L’Autunno di Vivaldi: Bacco, dormite e cacce

L’autunno è qui già da qualche mese: a Siena ha già iniziato a piovere a dirotto.


Quattroequaranta vi terrà compagnia in questa uggiosa domenica di novembre con l’Autunno di Antonio Vivaldi (1678-1741).


Questo concerto fa parte di un ciclo dal titolo Le quattro stagioni: abbiamo già parlato della Primavera e dell’Estate in questo e in questo articolo. Ascoltiamolo insieme su YouTube.

Anche questo concerto, così come gli altri, si articola in tre movimenti (Allegro – Adagio molto – Allegro) e prende ispirazione per il suo tema da un sonetto.

Antonio Vivaldi

Allegro

Celebra il Vilanel con balli e Canti

Del felice raccolto il bel piacere

E del liquor di Bacco accesi tanti

Finiscono col Sonno il lor godere

Adagio molto

Fa’ ch’ ogn’ uno tralasci e balli e canti

L’ aria che temperata dà piacere,

E la Staggion ch’ invita tanti e tanti

D’ un dolcissimo sonno al bel godere.

Allegro

I cacciator alla nov’alba à caccia

Con corni, Schioppi, e cani escono fuore

Fugge la belva, e Seguono la traccia;

Già Sbigottita, e lassa al gran rumore

De’ Schioppi e cani, ferita minaccia

Languida di fuggir, mà oppressa muore.

Il primo movimento: l’allegra festa della vendemmia.

Nell’Autunno Vivaldi descrive la figura di Bacco, dio del vino e dell’ebbrezza. Il primo movimento, infatti, si apre con una panoramica su una vigna, dove alcuni contadini stanno vendemmiando. Il clima è festoso: il raccolto è abbondante, il vino scorre a fiumi. Dopo il lavoro, i contadini festeggiano con un grande banchetto. Qualcuno già cade stordito dai fumi dell’alcool; gli adulti sghignazzano dietro ai giovani che barcollano ubriachi. Uno di loro, un contadinello appena uscito dall’adolescenza, si addormenta tranquillo con la schiena appoggiata ad un tronco, ignaro della confusione che regna attorno a lui. Tiene ancora in mano il fiasco di vino, e sorride beato. Chissà cosa sta sognando… A pochi metri da lui, la festa continua fino a tarda notte, quando tutti si lasciano vincere dalla sbronza e si addormentano.

Il secondo movimento: gli ubriachi tra le braccia di Morfeo.

Nel secondo movimento i contadini si riposano dalla fatica del lavoro e della festa. Il contadinello di prima apre un occhio e vede che tutti i suoi compagni sono crollati. Sbadiglia e si tira su, barcollando, e si aggira fra i dormienti con ancora il fiasco in mano. Beve un altro bicchiere di vino, mangia un pezzo di pane avanzato, poi lascia scorrere lo sguardo attorno a lui. Incredibile, dormono veramente tutti. E’ l’alba. Il suono di un corno da caccia lo distrae dalle sue meditazioni.

Il terzo movimento: la caccia.

I cacciatori irrompono nella quiete (terzo movimento). Attraversano la pianura a pochi passi dai contadini ancora addormentati e spariscono nel bosco. I cani, a molti metri da loro, abbaiano furiosamente; si sentono già i primi colpi degli schioppi. Una cerva si slancia in una folle corsa: sente i ringhi dei cani a pochi passi da lei, le voci degli uomini la terrorizzano. La sua snella figura riesce a districarsi agilmente tra i cespugli, e trova per qualche istante un rifugio. Riprende un po’ fiato, forse è riuscita a seminarli. Una pallottola la colpisce improvvisamente al fianco e lei torna a fuggire, ma il dolore le impedisce di correre velocemente come prima. Un cane le azzanna la zampa: ormai non può più fare nulla. I cacciatori hanno vinto.

Fortunatamente per noi l’autunno significa soltanto studio, feste di contrada e passeggiate lungo la Fortezza. Nessuno ci ucciderà in una foresta. Forse. Al massimo finiremo in mezzo ad un acquazzone senza un ombrello e senza un punto dove ripararsi. Comunque vada, noi ci ritroveremo esattamente tra una settimana con un altro brano da scoprire!

Federica Pisacane.

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