Sex, Drugs, Welfare Jazz: i Viagra Boys e il loro secondo album

I Viagra Boys tornano con Welfare Jazz, il loro secondo album.

Se non avete presente i soggetti in questione dovrei probabilmente cominciare dicendo che sono un gruppo di Stoccolma e che sono in cinque. Sarebbe anche tutto giusto, ma la verità è che per capire chi sono veramente i Viagra Boys devo fare un nome: Sebastian Murphy.

Anche dicendo così in realtà so di non avervi aiutato molto, quindi proviamo ad andare avanti.

Prendete una buzzetta alcolica non indifferente, un tatuaggio in fronte con scritto lös, una dipendenza dichiarata dalla speed (ma a quanto pare archiviata) e una mania per gli aggeggi elettronici. Ecco il frontman della band, il nostro Sebastian Murphy. Proprio un bel personaggino.

Viagra Boys: Meet the Swedish Rockers Bringing Back Punk | GQ
Fotografia di Anton Corbijn

Nel 2018 esce l’album d’esordio Street Worms e la reazione generale assomiglia un po’ a quella di una tredicenne ad un concerto dei Beatles.

Tra il basso bello grasso e serrato in prima fila, batterie scandite, sassofono e un modo di cantare che è valso al nostro Murphy il paragone con Iggy Pop, i cinque vengono presto identificati come i nuovi paladini del post-punk.

I testi delle canzoni poi sono tutto un programma. Uomini che amano il latex ma non il basket e che dimostrano più attaccamento affettivo a un cane che ad un altro essere umano. Uomini che schifano qualsiasi vago riferimento ad uno stile di vita normale e finiscono per vagare in un sottosuolo terragno in preda a visioni aliene.

Insomma ci sono tutti gli incastri giusti per far venir fuori qualcosa che nella musica sembra si stia perdendo , ovvero l’abbandono incontrollato e svincolato da qualsiasi tipo di razionalità.

Peccato che i più abbiano analizzato le canzoni come sforzo ironico e beffardo di capolvigmento della mascolinità tossica.

Solo a pensarci mi scappa da ridere, e credo anche allo stesso Murphy leggendo le sue dichiarazioni in un’intervista recente.


“They think that the whole idea of Viagra Boys was to crush this whole masculine ideal. Man, half those songs are about me”.

[Pensano che l’idea principale dei Viagra Boys fosse quella di abbattere l’ideale di mascolinità. Amico, metà delle canzoni parlano di me.]

Nel secondo album Welfare Jazz uscito lo scorso 8 gennaio questa dimensione personale salti fuori in maniera evidente. Con il progedire delle tracce quello che salta fuori è un sostanziale prima e dopo (la dipendenza da speed).

Ain’t Nice e Toad in apertura ci riportano al solito mondo di uomini cazzoni consapevoli di esserlo e con nessuna intenzione di fare qualcosa a riguardo, sempre con giri di basso e sassofono a dare corpo al tutto.
Into the Sun e Creatures tracciano una sorta di punto di svolta da cui ripartire. Il basso si fa più essenziale, si lascia più spazio ai suoni metallici e il sassono resta in sottofondo.
Con I Feel Alive il cambio di rotta si concretizza. I ritmi sembrano proprio quelli di un risveglio, con aggiunta di un piano jazz e fiati.
Si chiude con To the Country (In Spite of Ourselves è una cover di John Prine). Il sassofono più cupo di tutto l’album per la canzone più sincera, in cui si dichiara di voler lasciare la città per la campagna.

√ Viagra Boys - WELFARE JAZZ - la recensione di Rockol
Welfare Jazz


Il nostro Sebastian Murphy sembra essersi dato una sorta di regolata. Se il suo diario personale è effettivamente anche il diario dei Viagra Boys credo che nelle prossime uscite troveremo un bel po’ di novità.

Nel frattempo continuerò ad ascoltarli e ballettare, immaginando quali astruse analisi alcuni cercheranno di dissotterrare invece che godersi i pezzi per quello che sono: divertenti.


Alice Fusai

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