Verso la Micat in Vertice: la Sonata per oboe e pianoforte di Poulenc

Venerdì 7 dicembre ci sarà un nuovo appuntamento con la Micat in Vertice, stagione concertistica dell’Accademia Chigiana. Avremo l’opportunità di ascoltare un duo composto da Paolo Grazia all’oboe e Roberto Prosseda al pianoforte, con un programma che tocca diversi periodi storici e musicali.

Roberto Prosseda

Un viaggio nel tempo

Si partirà con le Tre romanze op. 94 (1849) di Robert Schumann (1810-1856); sarà poi la volta di Felix Mendelssohn (1809-1847), autore dei Lieder ohne Worte (1829-1845) e della Fantasia in fa diesis min. op. 28 “Sonate écossaise” (1833). Faremo un salto in avanti nel tempo ascoltando la Sonata per oboe e pianoforte (1962) di Francis Poulenc (1899-1963), seguita dalla prima esecuzione italiana di D’autres arabesques (2015) di Federico Gardella (n. 1979) e da Sequenza VII (1969) di Luciano Berio (1925-2003). Il concerto si chiuderà con la Sonata in re magg. op.166 (1921) di Camille Saint-Saëns (1835-1921). Un autentico viaggio nel mondo della musica per oboe.

Paolo Grazia

Quattroequaranta vuole farvi arrivare al concerto del 7 dicembre con qualche piccola conoscenza di base. Non avendo né il tempo né lo spazio perparlarvi di ciascuno di questi brani vi racconterò qualcosa sul brano che mi ha colpito di più: la Sonata per oboe e pianoforte di Poulenc.

Francis Poulenc e l’esperienza che tutti sogniamo

Prima di iniziare ad ascoltare questo brano vediamo chi era Poulenc. Compositore francese, fu membro del Gruppo dei Sei, circolo musicale sorto spontaneamente a Parigi intorno al 1920 che portava avanti l’ideale della musica oggettiva, lontana dall’impressionismo di Debussy e dai temi mitizzanti di Wagner. Poulenc visse il sogno di qualsiasi giovane futuro intellettuale: passeggiare, comporre e stringere relazioni nella Parigi degli anni Venti, pullulante di nuove idee, grandi personaggi e menti eccelse che sarebbero passate alla storia. Leggendo la sua biografia mi sono scoperta gelosa della possibilità che ha avuto di incontrare nomi del calibro di Apollinaire, Breton, Modigliani, Stravinskij, Cocteau…

Francis Poulenc

La Sonata per oboe e pianoforte

La Sonata per oboe e pianoforte venne composta in onore del compositore russo Sergej Prokof’ev, suo caro amico, scomparso nel 1953 (lo stesso giorno di Stalin, tra l’altro); si dice che l’ultimo movimento sia l’ultima composizione di Poulenc. La sonata si articola in tre movimenti: Elégie (Paisiblement, Sans Presser), Scherzo (Très animé) e Déploration (Très calme). Ascoltiamola su YouTube.

Il primo movimento è una affettuosa elegia per un amico. La melodia è molto semplice ma non per questo meno difficile da eseguire: l’oboista deve stare molto attento a rendere intonate le note superiori, cosa molto complessa da fare quando vengono suonate in fortissimo o pianissimo.  Poulenc gioca spessissimo con l’alternanza dei piano e dei forte, che rende questo movimento (e l’intera composizione, in verità) la perfetta espressione del lutto che si prova quando viene a mancare una persona cara.

Il secondo movimento è quello tecnicamente più difficile: ascoltandolo si riesce a capire cosa intendo. Per l’oboe sono particolarmente complicate le crome staccate da eseguire rapidamente, con brevi e secchi colpi di lingua che mettono a dura prova l’abilità del musicista e perché no, anche la sua pazienza. Non suono l’oboe ma da flautista mancata vi posso dire che le note staccate in uno strumento a fiato sono una delle cose più complicate da eseguire… La scrittura pianistica, con la sua brillantezza, si ispira e omaggia Prokof’ev.

Sergej Prokof’ev, il dedicatario della sonata

Per suonare l’ultimo movimento è necessaria, a mio parere, un’enorme bravura non tanto (e non solo) tecnica, ma quanto espressiva. In questo movimento si dà libero sfogo alla tristezza, ma è presente anche una profonda calma. La morte è qualcosa di inevitabile, ma questo non significa che l’esperienza sia finita per sempre. Da qualche parte sarà possibile ritrovare l’amico perduto e fermarsi di nuovo a scambiare due chiacchiere come ai vecchi tempi. La sonata si conclude in maniera quasi eterea.

Affinità e divergenze

Ciò che trovo interessante di questo programma è la vicinanza di stili completamente diversi. Accanto a composizioni tipicamente romantiche come le Romanze di Schumann possiamo trovare brani contemporanei, addirittura mai ascoltati prima. Questa commistione di “antico” e “moderno” è il tratto caratteristico della Micat in Vertice; già durante il concerto di apertura abbiamo potuto ascoltare il classicismo di Beethoven accanto alla contemporaneità di Xenakis. Sarà molto interessante scoprire cosa hanno in comune (o cosa non hanno in comune) questi brani.

Essere studenti non è male

Vi ricordo che noi studenti universitari abbiamo la possibilità di assistere ai concerti dell’Accademia Chigiana pagando 5 euro. Qui troverete tutte le info. Mi renderebbe molto felice sapere che qualcuno dei miei venticinque lettori è andato al concerto: fatemi sapere in qualche modo!


Federica Pisacane.

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