La Carmen di Bizet e le contraddizioni della borghesia di fine Ottocento

 


L’irriverente eroina dà scandalo nella Parigi perbene


Questa domenica Quattroequaranta vi porta a Parigi, ma anche a Siviglia. Ho forse il dono dell’ubiquità? No, semplicemente parleremo della Carmen di Georges Bizet (1838 – 1875), opera composta tra il 1873 e il 1875. E che c’entra lo scandalo? Tranquilli, vi spiego tutto.


Alla fine dell’Ottocento la forma di intrattenimento più importante per il pubblico borghese era l’opera lirica. Qualsiasi compositore dell’epoca doveva prima o poi scontrarsi con questo genere se aveva intenzione di costruirsi un nome. La situazione era assai più complicata a Parigi, dove regnavano incontrastate due grandissime realtà operistiche – l’Opèra e l’Opèra-Comique – che rappresentavano soltanto opere rigidamente conservative. Il pubblico voleva due cose: divertimento e tragicità melodrammatica, e non era richiesta alcuna novità. Il genere era cristallizzato in forme ben precise e difficilmente un compositore giovane riusciva a scardinarle e ad avere anche successo. Il giovane Bizet stava tentando l’impresa da anni. Finalmente, nel 1875, riuscì a vedere una sua opera, la Carmen appunto, rappresentata sul palco dell’Opèra-Comique. E dove sta lo scandalo? Beh, nella trama, ovviamente.

La trama della “Carmen”

La Carmen si divide in quattro atti ed è ambientata a Siviglia intorno al 1820, e si apre con un’Ouverture che è uno dei brani più noti della storia della musica classica.

Primo atto

La contadina Micaela (soprano) sta cercando Don José (tenore), durante il cambio della guardia. Suona una campana: escono dalla fabbrica le sigaraie insieme alla zingara Carmen (mezzosoprano), sospettata di contrabbando, che si guadagna il centro della scena cantando la famosissima habanera (L’amour est un oiseau rebelle). Si trova faccia a faccia con Don José, che pare non notarla, così lei gli lancia un fiore e corre in fabbrica, lasciandolo a raccoglierlo proprio mentre torna Micaela, che gli porta notizie di sua madre (Parle-moi de ma mère): come ultime volontà, la donna vuole che il figlio sposi la contadina. Dalla fabbrica salgono delle urla: una donna è stata accoltellata e si pensa sia stata Carmen. Il tenente Zuniga (basso) cerca di capire cosa sia successo, quindi invia José all’interno, che esce dalla fabbrica portando con sé Carmen. Arrestata e legata, Carmen esorta José a lasciarla andare, perché, dice, egli è innamorato di lei (Près des remparts de Séville). José, conquistato, allenta i nodi e lei, per ringraziarlo, lo spinge via e fugge, aiutata dalla folla. Il poveretto nel frattempo viene arrestato per tradimento.

Elina Garanca interpreta Carmen alla Royal Opera House il 30 Sett. 2009 © Robbie Jack/Corbis

Secondo atto

Nell’osteria di Lillas Pastia Carmen danza e canta con le amiche Mercedes (mezzosoprano) e Frasquita (soprano) (Les tringles des sistres tintaient). Entra Zuniga, che cerca di sedurre Carmen, ma viene interrotto dall’arrivo del torero Escamillo (baritono) (Votre toast, je peux vous le rendre). Carmen respinge le sue avances; confida poi alle amiche di essere innamorata di Don Josè, il quale arriva subito dopo essere stato rilasciato dalla prigione e le confessa il suo amore (La fleur que tu m’avais jetée). I due vengono interrotti da Zuniga, che esorta il giovane a tornare nell’esercito; questi si ribella e si prepara al duello, ma Carmen chiama in aiuto i contrabbandieri che li separano. Capendo che non può fare altro, José si unisce a Carmen e ai fuorilegge fuggendo dall’osteria (Là-bas dans la montagne).

Terzo atto

Sulle montagne, dove si trova il covo dei contrabbandieri, Carmen e José litigano frequentemente. Le carte predicono a Carmen una morte vicina e a Josè lo stesso destino. Subito dopo, non vista, entra Micaela alla ricerca di Don José. Arriva anche Escamillo: José, geloso del rivale, lo sfida a duello, ma vengono divisi da Carmen, conquistata dal torero. Micaela viene trovata nascosta tra le rocce e annuncia a José che la madre è in punto di morte: egli la segue, ma giura vendetta a Carmen (Ah! Je te tiens, fille damnée).

Quarto atto

A Siviglia è il giorno della corrida: la folla attende Escamillo che entra trionfante nell’arena. Carmen è ormai pazza di lui, tanto che gli si concede; Don José è però nei paraggi. Ignorando i consigli delle amiche, Carmen lo incontra e lui la supplica di tornare con lui. Agli sprezzanti rifiuti di lei, José la minaccia, ma lei gli getta addosso l’anello che le aveva donato mesi prima (‘C’est toi?? C’est moi!!’). La folla applaude Escamillo vittorioso, mentre José, accecato dall’ira, uccide Carmen con una pugnalata e si consegna poi ai gendarmi.

Elina Garanca e Roberto Alagna (Don Josè)
Foto: Ken Howard/Metropolitan Opera

La pietra dello scandalo

Ciò che turbò estremamente il pubblico parigino durante la prima non fu tanto il finale tragico, quanto l’assoluto realismo dell’opera. I personaggi, benché tipici del genere dell’opèra-comique, erano basati sul proletariato urbano contemporaneo; le loro condizioni erano le stesse di quelle degli operai di Parigi, così come i costumi e il modo di parlare. Inoltre l’eroina non era affatto un esempio impareggiabile di virtù: Galli-Mariè, la cantante che impersonò Carmen nella prima, venne descritta dalla critica come “la perfetta incarnazione del vizio“. Strano che i signori col cilindro si scandalizzassero vedendo rappresentata un tipo di donna che incontravano spesso nei bordelli, o una condizione di vita che loro stessi contribuivano a creare…

A livello formale, invece, la critica conservativa lamentava la preminenza dell’orchestra sulla voce, mentre quella più progressista invece gridava all’opposto. Insomma, fu un fiasco. Nessuno capiva esattamente cosa Bizet avesse portato sul palco. Serviranno anni (e le rappresentazioni a Vienna, a Londra e nel resto dell’Europa) prima che la Carmen venisse realmente apprezzata.

Qualche ripresa moderna

Il tema della habanera è stato riproposto in centinaia di colonne sonore (solo per citarne alcuni: Gli Aristogatti, la serie tv Mozart in the Jungle, Fame – Saranno famosi…) e numerose pubblicità, ma non solo. Il rapper e cantautore belga Stromae ha rivisitato questa celebre aria in una canzone, Carmen appunto, dedicata alla febbre da social network. Dategli un’occhiata.

Con questo si chiude il sipario, e ci rivediamo domenica prossima!


Federica Pisacane.

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