L’Epifania, che tutte le feste porta via. Ma quanta mestizia!

Quante volte lo avete sentito dire? Quante volte l’avete pensato? Con l’epifania, finisce tutto. Quella splendida giostra fatta di decorazioni natalizie, musiche festose, parenti ed amici che entrano ed escono, si ferma.

Giustamente, dobbiamo scendere. Storditi, confusi, spesso rattristati.

Oramai siamo grandi, sappiamo che tutte le cose hanno un inizio ed una fine. Eppure, il retrogusto agrodolce del 6 gennaio è difficile da ignorare. Quest’anno, per essere proprio certi che la mazzata colpisca in maniera efficace, cade anche di lunedì.

La giostra si ferma e bisogna cercare di ricapitolare quello che si è fatto finora, cioè poco, e che bisognerà fare, cioè tanto. Anche troppo.

Lo studente universitario medio ha gli esami a breve e, generalmente, gennaio e febbraio sono due mesi spesi a maledirsi perché si è in ritardo con lo studio, con la vita, con le bollette, con tutto quello che capita.

Inoltre, dopo l’Epifania bisogna anche tornare nella città in cui si studia. Lasciare casa, che per due settimane è stata protagonista delle abbuffate più colossali della storia, e raggiungere la propria stanza.

Si apre la porta e, a metà tra sirene e Bianconigli, gli unici ad accoglierci con i loro colori ammalianti e il loro portato d’ansia sono i libri.

Vi faccio a questo punto notare che, in realtà, l’anno dello studente conosce solo ripartenze. Abbiamo la fortuna, per molti versi, di vivere un capodanno dietro l’altro.


EPIFANIA IS THE NEW CAPODANNO?

Mi spiego meglio. Festeggiamo con il resto del mondo il 1 Gennaio, no? Siamo in vacanza, a casa, con amici, in un clima di festoso relax. Scatta l’Epifania e, da lì a poco, tutto cambia. Città, persone frequentate, programma di attività giornaliere, sentimenti, tutto. Inizia veramente il nuovo anno: ecco perché gennaio sembra sempre eterno: perché racchiude due vite in 31 giorni.

Dopodiché, finisce la sessione. Nemmeno il tempo di leccarsi le ferite e riprendono le lezioni: non si può più stare sepolti in casa o in biblioteca ma riprende la vita pubblica.

E iniziano, fateci caso, i soliti propositi da inizio dell’anno: sistemerò gli appunti volta per volta, non salterò nessuna lezione, magari m’iscrivo pure in palestra.

Poi, in un velocissimo succedersi temporale, aprile – tra Pasqua, ponti e sessioni straordinarie – vola via: dopo maggio, la sessione estiva è alle porte. Finisce luglio e l’estate ci trova sdraiati, tramortiti, confusi ma felici.

E scatta l’ennesimo capodanno: settembre/ottobre, con gli ultimi esami e, soprattutto, con l’inizio delle lezioni. E anche qui, solita manfrina: si cambia città, si lasciano alle spalle case, libri, auto, viaggi, fogli di giornale per abbracciare altro, tra un proposito ottimistico ed un modulo per iscriversi al corso di yoga.


UN NUOVO INIZIO: L’ENNESIMO

Insomma, l’Epifania non è solo l’ennesimo giorno da dramma da rientro. Non è la festa nazionale dello stress post traumatico da tombola natalizia. Per noi, è l’ennesimo capodanno. O, meglio, un nuovo inizio.

Un giorno per riflettere su quello che è stato, magari con un po’ di malinconia, e per guardare a quello che sarà. Stress e studio, nell’immediato, un nuovo anno se cerchiamo di guardare un po’ più in là.

Per adesso, cerchiamo di farci forza mangiando ancora un cioccolatino con una squillante carta rossa e oro. Se siamo arrivati interi fin qui, possiamo andare avanti a testa alta.


Mattia Barana

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