Sanremo 2019: la prima puntata, minuto per minuto


20:47 – Parte l’Eurovisione

Ci siamo! Tim ovviamente sponsorizza anche quest’anno qualsiasi cosa, dal cerone di Baglioni alle extension blu della Bertè. Perlomeno so dove stanno finendo le mie bollette.

Si apre il sipario blu oltremare con questa specie di plancton che sguazza qui e là. Alla ricerca di Nemo, insomma.

Compaiono anche tre figure, su una pedana che sembra un patibolo o un trampolino. Cagnotto, Dallapè e un’infiltrata? No, sono proprio i nostri tre eroi. Sotto di loro, un numero impressionante di ballerini esegue numeri alla Cirque du soleil.

Baglioni e Bisio cantano giustamente Baglioni. Sanremo è Sanremo ma Baglioni è Baglioni, anche se questi uomini sotto di loro si scuotono come se un suv fosse passato sui loro alluci. Okay, se una voce fuori campo iniziasse a ripetere ‘uno – dos – tre – cuatro’ potrebbe essere la sigla di Paso Adelante. Lola sei tu?

Scendono le scale, tutti e tre assieme. La Raffaele starebbe bene anche con un sacco di iuta addosso, Bisio sembra già sudato, Baglioni attacca con il suo discorso, manine giunte dietro la schiena. Parte la messa cantata più seguita d’Italia.


20:53 – Cordialità

Vabbè, tutti emozionati, gag sulle banalità che si dicono a Sanremo. Sì, scendere quella scala è il sogno recondito di tutti. Lo è anche capire perché tutte le attrici indossano Prada o Versace e Manuela Arcuri invece sembra sempre vestita OVS, ma non mi sembra il momento di sottolinearlo.

Baglioni liquida tutto con un pronti e via, poi specifica che la meta del festival è l’armonia. La storia che lui sia il dirottatore artistico, un proiettile impazzito, si sposa davvero molto bene con la spiegazione precisa, dettagliata, infinita, noiosissima, martellante, del regolamento. Di nuovo senza eliminazioni? Ma che gara è? La tombola di Natale? Ah, tra l’altro, la giacca di Bisio sembra uscita dall’armadio di Elton John.

Lanciamo un applauso per la prima papera della Raffaele, che mi pare già truccata come Sabrina Ferilli.


20:58 – ci siamo, inizia effettivamente la gara.

Magari finiamo prima delle due di notte, dai. Lo so, sono un illuso, ma ci spero sempre.

Apre Francesco Renga, via al televoto. Al primo “dirige l’orchestra” mi sciolgo sempre. “Sei bellissimo” si sente urlare. Effettivamente, credo proprio che serva ricordarglielo, ha l’aria di uno che non ne è assolutamente consapevole.

Aspetto che torni, titola la canzone. Aspetto di riascoltarla perché mi ha detto poco. Punto a suo favore, cammina sul palco e ha una mobilità che lo rende già più disinvolto rispetto alla media di salme che affollano quel palco. Ma ha un filo steccato?


21:04 – Nino d’Angelo e Livio Cori

Dirò una cosa molto impopolare. Il fatto che ogni anno un qualche neomelodico canti in napoletano a Sanremo mi mette una strana mestizia addosso.

Dai, Nino d’Angelo che – abbandonato il caschetto biondo e il dolcevita bianco d’ordinanza – raspa “Amoooreeeh” nelle orecchie del socio è uno spettacolo poco piacevole. Livio Cori (tra parentesi: ma chi è?) peraltro ha un terribile ciondolino argentato appuntato sulla camicia e indossa anche una vistosa catenina al petto. Aiuto.


21:09 Nek è sempre pronto

Hanno presentato Nek sul palco come se dovesse scendere Bob Dylan. Il maestro Massimo Zanotti che dirige l’orchestra è chiaramente Severus Piton con la permanente.

