Isotta: la nuova stella musicale Made in Siena

Intervista a Isotta Carapelli, in arte Isotta, cantautrice senese che ha trionfato al premio Bianca d’Aponte. Come nasce la sua musica? come sono organizzati e progettati i videoclip dei brani? Isotta ci parla dei suoi singoli “Io” e “Palla Avvelenata”

Chi è Isotta e com’è nato il tuo rapporto con la musica?

I: “Isotta come cantante è nata a 5 anni con la nonna: lei voleva fare la cantante; poi purtroppo spazio, tempo, povertà e gelosia di mio nonno (le fece pure togliere le tonsille) non gliel’hanno permesso. Da lì lei sentendomi cantare mi dette fiducia. Mi ricordo che facevo molta lirica, cantavo Bocelli. Lei mi regalava tutti questi dischi, tra cui Bocelli, e figurati quello più moderno che mi regalò era Claudio Baglioni. Mi appassionai a quella musica lirica. Poi provai a fare lezioni e purtroppo, o per fortuna, nessuno si prese una bambina di 7-8 anni. Cominciai musica leggera, il canto che poi ho perseguito. Mi sono innamorata subito. Anche quando avrei potuto iniziare lirica, verso i 14 anni, non l’ho più fatto e poi ho cominciato a suonare con vari gruppi musicali. Da lì ho pensato, “ma potrei scrivere qualcosa di mio”. Vedevo che se scrivevo mi piaceva anche di più cantare”.

Liceo, università, come hai conciliato il rapporto con la musica?

I: “Il periodo del liceo è stato quando ho cominciato a pensare ad un futuro con la musica. Per me era un rifugio. La sera avevo le prove, facevo i compiti e poi sapevo che dovevo andare a cantare ed era una gioia per me. Ho sempre cercato di portare avanti entrambe. Quando è arrivato il momento di scegliere l’università, anche lì ha giocato un ruolo fondamentale. Sarei voluta andare a fare tutt’altro, tipo psicologia, filosofia… purtroppo a Siena queste facoltà non c’erano. Sarei dovuta andare quanto meno a Firenze e non mi avrebbe poi permesso di continuare a cantare perché avrei dovuto pagare un affitto. Quindi la scelta dell’università, diciamo, è dipesa dal fatto che volessi continuare a fare musica; università che sinceramente, soprattutto all’inizio nella triennale non mi è piaciuta granché. Facevo Economia. Poi, per fortuna ho continuato: ho trovato Economia per l’Ambiente e lo Sviluppo e lì nella specialistica è stato tutto più bello. Ho sempre cercato di portare avanti musica e università”.

A questo passiamo ai tuoi singoli. Partiamo da “Io”: come nasce? Il videoclip com’è stato girato?

I: “Allora Io nasce dalla prima cosa che avevo scritto, la prima strofa, quella “c’è un continuo chiacchiericcio nella testa”. Mi piaceva tantissimo, quindi l’ho portata in studio di registrazione da Pio Stefanini. Io di solito lavoro con Stefanini e Diego Calvetti per la scrittura. Abbiamo buttato giù il ritornello subito dopo la prima strofa; Dopo di che mi disse “lavora sulle altre strofe”. Quindi tornai la volta dopo con le altre nuove strofe. Volevo creare un’atmosfera molto sospesa e anche il modo di cantare doveva essere molto pacato; voleva essere l’atmosfera che c’è dopo a quando ti arrabbi.

Si potrebbe dire la calma dopo la tempesta

I: “Si esatto. Quindi volevo dare anche questa atmosfera un po’ notturna. In più nel video anche l’idea del bianco e nero è stata una scelta voluta, proprio per il fatto che volevo raccontarmi. Il video ho voluto ambientarlo al lago di Bolsena. Per fortuna ho Renato Nassi, che è un regista che mi asseconda molto nelle scelte. Infatti, siamo partiti la notte per andare al lago, per trovare proprio le luci giuste del mattino prima dell’alba; abbiamo girato prima dell’alba e subito dopo il tramonto anche quelle scene sul lago, dove io ero in una barchetta e lui era in un’altra e facevamo le riprese in mezzo al lago. Il lago di Bolsena per me è anche un luogo importante, ho molti amici là e io tutti gli anni, cascasse il mondo, vado 3/4 giorni al lago di Bolsena. Quindi c’è anche un attaccamento con il luogo”.

