura. Con solo due mesi di ritardo mi informarono che ero entrata nella fantastica top five della biblioteca umanistica e da lì a breve sarebbe iniziata la mia avventura.

Il lungo itinere che prevedeva turni da quattro ore per un totale di 38 giorni lavorativi si spalmò COMODAMENTE su tre mesi, tra turni e incastri vari. Ma questo mi permise di conoscere il più alto numero di persone possibile. Nonostante in certi momenti sia stato un lavoro terribilmente noioso, ero felice di girovagare per le stanzette di Fieravecchia e farmi un cesto di fatti miei, amante del silenzio quale sono diventata. Ricollocare i libri al loro posto, notare come un semplice ordine numerico crescente potesse mandare in confusione le persone, è stata una mansione che mi ha richiesto pazienza estrema. Stare a contatto con il pubblico richiede buonumore costante e cortesia. Non sempre però è scontato riuscirci e dopo essere stata da questa parte, capisco perché a volte mi siano state date certe risposte acidine.

BIBLIOTECA: LUOGO DI STUDIO E SMARRIMENTO

Da un giorno all’altro sono passata quindi da semplice studentessa a perfetta conoscitrice di sezioni e manuali. Per due anni ero riuscita a convincere le persone a salire sulle scale traballanti al posto mio, ma ormai la situazione si è invertita. Mettere un piede sull’appoggio sbagliato e cadere davanti a tutti è stato quello che mi ha tormentato più spesso.

Comunque ammetto che se non ci fosse stata una buona fetta di studenti disagiati, non mi sarei potuta divertire e mettere a sorridere pensando al mio pomeriggio insolito. Lasciatemi quindi il piacere di svelare qualche aneddoto. Nel caso in cui qualcuno di voi si riconoscesse, non so neanche come vi chiamiate. Il vostro disagio è al sicuro con me.

Ricordo benissimo la matricola di lettere classiche che ormai mi saluta per strada, tante sono le volte che mi ha fermato nei corridoi per aiutarlo a cercare frammenti sparsi di Omero nella sezione 81T. Sei la dimostrazione del detto l’abito non fa il monaco.  Avrei amorevolmente insultato (non indicherò volutamente il sesso) la persona che, nonostante stesse conseguendo un dottorato di ricerca, non sapeva cercare i libri nel catalogo online (!!!). Vi manderei tutti a lezione di topografia per imparare a leggere le planimetrie degli edifici in cui vi trovate. Il malaugurato giorno in cui dovrete cercare le uscite di sicurezza in un grattacielo, poveri voi.

Apro poi un capitolo sul mese di buio che ha colpito la sezione 5.2-5.3 e faccio le mie più sentite congratulazioni al genio – se non ricordo male si trattava di una ragazza- che si presentò un pomeriggio con una lampada da tavolo e sconfisse la burocrazia della nostra università. Cara, il tuo futuro sarà sicuramente ricco di emozioni. Inoltre potrò sicuramente essere una buona madre, data l’innata capacità di trovare le cose nel loro esatto posto nonostante mi venisse ripetuto ogni giorno: “Guarda, ho cercato ma il libro non lo trovo”. Oppure ho un qualche potere sovrannaturale, giudicate voi.

COLLEGHI: QUELLI CHE NON TI SCEGLI, COME I GENITORI

Quando ti inserisci in un gruppo assodato e saldo, è sempre un po’ difficile capire le dinamiche e sapere come comportarsi. Il personale della biblioteca è vario e abbastanza ricco, è quindi normale trovare personalità che tra di loro si scontrano. La parte divertente è quando tu studente ti trovi nel mezzo e fai improvvisamente finta di essere sordo e muto per non doverti schierare con nessuno. In ogni caso, mi hanno fatto sentire a mio agio e non la ruota del carro come sarebbe potuto succedere. A parte piccoli momenti di imbarazzo in cui avrei voluto sparire dal pianeta Terra. Come durante tutti i baciamano davanti ad un numero x di studenti. Anche il venir chiamata bambolina di porcellana dalla tua coordinatrice, proprio nel corridoio che non si sa mai che gli studenti ad epigrafia non sentano bene l’appellativo. O le mille allusioni al maggior gradimento del mio aiuto, rispetto a quello di un dipendente di mezza età. Cari, sono arrossita io per voi. Non temete.

Tirando le fila del discorso, lavorare in biblioteca è stata un’esperienza positiva. Spero di aver risposto a tutte le domande fatte e di essere stata veramente utile durante le vostre ricerche disperate e spasmodiche. Spero di non avervi spostato libri introvabili e di non aver rovinato il religioso silenzio con il mio passo affrettato e maldestro. Se siete alla ricerca di qualcosa che riempia le vostre giornate, è un’attività interessante. Richiede solo precisione e metodicità. Alla decima volta in cui ricollocherete Storia Moderna di Donzelli, vi chiederete quanti studenti debbano dare l’esame di Zagli dato che nessuno si presenta mai a lezione. E un’ultima raccomandazione. Lo sanno tutti che studiare porta all’esaurimento nervoso, ma cercate di azionare i neuroni prima di aprire la bocca. Perché alla frase “Sto cercando un libro“, la risposta “Bene, si trova nel posto giusto” è più che lecita.

In bocca al lupo per la sessione,

la vostra Signorina bibliotecaria

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