Lui è sempre uguale. Nek, dico, è immutabile: lui, la sua voce, il modo di fare: giubbotto di pelle, occhi sbarrati e via, pronto a sfornare un pezzo ultra-radiofonico. Credo ci sia riuscito anche questa volta, con un testo che somma scontate frasi sull’amore; non ho solo capito cosa voglia dire il fatto che si farà trovare pronto “con l’amore in mezzo ai denti”. Tipo lattuga tra gli incisivi? Quindi per spazzare via l’amore basta il filo interdentale? Mentre rifletto sui legami tra amore e ortodonzia, scatta la pubblicità.


21:17 – Minacce aggratis.

Ma chi urla? E perché fingono di non sapere chi debba parlare? Okay, reiterata la battuta sull’età di Claudio (uno dei due, a piacere). Se partiamo con la manfrina che Bisio è calvo faccio harakiri col telecomando.

“Ci vediamo dopo dietro”, dice Baglioni con il tono di chi ha amici che hanno amici. Vorrebbe dirlo anche con quello sguardo ma, per qualche motivo strano, le sopracciglia continuano a non muoversi.


21:19 – Gli Zen Circus.

L’amore è una dittatura. Ussignur, questo è il figlio di Cocciante!! Condividono la stessa parrucchiera, perlomeno. Gli altri due membri della band sono appena usciti dal noto programma ‘Camionisti in trattoria. Pittoreschi.

Comunque noto che quest’anno non hanno badato a spese per le luci!

Ma i due sbandieratori lì davanti? Mi state dicendo che Alba Parietti non viene al festival perché al posto della sua sedia hanno messo una piattaforma per due alfieri di contrada?


21:23 – Lancio dell’Eurovision, la Raffaele gorgheggia.

Bisio e Raffaele continuano a fingere di darsi fastidio l’un l’altro, in un perpetuo battibecco. Lo sketch immagino sia una denuncia sociale che raccoglie il malcontento dell’elettorato del PD.

A me interessava francamente questa cosa dell’Eurovision, ce la siamo persa un po’ per strada!


21:25 – Il Volo. Bah.

Il Volo, l’anello di congiunzione tra i Take That e Placido Domingo. Scherzo, è chiaro: piacciono a tutto il mondo ma qui faticano a decollare. Poi iniziano a cantare e capisco anche perché.

Aaah, il doppio petto gessato a righe larghe NO. L’abito non farà il monaco ma, se proprio vogliamo, la voce profonda certamente non fa il tenore. Quello al centro poi indossa anche delle scarpe immense e di un color carta da zucchero poco plausibile.

Il testo parla d’amore, una coppia che è una coppia vera, e stanotte stringimi, e stanotte amami, e stanotte baciami. Avanguardia.

Standing ovation. Ah.


21:30 – Loredana Turchina.

La Bertè indossa sempre abiti cortissimi. Gira così da tempo: per certi versi, sembra anche poterselo permettere, solo che sta anche vagamente cercando di sollevarsi la gonna. Aiuto, il regista in cabina starà impazzendo per evitare di inquadrarla. Così sembra un ibrido tra Britney Spears nel 2007 e la prozia brilla della fata turchina.

La canzone forse non è il suo pezzo migliore ma lei sembra invece molto convinta. Però era anche convinta di se stessa quando ha calcato questo stesso palco a braccetto con Gigi D’Alessio, quindi non mi fido tanto. Ripensandoci, in effetti ogni altra esibizione sarà un passo, per quanto ciondolante, in avanti – a meno che nella serata duetti non opti per Pupo.

“Cosa vuoi da me”, “cosa vuoi per te”, “cosa ti aspetti dentro di te”‘. Troppe domande, io mi sto ancora chiedendo cosa tenga dentro a quel borsellino. Gli zigomi di riserva? Quelli nuovi sono amovibili, credo.


21:36 – Bocelli e il figlio mi fanno sentire inadatto.

Arriva Andrea Bocelli. Capito che poi abbiamo in gara Il Volo? Sorvoliamo, appunto.

Chi inizierà con le battute sul fatto che non vedeva l’ora di duettare con Baglioni vincerà il premio originalità. Insieme alla canzone di Nek, ovvio. Anche Bocelli indossa un chiodo di pelle – e sembra quello che indossava anni fa: Baglioni ha dato l’ordine definitivo di svecchiare il Festival?

