#unibonton: la grazia nel porgersi verso gli altri.

Instagram.

Social in crescita, mette il mondo di fronte alla propria straordinaria condizione di dipendenza dalle immagini, ma soprattutto dall’immagine. Sarebbe preferibile che qualsiasi immagine si voglia dare di sè non sembri costruita ad arte. Voler essere chi non si è non riesce mai (ed è francamente ridicolo).

Il passo tra dare una bella immagine di sè e assomigliare alla sorella di latte di Chiara Ferragni è terribilmente breve. Esiste anche la vita reale, e fa spesso sciogliere maschere patinate ed esistenze perfette come neve al sole.

A proposito di immagine: le fotografie sui social permangono nella memoria (e nella cartella ‘screenshot’) per anni: attenzione all’impressione che si vuole dare di sè. Nessun profilo è totalmente privato, oscurato, nascosto, da non poter essere visionato da chi, un giorno, vorrà darci un lavoro. Una pulizia tardiva è utile: meglio sarebbe evitare di essere associati a contenuti di dubbia natura.

Tutti controlliamo il prossimo sui social: farlo senza diventare ossessivi può essere divertente, al contrario è abbastanza malsano. Non prendetevela per i ‘like’: potrai mostrare il seno o gli addominali su instagram e ricevere 12659092 cuoricini, ma se non sai comportarti con gli altri, il mondo fuori da Instagram ti divorerà. Usare, d’altro canto, i ‘like’ come mezzucci per lanciare frecciatine è cosa indegna per chiunque abbia il diploma di terza media.

 


Italiano.

Dare una bella immagine di sè è più semplice se i propri post sono scritti in maniera intellegibile. Non parliamo poi delle email o delle risposte alle domande negli esami. Ecco a voi un paio di dritte a proposito di regolette che spesso sfuggono:

  1. Le esclamazioni più comuni si scrivono così: ahi! ehi! e beh (al massimo be’, MAI bhe);
  2. Si va a capo al termine di una sillaba. Attenzione a S + consonante (fine – stra, non fines – tra);
  3. Z non raddoppia mai davanti a -ione, Q raddoppia solo in ‘soqquadro’, C in ‘taccuino’;
  4. – gia e -gia al plurale diventano -cie e -gie solo se preceduti da vocale (valigia > valigie, pancia > pance);
  5. L’accento si usa in monosillabi quali (dare, indicativo presente), è (verbo essere), e (avverbi di luogo), (negazione), (avverbio), (giorno), (bevanda);
  6. Apostrofo: un’ + parola femminile & qualche vocabolo tronco (po’). Mai con qual, tal e un (maschile).

Se vi foste persi qualche uscita:

ABCDEFG


Mattia Barana.

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