Vent’anni senza Faber: uRadio e la Corte dei Miracoli lo ricordano così

Venerdì 11 gennaio: una serata off topic per ripercorrere le orme del più grande cantautore italiano

Fabrizio De André (1940-1999).

Domani, 11 gennaio 2019, ricorre il ventennale dalla morte di Fabrizio De André e per l’occasione la Corte dei Miracoli propone una serata in ricordo del grande maestro.

Dalle ore 19.00 verrà proiettato il documentario Faber (1999) realizzato a pochi giorni dalla scomparsa e diretto da Bruno Rigoni e Romano Giuffrida. Il film ricostruirà la carriera artistica di De André e il legame a luoghi, persone e eventi che hanno segnato la sua musica. Dalle ore 20,30 cena a buffet ispirata alla cultura genovese e a prezzi “popolari”.

Dalle ore 22:30 concerto live con la Tribute Band “Gli Amici di Pippo”. Un viaggio nel tempo con le canzoni di Fabrizio De André. A esibirsi sul palco della Corte saranno Pippo Mini (voce e chitarra), Peppe Pescrilli (chitarre, mandolino e cori), Lorenzo Bianchitelli (basso elettronico), Duccio Naldini (batteria), Serena Sani (vocalist), Elisa Bruttini (tastiere).

Noi di uRadio vi invitiamo calorosamente a partecipare e visto che, siamo un po’ tutti cresciuti a pane e Faber, non possiamo non dedicargli un articolo un po’ speciale per ripercorrere i momenti, ma soprattutto le canzoni, più salienti della sua carriera.

La vita

Fabrizio De André nasce a Genova il 18 febbraio 1940, da una famiglia abbiente che fin da subito scorge in lui una propensione alla musica dopo che la madre trova il piccolo “Bicio“, così chiamato dalla gente del posto, eretto su una sedia, con la radio accesa, a dirigere con le mani un coro immaginario. Si dice che la canzone fosse il Valzer campestre di Gino Marinuzzi, dal quale venticinque anni dopo trarrà ispirazione per comporre Valzer per un amore.

Nel 1954, dopo il violino, inizia a suonare la chitarra e nel 1955 si esibisce per la prima volta per uno spettacolo di beneficienza al Teatro Carlo Felice. Il suo primo gruppo suona country e western, ma successivamente Fabrizio si avvicina al jazz per poi avere la svolta verso la canzone francese che regala alle sue future ballate un retrogusto medioevale. Sarà un regalo del padre, dopo un suo viaggio in Francia, a permetterci di ascoltare oggi alcuni brani di George Brassens tradotti e reinterpretati da Faber.

Il carattere ribelle e anticonformista emerge fin dai primi anni del giovane cantautore, che a diciotto anni lascerà la casa del padre, inizierà a frequentare le case di piacere e prenderà gli studi in Giurisprudenza che abbandonerà a sei esami dalla laurea preferendo ad essi le serate tra note e risate con l’amico Paolo Villaggio.

Da ora in poi la musica è il suo unico grande sogno e impegno: nel 1958 esce il suo primo album Nuvole Barocchema il suo primo vero e proprio esordio lo ha grazie a Mina, che incide per lui La Canzone di Marinella e che lo porta al successo immediato con il pubblico.

Nel 1961 si sposa con la benestante Enrica Rignon detta Puny, dalla quale nascerà, l’anno dopo, il suo primo figlio Cristiano. L’amore sbocciato troppo in fretta tra i due sarà destinato a finire quindici anni dopo con il divorzio, dovuto anche alla conoscenza con la cantante Dori Ghezzi.

Questi sono gli anni migliori per il nostro cantautore, che nel 1975 darà vita al suo primo tour, fino ad allora rimandato per la poca familiarità con le luci dei riflettori. Dopo il trasferimento in Sardegna, nel 1977 verrà alla luce Luvi, figlia dei due cantanti. Ma questo periodo di pace sembrerà finire improvvisamente a causa del rapimento dei due avvenuto due anni dopo dall’anonima sarda.

Il sequestro dura quattro mesi ma anche questa esperienza sarà fonte di arricchimento artistico per De André che nel 1981 realizza l’album L’Indiano: la cultura dei pastori sardi viene mischiata con quella dei nativi americani. Nel 1989, ormai liberi, Fabrizio e Dori si sposano.

L’11 gennaio del 1999, Faber, all’età di 59 anni, ci lascia per un cancro ai polmoni. Al funerale, tenutosi nella Basilica di Santa Maria Assunta di Carignano, parteciperanno 10 mila persone, in merito al quale anni dopo l’amico Paolo Villaggio ce ne parlerà così:

Io ho avuto per la prima volta il sospetto che quel funerale, di quel tipo, con quell’emozione, con quella partecipazione di tutti non l’avrei mai avuto e a lui l’avrei detto. Gli avrei detto: “Guarda che ho avuto invidia, per la prima volta, di un funerale.


Chiara Bellemo.

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