Ah, canta di nuovo? Sì, con il figlio. E conferma la teoria del chiodo di 25 anni fa. Tra l’altro, com’è che il figlio di Bocelli ha la mia età ma parla dodici lingue e sembra il fratello figo di Gabriel Garko? Figo e talentoso, s’intende. Giustamente, sa anche cantare piuttosto bene.

Avrà qualche difetto, vero? Tipo uno scantinato buio in cui dà fuoco ai dischi del padre e fa scherzi telefonici all’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti?

Boh, nel dubbio mi sento emotivamente più vicino al segmento successivo. Sì, la pubblicità della Nutella. Che vi devo dire, lui ha i talenti, io i brufoli.


21:56 Daniele Silvestri

Non ho ancora terminato questo esame introspettivo sulle mie mancanze che alzo lo sguardo e mi accorgo che è arrivato il momento serio del Festival.

Argento vivo parla di un sedicenne che vive in un istituto da quando è nato perché iperattivo. Ora lo tengono sedato e la cosa è, effettivamente, terribile. Parte anche il momento rap – canta anche Rancore.

Silvestri scuote la testa, sperando immagino che il testo scuota qualche coscienza.


22:03 – Bisio rischia.

Bisio intrattiene le masse mentre Baglioni continua a darsi alla macchia. Sta aiutando la Bertè a cercarsi i pantaloni?

A ogni modo, Bisio ci riferisce che Passerotto non andare via ha circa mezzo secolo e che Baglioni ha superato la Quota 100. Eccoci, parte il Bisio politico: difende il dittatore (no, quest’anno è dirottatore, chiedo venia) artistico dagli attacchi pre-Festival sulle sue frasi sull’immigrazione. Inizia un lungo monologo: invita in sostanza al passerotto-gate, perché nelle sue canzoni si parlerebbe spesso di immigrazioni. Non riesco a capire se sia un modo più o meno ironico di rispondere a critiche sceme o di ridare vita a una polemica sterile.

Che poi, piccola parentesi: chi urla contro la politica a Sanremo immagina quale noia si respirerebbe all’Ariston altrimenti? Siccome l’età media – tra ospiti e cantanti – è di 84.3 anni, l’effetto pisolino al centro anziani di Cesano Boscone è dietro l’angolo.

Il momento, giustamente, si chiude come si chiudono tutti gli intermezzi dei Festival a cura di Baglioni: cantando.


22:13 – Federica Carta e Shade.

Virginia Raffaele ci riferisce che a nove anni a malapena scriveva. Siccome ora canta, balla, recita, imita e conduce, immagino ci stia confortando: si può sempre migliorare e anche in fretta. Annuncia, ad ogni modo, l’ingresso di Federica Carta e socio sul palco.

Credevo che Lelly Kelly avesse chiuso bottega e invece, con un subdolo colpo di coda, deve aver confezionato quel grumo di glitter che indossa la fanciulla. Assieme a lei, Shade ha una camicia senza colletto molto anni ’80 e ai piedi un paio di scarpette ortopediche per piede equino.

Forse la canzone piacerà ma loro due mi sembrano un po’ slegati. Questa interpretazione mi sta facendo rivalutare le capacità espressive di Gabriel Garko nell’indimenticabile ruolo di Tonio Fortebracci.


22:18 – Mina m’inganni, lo so.

Mina, amica mia, basta. Da tre anni canti le pubblicità della Tim e io ti aspetto al festival.

Il risultato? Tu non ti smuovi da Lugano e io sento la tua vocina strapazzata ogni volta che chiamo il 187. Questo si chiama giocare con i sentimenti altrui.


22:19 – Ultimo’s back to black.

Ultimo è sempre stato così vagamente simile a Fabrizio Moro? Canta al piano e la canzone mi pare anche piacevole, solo che qui cantano tutti, ospiti e fiori di Sanremo compresi, e inizio a confondermi. Non sono sveglio come il figlio di Bocelli, io.