Prima di passare a “Palla Avvelenata”, l’ultimo tuo singolo, devo d’obbligo parlare del premio Bianca d’Aponte

I: “Ho vinto con “Io” il premio Bianca d’Aponte, anche se la prima sera avevo cantato “Pornoromanza”, una canzone sul revenge-porn, che non è auto referenziale, però è un racconto di una storia; tra l’altro ero uscita dal palco piangendo perché avevo sbagliato le parole del secondo ritornello. Io sono molto catastrofista, quindi, uscii dal palco, entrai in bagno piangendo e chiamai mio babbo dicendo “io non so fare niente”. E invece poi ho vinto!”

Immagino sia stata un’emozione bellissima

I: “Mamma mia veramente ero emozionatissima. Era totalmente inaspettato”.

“Palla avvelenata”, il tuo ultimo singolo. Come nasce e soprattutto, qual è il suo significato?

I: “Allora nasce in studio di registrazione per caso ed ero con Pio Stefanini. Ad un certo punto mi disse: “Isotta vado a portare mio figlio a giocare a palla avvelenata e torno”. Io gli risposi: “Sai che tutte le volte che giocavo a palla avvelenata venivo catturata sempre per prima perché ero grassa?”. Lui da lì mi disse “Vorrei che tu ci scrivessi una canzone”. E da lì ripercorsi un po’ anche la sofferenza di quando mi prendevano in giro a scuola. Spesso non bastavano le rassicurazioni in casa di chi ti diceva “no ma non hai niente che non va, sei speciale, ecc.”

“Palla avvelenata” è un pezzo che all’inizio non ero molto convinta di far uscire perché mi vergognavo un po’. Significa mettere in piazza cose molto personali”. Per me “Palla avvelenata” è una testimonianza e spero che le persone da questo capiscano che quando c’è il problema bisogna affrontarlo. Spesso volevo rimanere a casa, non volevo andare a scuola, mi vergognavo e non volevo uscire. Invece alla fine uscivo sempre, andavo sempre a scuola e affrontando i problemi ho visto che alla fine riesci a vincere in qualche modo. Quindi è questo ciò che voglio trasmettere: cercare di vedere i problemi più da un altro punto di vista; a volte siamo talmente immersi dai propri problemi che ci sembrano enormi, quando invece a volte basterebbe vederli da un altro punto di vista”.

E il videoclip invece?

I: “Il videoclip lo abbiamo girato a Roma, sempre anche con Renato Nassi ed è stata una figata. Abbiamo impiegato una settimana di riprese. Avevamo affittato per quattro giorni il circo ed è stata una bella esperienza. Quello voleva un pochino rispecchiare anche i toni molto ballerini della canzone, e un po’ si vede anche la “color”. lì magari non centrava niente il bianco e nero, voleva essere una cosa più d’impatto. E così abbiamo cercato di fare il meglio”.

Starai sicuramente lavorando a nuovi progetti. Dobbiamo aspettarci delle chicche?

I: “Sì allora abbiamo già pronti un sacco di singoli. Aspettiamo dicembre, continuiamo con “Palla avvelenata”, che è stata anche ora su Radio Italia. Uscirà l’8 gennaio il prossimo singolo. Speriamo di far uscire l’album a marzo o ad aprile al massimo. Da lì cominceremo anche i live in giro per l’Italia”.

Una piccola curiosità: se dovessi definire Isotta con un colore, quale colore sarebbe?

I: “OK, allora Isotta forse arancione, perché non ha nessun richiamo. Ad esempio il rosso rimanda a subito alla passione oppure il rosa magari a qualcosa di più femminile… nell’arancione mi ci vedo”.


Niccolò Bellaccini

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