“Il Fiabisfero”, tappa 3: Inghilterra

Cari lettori e ascoltatori di uRadio, il 2017 è ormai albeggiato da un pezzo sulle nostre teste e siamo finalmente pronti a ripartire. Il Fiabisfero, la rubrica bisettimanale dedicata alle fiabe dei vari paesi del mondo, giunge alla tappa numero 3 e, dopo aver sostato nelle caleidoscopiche terre della Campania rurale, sale di nuovo verso nord: è nella meravigliosa Inghilterra che ci fermiamo stavolta, con un racconto la cui leggenda è sopravvissuta pressoché intatta fino ai giorni nostri.

Protagonista della fiaba di oggi è un drago (conosciuto come The Gurt Wurm) che abita il bosco di Shervage, nella contea di Somerset, terrorizzando gli abitanti del vicino villaggio di Crowcombe. Il testo che riportiamo (tradotto in italiano per Einaudi da Stefania Bertola) è tratto da una raccolta di fiabe popolari curata da Katharine Briggs, famosissima saggista, scrittrice e drammaturga inglese, nonché grande appassionata di racconti fantastici e folklore. Buona lettura!

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Il vermone del bosco di Shervage

Il bosco di Shervage, a nord delle Quantock Hills, nella regione di Somerset

Insomma, senti qua, io non c’ero, perciò non posso mica giurare che sia tutto vero, e come faccio? Però, ecco, è andata così.
Su nel bosco di Shervage c’era un tremendo vermone enorme. Se ne stava sdraiato fra gli alberi, era grosso e grasso come due o tre querce di quelle grandi. Quando gli veniva fame buttava giù sei o sette cavallini o pecore, e se ne andava a dormire contento.
E dài e dài, alla fine i contadini si accorgono che di pecore ce n’è sempre meno e resta sì e no un mucchietto di vecchi cavalli tutt’ossa da portare alla fiera di Bridgewater.

E il resto delle bestie, dov’erano finite?
Dopo che un pastore e un paio di stallieri andarono su a vedere cos’era successo e non tornarono, non c’era più un cane che avesse voglia di andare sulla collina a cogliere le erbe aromatiche, quando tornò il tempo della festa di Triscombe.
Anche il verme ormai era un po’ a corto di provviste. Cervi e conigli stavano tutti dall’altra parte della collina, e non era rimasta neanche una pecora. In quanto ai cavalli, erano scappati giù a valle.

C’era una povera donna che vendeva le erbe alla fiera di Triscombe. Le usava per farne certe magnifiche torte, ripiene di una crema densa che faceva venir subito voglia di mangiarne un’altra a quattro palmenti. Ma quell’anno lì alla fiera non avrebbe avuto neanche una torta da vendere, se nessuno andava a vedere a che punto erano le erbe, e se non vendeva le torte alla fiera, niente soldi per l’affitto, poveretta! Era proprio in un bel pasticcio.

Un bel giorno arriva a Crowcombe un forestiero, un taglialegna in cerca di lavoro. Lei va e gli dice: – Perché non va a tagliare su nel bosco di Shervage, e intanto dà un’occhiata se le erbe sono a buon punto? – La poveretta era proprio disperata, bisogna capirla. Gli dà una fiaschetta di sidro, pane e formaggio e lo guarda salire verso il bosco.
Il forestiero non era abituato alle nostre colline, e quando finalmente arrivò al bosco e vide che c’erano un bel po’ di erbe proprio a puntino, decise che era il momento di fermarsi e bere un po’ di sidro.
Poi si guarda attorno, e vede un grosso ceppo fra le felci. Ci si siede sopra, tira fuori sidro, pane e formaggio, e aveva appena cominciato lo spuntino che quel tronco comincia ad agitarsi là sotto.

– Senti senti, – fa lui, e tira fuori l’ascia, – ti muovi, eh? Prendi qua, allora.
L’ascia piombò così bene sul tronco da tagliarlo in due – io ripeto solo quello che ho sentito dire, eh – ed ecco che i due pezzi di tronco cominciano a sanguinare! Poi uno dei due parte a tutta corsa verso Bilbrook, e l’altro via a più non posso verso Kingston St. Mary, e siccome le due metà erano andate dalla parte opposta, il vermone non poté riattaccarsi, e morì.

Quelli di Bilbrook hanno chiamato un incrocio «Bivio del drago», e quelli di Kingston St. Mary si vantano che da loro c’era un drago feroce, magari gli è capitata la metà con la testa, fatto sta che tutto è cominciato qui da noi!

In quanto al taglialegna, si sedette a finire lo spuntino, tagliò un bel po’ di legname, e portò alla donna una cappellata di erbe.
– C’era un drago lassù, si figuri – disse lui pensieroso.
E lei, tranquilla: – Perché, non lo sapeva? Non gliel’hanno detto?
Bei tipi, eh, le donne di Crowcombe!

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Bibliografia
K. Briggs, Fiabe popolari inglesi, Torino 1993.

Ivan Bececco

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