A parte questo, abbiamo almeno un testo che sembra autobiografico e che non è condito da sedicimila frasette motivazionali tratte dall’ultimo libro di Roberto Re. Il problema? La lunghezza della sua giacca. Pazienza, l’esibizione è stata comunque piacevole.


22:24 – Favino abbandona il camion Barilla e torna a Sanremo

Nuovo vestito per Virginia Raffaele. Un colapasta brilluccicoso al collo attaccato a un abitino nero. Okay, abbiamo evocato il sacco di iuta ma non cadiamo troppo in basso, grazie.

Torna Favino, elegantissimo e sbarbato. I due dicono che si esibiranno nel musical dell’anno. I Queen anche qui? Inizia un eterno attimo di silenzio alla De Filippi e sono sinceramente destabilizzato. Dopodiché, lei compare vestita da Mary Poppins, lui da Freddy Mercury. Dietro si affastella una pletora di ballerine vestite da suora In effetti, un mash-up tra i tre musical potrebbe essere carino.

Ed è così, a dimostrazione che anche i momenti meno plausibili possono essere piacevoli se (e solo se) chi li svolge ha talento. E qui di stoffa ce n’è, è indubitabile. Questo momento che con faciloneria qualcuno definirà trash riesce anche piuttosto bene. Solo che l‘inglese della Raffaele sembra l’italiano di Flavia Vento.


22:40 – Ci son due conduttori ed un orango tango …

Favino presenta sul palco Claudio Baglioni – che oramai sale, dice qualche frase altisonante, canta, dice altre due frasi altisonanti ed esce. Favino ha voglia di esibirsi in un altro numero: ma vuole oscurarli definitivamente tutti?

In effetti sì, ed è credibile anche cantando filastrocche per bambini, mentre Baglioni m’inquieta. Bisio, cambiata la giacca, torna sul palco, saluta i due ma esce subito – credo volesse solo sbaciucchiarsi Favino.


22:44 – Paola Turci.

Canta Paola Turci, di bianco vestita. Scollatura vertiginosa, voce graffiante, spicca bene sulle luci viola. La canzone a un primo ascolto non mi dispiace.

Lei però mi scivola un po’ addosso. Adesso so che la osanneranno tutti, ma mi lascia un filo indifferente …


22:48 – Motta non mi convince

Passi la camicia anni settanta. Passi la situazione tricologica complessa. Passino i pantaloni da Zorro. Passi anche la guancia sudata. Però la canzone Italia amore mio no, dai. Per gridare al mondo e a Dio: “Italia amore mio'” lo cantava Pupo con il Principino e Canonici, non me l’aspettavo dal premio Tenco 2015. Si assesta tra il banale ed il già sentito, purtroppo.

Belle le intenzioni ma questo primo ascolto mi convince quanto mi convinceva la Gelmini come ministro dell’Istruzione. Mi sono perso, canta lui. Anche io, temo.


22:57 – Boomdabash! Boombadash? Boh.

La Raffaele, mentre senza motivo apparente saluta i Casamonica, sfoggia un vestito nero e argento scollato. Ci siamo risollevati.

Cantano i Boomdabash, per capirci quelli di Questa sera non ti dico no. No, non la voce del ritornello, quella era la Bertè e l’abbiamo già vista (perlomeno, abbiamo visto le parti aggiunte più di recente).

La canzone è trascinante, loro sono vestiti di bordeaux, sembra che abbiano vinto una borsa di studio in un college privato nel Regno Unito, ma questa collanina disturba l’insieme. Vanno di moda o ne distribuiscono a manciate dietro le quinte?


23:02 – Ci muoviamo please?

Momento Addams Family per i tre conduttori, che sono anche autoironici. ‘Nsomma.


23:04 – Patty Pravo/Bob Marley e Briga.

Nicoletta Strambelli, per quanto mi riguarda, può vivere di rendita a Sanremo per aver presentato nel ’97 E dimmi che non vuoi morire. Salita sul palco, cala il gelo. Un silenzio imbarazzante. Lei biascica qualcosa, nulla accade. Le si avvicina Bisio e … Cielo, ma questa ha i dreads!

