Lavorare molto è un mito vecchio e dannoso.

In un periodo dove si cerca di ottimizzare ogni aspetto per consentire il miglior risultato possibile nel minor tempo, le ore di lavoro sono diventate un target importante per molte delle migliori aziende nel mondo.

Scommetto che almeno una volta nella vostra vita vi siete trovati in un bar e avete incontrato il tipico tavolo con persone anziane che giocano a carte. Tra una mano e l’altra non è raro che si lascino andare in racconti dove decantano le loro gesta da lavoratori instancabili e irriducibili. Non fraintendetemi, rispetto molto quella categoria di persone e ne rientrano anche i miei nonni; citando però una frase da una nota serie di libri di Stephen King, il mondo è andato avanti.

Più lavoro = più rendita?

L’idea di lavorare il più possibile trova le sue radici nella Seconda Rivoluzione Industriale. Nelle catene di montaggio servirsi di una buona manodopera faceva spesso la differenza nei guadagni. In tempi moderni però, dove buona parte dei processi sono automatizzati, i lavori definiti “da ufficio” hanno preso una buona fetta delle mansioni lavorative. In impieghi dove la propria energia fisica si mescola con energie mentali, però, il discorso si fa molto più complesso. Vivere infatti in un ambiente poco motivante o, peggio, opprimente può affossare completamente la produttività di un impiegato, indipendentemente dalla propria forza di volontà. In casi in cui si assegnano lavori mensili con delle scadenze o semplicemente ci sia la possibilità di fare straordinari, emerge un’altra problematica critica: la deprivazione del sonno.

Chi non dorme non piglia vantaggi.

Per quanto sia spesso preso sottogamba, dormire le giuste ore di sonno (generalmente 8) è la base di una buona e duratura salute. La problematica del sonno è tutt’ora presa in considerazione da molti paesi, primo fra tutti il Giappone, dove c’è una parola riferita proprio alle persone che muoiono di stanchezza da troppo lavoro: karoshi. Per cercare di ovviare tale condizione , diverse aziende ed organizzazioni permettono ai loro dipendenti di fare un power nap, ovvero un breve riposo della durata di 20-30 minuti. La NASA è una di queste, riscontrando un drastico miglioramento nella produttività e nel benessere dei propri impiegati.

Aprirsi a nuove possibilità.

Come suggerito dall’imprenditore Tim Ferris nel suo libro The 4 hour work week , il vero “ricco” non è quello che guadagna molto lavorando 80 ore a settimana ma chi guadagna una cifra rispettabile riuscendo a organizzare il proprio lavoro in poche ore la settimana. Tra i vari metodi che suggerisce c’è l’outsourcing, ovvero pagare qualcuno per svolgere attività che richiedono molto tempo ma che contribuiscono poco al risultato. Per esempio, una persona che fa video su YouTube su consigli nutrizionali può pagare un’altra persona per montare video o creare animazioni, concentrandosi unicamente sul contenuto e risparmiare una cospicua quantità di tempo per un prezzo ragionevole.

Aprirsi a nuove possibilità rispettando il proprio corpo, ottimizzando le proprie mansioni e utilizzando il web come leva sembra la nuova prospettiva per il lavoro del futuro. Quindi, quando sarete anziani, potrete raccontare al tavolo con i vostri amici di aver sfidato la convenzione sociale scegliendo magari di lavorare a casa da remoto, poco prima di buttare la carta decisiva per vincere una mano a briscola.


Giovanni B. Della Posta

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