Bedda matri, il dialetto siciliano!

Tu che sei studente universitario ce l’hai, lo hai avuto o, se proprio sei stato sfortunato fino ad ora, lo avrai in casa. No, non sto parlando di quel gatto di polvere annidato sotto il letto a cui ormai hai dato un nome e che durante la sessione d’esami diventa l’unico essere con cui riesci a mantenere un rapporto giornaliero. Sto parlando del coinquilino siciliano.

Caparbi, socievoli, aperti e generosi, i siciliani ti donano tutto. Chiedi loro un dito? Ti daranno vrazzu, spadda e cutruzzu (braccio, spalla e colonna vertebrale), coronati da una cassetta di arance (quelle del nonno o della zia Pinuzza che ha “gli àrburi chiù beddi du paisi, giuro!”).

Lu sicilianu è uno di quei dialetti davvero inconfondibili, di quelli che anche a volerli evitare ti rincorreranno in qualche punto sperduto del mondo; tant’è che lo troviamo persino negli Stati Uniti per via della presenza del siculish (il siculu-miricanu). Tra offerte che non si possono rifiutare, mani da baciare, “che te lo dico a fare?” e “Montalbano sono”, il siciliano è stato largamente rappresentato anche sugli schermi italiani e stranieri.

Più che un dialetto, è considerato una vera e propria lingua grazie alle sue rilevanti particolarità, a livello fonologico, morfologico, sintattico e lessicale, che lo allontanano molto dall’italiano. In ogni caso, è annoverato tra i dialetti meridionali “estremi”: il che non vuol dire che riuscire a parlarlo in modo dignitoso sia arduo, nonostante sia forse più facile praticare l’ultra-triathlon farcendo cannoli, ma che è un tipo di dialetto assimilabile a quelli della bassa Calabria e bassa Puglia, contraddistinte da vocali aperte e largo utilizzo delle –u, per esempio.

dialetto siciliano regione

All’interno della regione le differenze riguardano soprattutto la cadenza e possiamo ricondurle a una divisione di tipo provinciale. Ci sono, dunque, il palermitano, il trapanese e l’agrigentino che danno forma a un siciliano di tipo “occidentale”, il dialetto di Enna e Caltanissetta che fanno parte del siciliano centrale, il ragusano di tipo sudorientale, il siracusano e il catanese di tipo orientale e, infine, il messinese.

Un grande quesito di natura quasi ontologica per i siciliani è quello che porta a uno scontro tra due potenti fazioni che imperversano da sempre nella regione e che vogliono far prevalere ognuna la propria visione. Parliamo di un’inconciliabilità secolare di fedi che creano inimicizie sincere e che vengono professate anche al di fuori della regione. Parliamo dell’aspra contesa tra arancino e arancina. Nella zona orientale prevale il maschile, mentre in quella occidentale il femminile. Talè, una camurrìa non indifferente.
Se Timon e Pumbaa fossero stati siciliani, avrebbero esclamato, al riguardo, “futtitinni!” per indicare la necessità di adottare un atteggiamento più rilassato nei confronti dei problemi esistenziali.

Qualora un’anziana donna trapanese vi chiedesse “si annuiato?”, non si riferirà al vostro stato d’animo guastato dal quarto album di foto di bagnetti di figli, nipoti, nuore e cognati, vicini di casa e loro ziti (o zite) annessi che neanche i servizi segreti vaticani reperirebbero, ma vuol sapere se state poco bene. Siate gentili, non fate i fitusi (fetenti). Non dovete avere premura (fretta), anche perché dopo la dura prova di resistenza vi attenderanno cannoli, cassata, pignoccata, biscotti di mandorle, frutta martorana, gelo di arancia, di mandarino e di mandorle… altro che lagnusìa (svogliatezza)!

dialetto siciliano sicilia

Mischini (poverini) i non siculi DOC (Di Origine Cannolata) che credono di poter pronunciare degnamente il “minchia”, intercalare polisemico rifilato in ogni situazione giornaliera. È il modus essendi sicilianu, la sostanza assoluta, il superamento della contraddizione tra essere e non-essere in una sintesi perfetta. È uno stile di vita.

E dopo aver esageratamente “sminchiato” (termine siciliano derivato dal “minchia”, che ormai ha preso piede un po’ ovunque) a dovere secoli di filosofia, vi saluto picciotti!

 

Ilaria Borrelli

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