Per il resto è vestita come Francesca Cacace, con un paio di pantaloni attillati sgargianti, giacca abbinata ed un top vedo-non vedo-okay, ho visto troppo. Giustamente, per paura di sbagliare camicia, l’ha lasciata nell’armadio. Perché l’orchestra continua a non partire? Adesso da buona veneta Patty ci molla giù un bestemmione.

Finalmente, l’imbarazzo termina e loro iniziano a cantare. Lui, più che altro. La Pravo è sempre più eterea, non riesco mai a capire se lei sia tra noi o se sia ancora a fare la coda allo stand del Giappone all’EXPO 2015. La canzone ha perfino qualcosa di poetico. A chi avanzerà dubbi sulla partecipazione di una settantenne in evidente stato confusionale al Festival rigiro la domanda: perché, invece, Briga sta tra i Big?

La Raffaele sale sul palco e la imita, la Strambelli, evangelica, le accarezza la guancia. Santa subito, forse questo è un suo ectoplasma e possiamo considerare la performance un miracolo post-mortem.

In ogni caso, non vorrei essere nel fonico che ha commesso qualche errore stasera. Patty mi sembra incline al perdono quanto l’idra di Lerna o Putin.


23:12 – Cristicchi ci incanta.

Cristicchi continua ad avere la chioma di Allevi e ora ha anche la barba di Vessicchio, solo che più nera. Le sue canzoni sono sempre molto dolci, questa lo è anche troppo. A tratti temo che attacchino con Symbolum 77.

Devo correre a leggermi il testo perché mi sembra affascinante. Lui poi si siede sulla scalinata e credo che in platea, chi ancora è sveglio, abbia la pelle d’oca.


23:16 – Fabrizio Frizzi.

Baglioni sale sul palco e ricorda Fabrizio Frizzi. Scroscia un lunghissimo applauso, meritato, perché questo omaggio in punta di piedi era doveroso.


23:24 – Giorgia knows how to do it.

Sale sul palco Giorgia, con un vestito che ha la foggia di un prendisole e i colori dei tailleur di Jessica Fletcher. La mia lingua maligna potrebbe proseguire ma me la mordo non appena apre bocca. Ecco perché è ospite e non concorrente.

Al momento “Whitney Houston” lo spirito di Nilla Pizzi che aleggia tra le sale dell’Ariston ha ripreso vita e ha iniziato a danzare con quello di Claudio Villa.

Entra Baglioni, che ha dall’inizio della puntata lo stesso farfallino nero. Viene evocato anche Pippo Baudo, sempreverde talent-scout della musica italiana.

Miracolosamente, non l’hanno costretta a cantare una canzone di Baglioni: può cantarci la complicatissima Come saprei e niente, ci dimostra che sì, Sanremo è ancora una kermesse musicale godibile.


23:36 – Grandi speranze.

“Fra poco, è un poco relativo, vi daremo i parziali”.

Cosa vuol dire che è relativo? Vi prego, amici, non diamo la linea direttamente a La prova del cuoco.


23:37 – Le mille incarnazioni di Vasco Rossi.

Achille Lauro calca l’Ariston per la prima volta. Catenina d’ordinanza (ma non ho capito, me ne devo procurare una pure io?), completino color gelataio e via, una canzone che sembra adatta a Vasco Rossi.

Credo – spero – che lo omaggi volutamente (Voglio una vita così … spericolata?) ma poi parte l’autotune e fa tanto Cher (Do you belieeeeeve in life after loooove?). Passabile, cosa ne dite?


23:43 – Arisa si sente bene.

Arisa torna per la quinta volta sul palco e ci dimostra che in dieci anni possono esserle successe tante cose ma che no, non ha ancora del tutto imparato a vestirsi. L’abito da infermiera/camicia di forza/vestaglietta sbracciato mi fa rivalutare le gambe a vista di Loredana Bertè.

Lei, peraltro, è uno di quei personaggi sempre in bilico tra Bambi e l’Anticristo, una capace di scagliarsi contro Simona Ventura (sei falsa Simona!) facendoci vedere da vicino come può essersi svolto lo scontro tra Davide e Golia, Leonida e la Persia, Las populares e Las divinas.

