Intelligenza artificiale e il futuro del lavoro.

Con i colossi tecnologici come Facebook, Apple, Amazon e altri che investono sull’intelligenza artificiale, un cambio radicale del mondo del lavoro sembra sempre più vicino.

Cos’è un intelligenza artificiale (AI)?

Questa branca della tecnologia trova i suoi natali nel 1954 nell’università di Darthmouth, dove molti grandi menti del campo matematico e fisico ragionarono sulle possibilità di utilizzare computer che ragionassero e si comportassero come gli esseri umani. Quello che ha reso la sua ascesa possibile solo negli ultimi anni è stata l’assenza di tre parti importanti: la quantità di dati, tecnologia di memoria e potenza di calcolo.

Pepper, un’intelligenza artificiale presentata a SoftBank Robot World di Tokio, 2017
Foto: Kiyoshi Ota/Bloomberg via Getty Images

Un’ascesa repentina.

Per quanto questa tecnologia è stata confinata dai limiti tecnici del passato, l’intelligenza artificiale ha trovato un cammino in discesa dagli anni ’90 in poi. Grazie agli investimenti di molti imprenditori su servizi internet come motori di ricerca, media e streaming, la rete si popolò velocemente di una quantità enorme di dati. Per ovviare a questo grande flusso di informazioni, si investì anche nelle tecnologie di memoria, rendendole sempre più grandi e veloci. I muscoli poi furono forniti dalle tecnologie messe a punto dalle industrie dei videogiochi, le quali, per fornire grafica mozzafiato e sistemi più performanti, investirono per rendere i loro processori più potenti. Riempito il gap pratico, il resto fu fatto dalla ricca base di studi teorici portati avanti da professori ed esperti nel campo informatico per quasi vent’anni.

Il futuro del lavoro.

Come si fa dunque ad adattarsi con una tecnologia così innovativa? Pensateci per un secondo: si parla di sistemi capaci di imparare, ad esempio, a diagnosticare malattie “mangiando” enormi quantità di dati in pochi mesi, eguagliando quasi le analisi di un dottore con anni di studio alle sue spalle. Quello che si prospetta quindi è una convivenza dove le intelligenze artificiali sfruttano le loro capacità tecniche per risolvere problemi molto complessi velocemente, affiancati da tre capacità tipiche del genere umano: curiosità, comunicazione ed empatia.

La forza umana.

Nel momento in cui si danno dei dati a una intelligenza artificiale, uniti a degli algoritmi di risoluzione, questa troverà i cammini migliori per raggiungere il suo obiettivo. Poiché escluderanno a priori una “esplorazione”, che magari risulta inefficiente in termini di lavoro, si rende necessaria la presenza della curiosità umana, capace di stanare informazioni cruciali anche in contesti apparentemente inutili. Dopotutto, la risoluzione di molti problemi spesso non richiede la semplice potenza di calcolo.

Un altro aspetto dove sarà necessaria la presenza umana sarà nella comunicazione tra uomo e macchina. Spesso le intelligenze artificiali, rimanendo fedeli alla loro programmazione, possono esprimersi in modi criptici o non convenzionali, rendendo la figura di un moderatore fondamentale nel lavoro di tutti i giorni.

Infine, nella prospettiva dove le intelligenze artificiali gestiranno, ad esempio, servizi bancari o di assunzione, sarà critica la presenza di personale capace di giudicare un contesto attraverso l’empatia, soprattutto in casi limite dove analizzare i soli dati non può fornire un quadro reale del cliente.

C’è posto per tutti.

Tutti i pensieri negativi riguardo il lavoro del futuro preso di mira da robot e intelligenze artificiali sono frutto di un ragionamento miope, dove bisogna per forza competere con qualcosa di invincibile. Basta semplicemente cambiare punto di vista, e assistere queste nuove tecnologie con le qualità che ci hanno reso unici nel nostro genere.


Giovanni B. Della Posta.

Fonti: Intervento al TEDxSTLawrenceU di Andy Chan

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