Sonnolenza e allergie: La Primavera raccontata da Vivaldi

Insomma, la Primavera è arrivata: le giornate si stanno allungando sempre di più, le temperature si alzano, ogni tanto (a Siena molto più di frequente, in verità) uno scroscio d’acqua ci sorprende, i pollini si divertono a farci starnutire e a rendere i nostri occhi più rossi di quelli di un fattone… Il canto degli uccellini e il tepore delle giornate ci invogliano a dormire sonni tranquilli, ignorando la pila di libri delle materie da preparare per la sessione straordinaria, i quali ci fissano con un sorrisetto a metà tra il sarcastico e il minaccioso. Antonio Vivaldi (Venezia, 1678 – Vienna, 1741) doveva avere ben presente questo generale sentimento di nullafacenza, perché ne parla nella sua opera più celebre, il Concerto per violino, quartetto d’archi e basso continuo “La Primavera”, RV 26 (Spotify e YouTube).

Tipico esempio di “musica a programma” (composizione a carattere prettamente descrittivo), La Primavera fa parte di un ciclo di quattro concerti denominato Le Quattro Stagioni e comprendente anche L’Inverno, L’Autunno e L’Estate. Ciascuno di questi tre concerti presenta tre movimenti (Allegro o Presto i primi due, Largo o Adagio quello di mezzo) ed è anticipato da un sonetto di autore ignoto. Perciò la musica è ricalcata interamente sulle parole della poesia. Il sonetto de La Primavera è il seguente (a lato troverete il movimento corrispondente):

Antonio Vivaldi

Giunt’ è la Primavera e festosetti                        (Allegro)
La Salutan gl’ Augei con lieto canto,
E i fonti allo Spirar de’ Zeffiretti
Con dolce mormorio Scorrono intanto:
Vengon’ coprendo l’aer di nero amanto
E Lampi, e tuoni ad annuntiarla eletti
Indi tacendo questi, gl’ Augelletti
Tornan di nuovo al lor canoro incanto:
E quindi sul fiorito ameno prato                               (Largo)
Al caro mormorio di fronde e piante
Dorme ‘l Caprar col fido can’ à lato.
Di pastoral Zampogna al suon festante                   (Allegro)
Danzan Ninfe e Pastor nel tetto amato
Di primavera all’apparir brillante.

Il violino solista fa la parte del pastore dormiglione, mentre il quartetto d’archi prende le veci dell’ambiente circostante. Nel primo movimento veniamo subito introdotti nell’allegria della Primavera tramite il celeberrimo tema iniziale, che descrive la danza gioiosa della natura risvegliatasi dopo il gelo invernale. Il violino solista si diverte con l’altro violino ad imitare il canto degli uccelli, i quali volano verso una fonte d’acqua il cui calmo scorrere è rappresentato dagli archi (ad eccezione del contrabbasso). Ma una tempesta si sta avvicinando: mentre i bassi descrivono i possenti tuoni, il violino solista saetta come se fosse un fulmine. Velocissime sono le note acute che danno proprio l’idea di una scarica impressionante di lampi. Ma proprio come nell’omonimo quadro di Botticelli, la tempesta viene scacciata via dalla forza e dall’allegria della bella stagione: il tema riprende forza, ma si trasforma in una riflessione sul ciclo vita – morte. La danza della natura riprende, gli uccellini ricominciano a cantare e l’atmosfera ritorna ad essere bucolica.

“La Primavera” di Sandro Botticelli

Nel Largo Vivaldi descrive tre elementi: il mormorio delle fronde (affidato ai violini in pianissimo), il pastore che dorme (rappresentato dal violino solista che suona una dolcissima melodia cantabile) e il cane che abbaia (impersonato dalla viola, che con il suo ostinato ritmico sembra riprodurre un latrato). La scena è più distesa: il pastore è stato vinto dalla sonnolenza primaverile e, come noi studenti, si è dimenticato delle sue incombenze e si è addormentato all’ombra. Scellerato, non vedi che le pecore scappano via in tutte le direzioni?

Ma il pastore ad un certo punto si sveglia, e sente da lontano una musica. Nel terzo e ultimo movimento infatti si dà inizio alle danze. Il pastore vede le ninfe che ballano, e che fa, le lascia da sole a ballare? Ma certo che no! Abbandona definitivamente le pecore e raggiunge le ninfe che, ridendo, lo invitano a passare una bella serata con loro. Un po’ come quando ti sei svegliato in tempo dal tuo sonnellino “post – studio” per uscire a fare baldoria. Alla festa incontra altri pastori: “bella fra’, come butta?” si dicono tra di loro. Le ninfe sono bellissime, il vino è ottimo, la musica spacca: che si vuole di più dalla vita? Il violino solista e il quartetto si scambiano il tema, che funge da ritornello per tutto l’arco del movimento.

Non lasciatevi vincere anche voi dal sonno primaverile e tornate a studiare! E non dimenticatevi di tornare domenica prossima!

Federica Pisacane

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