La canzone però è orecchiabile, anche se sa di “già sentito”. Ad ogni modo, lei sale e scende di ottava con una leggerezza imbarazzante, quasi da principessa Disney. Ecco, potrebbe essere la colonna sonora di film sull’autoconsapevolezza. Da riascoltare.


23:48 – Claudio dabba.

La Raffaele chiede chi informi Baglioni sui nuovi generi musicali. Chiunque egli sia, se ha tempo ho bisogno di ripetizioni anche io.

Spero però che le battutine sull’età dei conduttori possano terminare con questa prima puntata. Le troverebbe scontate Paolo Ruffini.

Per il popolo di internet (o internét) Claudio Baglioni dabba. L’ho già detto? Avanguardia.


23:52 – Ri-rotolando verso sud.

I Negrita! Sono in gara anche loro! Ma dai! Ma lo sapete che Rotolando verso sud è del 2005?? Incredibile.

Devo dire che preferisco ricordarmeli nella loro versione del 2005. Come canta in maniera un po’ ossessiva, questo brano non mi va. Sopra di noi, ci dicono, la gravità di un cielo che non ha pietà. Ah. Mi sfuggono il senso e il significato di tutta questa profusione di immagini di repertorio.


00:01 – Momento ‘Nella vecchia fattoria’.

Virginia Raffaele chiama Claudio, Claudio, Claudio … lo spirito di Claudio Villa risorto poco fa? Ah no, Claudio Santamaria. Peccato, sarebbe stato interessante.

Ma cosa stanno cercando di fare questi quattro sul palco? Ah, sono in quattro, il Quartetto Cetra. In mezzo a questi Claudii in versione 3×1, si esibiscono in un medley di canzoni legate da un brano profondo, incisivo, potente.

Nella vecchia fattoria. Mi ripeto: avanguardia.

L’autoironia è un’arma potentissima, eh. Solo che prima di mezzanotte.

Si lanciano poi nella Vecchia fattoria vegana, ma non sto ascoltando. Sto pensando che l’obiettivo del Festival è l’armonia tra i popoli ma che la Raffaele con quei bicipiti potrebbe mettere in discussione la pace anche nella bisca sotto casa.


00:14 – Ti regalerò una rosa.

Ghemon canta Rose viola. Deve aver appena finito di tingerle perché è ancora vestito da imbianchino. “Rose viola” che rima con “sulle lenzuola”. Di nuovo, l’avanguardia è di casa.

Non so se mi turbi di più questo look da Tonio Cartonio sotto acidi o la canzone bruttina. Che poi, nemmeno con il look strano questo può distinguersi in mezzo agli altri ventimila concorrenti. Per farsi largo tra la Bertè e la Pravo non serve uno stilista istrionico ma un carro armato sovietico.

Ah, chi è Ghemon?


00:26 – Einar potrebbe regalare gioie.

Canta Einar, giovanissimo, freschissimo, con il colletto della camicia prezioso e senza collanina. Finalmente! Il vucumprà fuori dalle quinte deve essersene andato a dormire.

Questo comunque vuole scrivere l’amore con parole nuove. Tesoro, forse Sanremo non è il posto ideale, ecco. La canzone, comunque, merita un secondo ascolto. Ringrazia anche timidamente a fine performance, carino.


00:29 – Calorosi saluti.

Anche i conduttori accusano la stanchezza. Bisio scende in platea. Segnalo che la direttrice RAI che si abbraccia ha la presenza scenica di un polaretto. Perché l’abbiamo dovuta salutare? S’era appisolata?


00:32 – Ex-Otago.

Riesco a capire solo che il vocalist sembra il professor Lupin di Harry Potter. Dopodiché, la combinazione camicia di jeans è inadatta, così come questa canzone. O meglio, questa canzone è inadatta a questa fascia oraria. Diciamo che non è l’emblema della frizzantezza, per capirci.

Finalmente succede qualcosa: cinge in un abbraccio una bella ragazza in platea. Poi la canzone si chiude e scatta la pubblicità.

Portatemi i sali.


00:41 – Quando fanno così, ne ho timore.

