Il popolo curdo: l’Università prende posizione contro il massacro.


L’appello di Link Siena: non lasciamo solo il popolo curdo


Ieri è successa una cosa bellissima: studenti e professori al banco, seduti gli uni accanto agli altri ad ascoltare testimonianze e interventi, pronunciandosi contro l’attacco al popolo curdo. Ripetutamente è stato ribadito quanto non fosse una manifestazione istituzionale né politica, ma di fatto dimostrava nella larghissima partecipazione la volontà di schierarsi contro determinati interventi.

Si parla dell’attacco della Turchia contro i curdi del nord-est siriano, annunciato il 9 Ottobre dal Presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Una triste sorte, quella dei curdi, che risale alla Prima guerra mondiale, quando furono divisi tra Siria, Iran, Iraq e Turchia. La causa? La volontà dei sempre presenti “occidentali”.

È proprio contro il sistema capitalistico occidentale che si batteva Lorenzo Orso Orsetti, il ragazzo fiorentino che trovò nella causa di Rojava non solo un modo di vita alternativo, ma anche una lotta per la libertà contro i potenti.


Zona cuscinetto

Rojava si trova nel nord est della Siria, quell’area che Erdogan vuole conquistare come zona-cuscinetto, dove si vive di autarchia. Qui, le donne si battono per la libertà in gruppo separato dal Ypg (milizie curde maschili che hanno anche combattuto contro l’Isis), lavorano per un riconoscimento sociale. Sull’onda delle primavere arabe questo gruppo di curdi si è costruito un’organizzazione in cui un comitato direttivo prende le decisioni.

Lorenzo si è dapprima trasferito momentaneamente, seguendo i cosiddetti Internationals, cioè ragazzi che andavano per breve periodo a vivere in questa realtà, per poi tornare e diffondere l’esperienza. Quella di Lorenzo, però, fu più intensa. Decise di rimanere, consapevole del rischio che comportava aiutare il popolo curdo.


I noti precedenti

In riferimento all’esempio di Orso, il Prof. Mugnaini è intervenuto con una riflessione interessante: l’utilizzo della violenza. Tanto aberrata nel nostro sistema, è la stessa che ci ha portato alla liberazione, attraverso le lotte partigiane. Eppure, la violenza che ha anche negato la vita a molti. Davvero è l’unica via possibile per cambiare le cose? porrebbe fine alle sofferenze del popolo curdo?

Argomento delicato ma di importante riflessione, perché quella dei curdi siriani non è solo una risposta di violenza ad altra violenza nel senso stretto del termine. Noi li abbiamo divisi, li abbiamo armati o soppressi a seconda degli scopi puramente economici (che d’altronde sono l’unico movente di tutti i nostri disastri, anche ambientali). In ultima battuta, li abbiamo traditi. Lasciandoli pericolosamente soli.

Se l’Isis è stato armato dalla Turchia, infatti, la presenza degli USA in terre siriane garantiva comunque un fattore inibitorio verso il disastroso intervento turco.

Lorenzo, due settimane prima della sua scomparsa, il 18 Marzo 2019, aveva manifestato la sua preoccupazione a riguardo della ritirata americana, che voleva dire solo una cosa: Recep Tayyip Erdogan a mano libera. E così è stato.


Possiamo aiutare anche noi il popolo curdo.

Gli studenti di Link ci ricordano che possiamo fare qualcosa anche noi. Ad esempio, dare una mano con la raccolta fondi sulla piattaforma https://buonacausa.org/cause/emergenza istituita da Mezzaluna Rossa. Il presidente dell’associazione è intervenuto in conferenza via skype, manifestando la gravità della situazione.

In alternativa, si può contribuire direttamente dal sito http://www.mezzalunarossakurdistan.org/.


Informiamoci!

Per quanto riguarda le informazioni sulla ragione del conflitto, trovo particolarmente esauriente questo articolo: https://tg24.sky.it/mondo/approfondimenti/turchia-siria-curdi-conflitto-storia.html.


Ludovica Carlini

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