Femminicidio e stalking, le leggi ci sono: funzionano?

Già sette femminicidi accertati nel 2022: è drammatico dover ammettere che sono passati sotto silenzio e che, quando il tema viene affrontato, vige una retorica inutile e, spesso, offensiva verso la memoria della vittima. Ci chiediamo il perché di questo fenomeno in occasione del “Mese delle donne”. Le leggi ci sono: funzionano?

Dei delitti e delle pene

Si considera, a torto, il lavoro di conquista dei diritti delle donne ormai concluso. Purtroppo lo è solo sulla carta e non rispecchia la situazione reale. Nel 2009 si introduce il reato di stalking; nel 2013 si emana la legge sul femminicidio.

Bene, quante donne sono state uccise nel 2021? Il quotidiano “La Repubblica” il 30 dicembre 2021 rispose a questa domanda con le cifre aggiornate: 118 donne. 118 donne significa una ogni tre giorni, un numero più alto dell’anno precedente.

Dai dati Istat, invece, risulta che nel 2021 circa 15mila donne abbiano contattato il numero di riferimento (1522) per denunciare il proprio stalker.

Mi piace pensare che in un mondo con meno burocrazia giudiziaria e con più tutele, con più risorse economiche per creare nuovi e migliori rifugi per donne che devono scappare dai loro aguzzini, tutto questo non accadrebbe. Ma la cosa che genera più rabbia non è che questo mondo non esiste al momento, no. La cosa che genera più rabbia è che in questo contesto si dia per scontato il concetto che la donna si debba difendere (o che, tragicamente, se la sia cercata) e che non sia, invece, l’uomo a dover essere educato. 

Si sente troppo spesso la frase: “Mettete quell’uomo in prigione e buttate la chiave”. Ma il carcere non doveva essere rieducativo? Dov’è la società quando c’è bisogno di educazione alla non violenza?


La perdita dell’identità maschile

Il problema dell’educazione o della rieducazione alla non violenza è un tema molto dibattuto, che sembra sia trattato solo dalle femministe, quando è chiaro che la mascolinità tossica veda gli uomini stessi vittime di un determinato tipo di educazione.

Nel corso del Novecento la donna si è sempre più emancipata: abbiamo visto delle donne ricoprire cariche politiche importanti, andare nello spazio e molto altro. Viene istintivo chiedere: se la donna si è emancipata, dove si colloca l’uomo? Attenzione, un determinato tipo di uomo (perché generalizzare è sempre sbagliato). Apparentemente egli è rimasto indietro, perché se alle bambine è concesso di seguire i loro sogni al di là del genere, ai bambini non è insegnato il rispetto. E quei bambini crescono, diventano uomini, e “men will be men”, come dicono gli yankee. La violenza nasce dall’ignoranza, da determinate condizioni sociali, da una serie di condizionamenti ambientali: non basta parlare di patriarcato, di mascolinità tossica o maschilismo. Il patriarcato è centrale, ovviamente, ma esso va contestualizzato ai giorni nostri.

L’uomo che uccide la propria moglie, ex moglie, fidanzata o ex fidanzata, spesso anche una figlia, non è un uomo che non sa che uccidere è concettualmente sbagliato: è un uomo che non trova un posto nel mondo, un uomo senza identità, perché i tempi moderni gli hanno tolto quel falso diritto di padre/marito che fino all’inizio del Novecento egli aveva assicurato, cioè il possesso della donna. Non dimentichiamoci che fino agli anni ’60 vi era una attenuante penale per l’omicidio della consorte, il cosiddetto “delitto d’onore”.

Torniamo alla prima domanda, ovvero, le leggi ci sono: funzionano? Sulla carta sì; nella pratica, ci stiamo ponendo la domanda sbagliata. Bisogna chiedere: saremo capaci di educare alla non violenza i nostri figli?

Per avere un’ idea precisa dei numeri, è consigliabile seguire le ricerche dell’Istat stesso: https://www.istat.it/it/violenza-sulle-donne/il-fenomeno/violenza-dentro-e-fuori-la-famiglia


Lavinia Consolato

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