Mancano ancora quattro cantanti. COME? Ma quanti sono in gara?


00:42 Lady Tata

Le nostre anime di notte non è il nome di un film con Robert Redford e Jane Fonda? Non importa, la Tatangelo ha sempre una bella voce ma un visino tirato che fa sembrare Patty Pravo una bellezza acqua e sapone.

La canzone è eseguita bene, senza sbavature. Solo che è abbastanza dimenticabile. Annina porta a casa un bel risultato ma non so quanto potrà andare avanti. Ah già, non c’è eliminazione quindi ce la portiamo avanti fino alla fine. Ufff.


00:47 – IRAMA

Aiuto, ma non è già passato? Ah no, quello è Einar. Cavolo, con due cifre sembrerebbe il codice di prenotazione dei biglietti del Frecciarossa.

L’attacco è nenioso, ma lui ha una vistosa spilla e due orecchini formato lampadario e questo risveglia la mia attenzione.

Poi il testo forse parla di violenza domestica, lui mi assomiglia un po’ a Justin Timberlake prima maniera e credo sia accompagnato da un coretto gospel – a meno che non siano allucinazioni dovute alla stanchezza.

L’effetto generale è di una bella canzone statunitense. Il che non è un pregio di per sé ma qui mi sembra che ci siano degli elementi interessanti.


00:53 – Enrico Nigiotti.

Coraggio, è il penultimo. Okay, sta continuando a cantare che staserà chiuderà gli occhi e non dormirà.

Poverino, è proprio il momento sbagliato. La canzone non è male ma spero di poterla riascoltare in un momento in cui il suo trucco sia meno bronzé e io più lucido. A occhio e croce ha un pezzo che più sanremese non si può.


00:58 – Forse ci siamo.

Mahmood chiude la prima puntata. Accompagnato da un maestro malvestito – ma chi li conta più oramai – inizia a cantare.

La canzone può avere successo ed è forse uno dei pezzi meno sanremesi che sia mai stato presentato a Sanremo. Chissà cosa ne penserà la demoscopica – a proposito, cos’è la #demoscopica? Bah!

Si parla di soldi, dignità, situazioni difficili. Altro testo su cui ritornare.


01:02 – Collegamento con il Dopofestival.

MA COSA MA COME MAI MA DOBBIAMO COLLEGARCI CON CHI ADESSO!?!

Rocco Papaleo scende le scale sanremesi ed è un nuovo coccoloso tripudio di baci e abbracci. Davvero è il momento di presentare il Dopofestival?

Pietà, ragazzi, pietà.

01:06 – Classifica (parzialissima)

Per non scontentare assolutamente nessuno, anche quest’anno abbiamo tre fasce e non una vera e propria classifica. Buonisti.

Ad ogni modo, troviamo tra i blu i più graditi, tra i rossi i meno graditi, tra i gialli quelli che nessuno s’è filato.

ROSSO: Marmood (immaginavo), Lauro (nemmeno Vasco s’è mai piazzato tanto bene) Nino d’Angelo (l’ho detto io) Einar (peccato!) Ghemon (capita) Motta (non ha certo brillato) Ex-Otago (meritavano) The Zen Circus (senza lode senza infamia).

GIALLO: Nigiotti (farà meglio?) Federica Carta e Shade (troppo glitter) Dumbadash (orecchiabilissimi) Negrita (anche troppo) Turci (appunto, scivolata un po’ via) Tatangelo (chi l’ha votata?) Pravo (ora sta picchiando il fonico) Arisa (vedremo).

BLU: Bertè (le gambe hanno funzionato) Silvestri (addirittura!) Irama (ci sta) Christicchi (delicatissimo – troppo?) Renga (figuriamoci) Il Volo (aridaje) Nek (figuriamoci bis) Ultimo (il nome gli porta bene).


01:11 – Sigla!

Dai, la sigla finale, sono quasi curioso.

Ah, ma è quella dello scorso anno, sempre realizzata in stile Jimmy Fallon. E tutti insieme: po -popopopo-popopopo-popopopo.

A domani, con un nuovo commento in direttissima!


Mattia Barana.

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