#unibonton: rete di amicizie e rete virtuale

Name dropping.

Forse non tutti sanno che cosa sia, ma in troppi lo praticano. Consiste nel far cadere – in maniera fintamente accidentale – dei nomi di personaggi illustri di cui si paventa l’amicizia. Aggiungerei, oltre ai nomi di personaggi, anche il nome di eventi, concerti, mostre e esperienze di ogni sorta. Un terribile gara a chi alza di più l’asticella della notorietà.

Avete mai avuto l’impressione di non essere ascoltati mentre raccontate un fatto? Impressione confermata quando, non appena terminato il racconto, il vostro interlocutore ha iniziato  a narrarvi una sua personale avventura? Più bella, più eroica, più avvincente, con protagonisti più importati? In quel caso, il vostro racconto è servito solo per dare il tempo all’altro di pensare ad una storia più epica.

Cercate di evitare di cadere nello stesso tranello.

Inoltre, citare il nome di personaggi importanti e coinvolgerli nelle proprie storie come amici cari, fa tanto amico insicuro.


Netiquette.

L’etichetta della rete non è defunta negli anni ’90, ma dovrebbe essere viva e vegeta.

Della corretta stesura di una email si è già discusso qui. Passiamo oggi ai social network, spesso vera e propria sacca di malcelata maleducazione.

Il principio 0 è che quello che si scrive sulla rete rimane, e non è slegato dalla vita reale. Per questo motivo, iscriversi in gruppi chiusi dove circolano filmati pedopornografici non è una grande idea. Lo stesso dicasi per gli insulti sotto i post del vip di turno, o perfino di un vostro amico/a. Non scrivete mai nulla che non direste a voce, in un bar, davanti ad un espresso. Anzi: avete qualcosa da dire? Parlatene a voce, in un bar, davanti ad un espresso.

Capitolo insulti a parte, legato in effetti ad un ambito giuridico – esatto, si rischia la denuncia – più che al bon ton, ecco un paio di consigli per comportarsi al meglio in rete:

  1. Scrivere tutto in maiuscolo significa urlare, o meglio: URLARE;
  2. L’ironia è una bella cosa. Il balck humor ha però troppe sfumature, molte delle quali sfocianti nell’offesa;
  3. Taggare a caso la gente nelle proprie cose perchè abbiano visibilità è pouttosto scortese;
  4. Le discussioni si affrontano in chat o di persona. Non tra i commenti.
  5. Pubblicare stati provocatori e stupirsi per la marea di commenti è una cosa che si commenta da sola;
  6. I social non sono fatti per discutere di politica e religione. Per quello, è meglio passare dal virtuale al fisico.

Trovate qui altre informazioni utili. Esatto, è il sito dei carabinieri. Come dicevo, la rete non è slegata dalla realtà.


Mattia Barana.

 

 

 

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