Ddl Zan: Draghi Frena il Vaticano, ma si teme per il voto segreto

Ddl Zan

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha dovuto ribadire l’autonomia dello stato italiano dalle ingerenze della Santa Sede durante un intervento in Senato. Le sorti del Ddl Zan sono tornate nelle mani del Parlamento ed in particolare della sua Camera alta.

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Libera Chiesa in libero Stato

Il nostro è uno stato laico, non è confessionale, quindi il parlamento ha tutto il diritto di discutere e legiferare. Il nostro ordinamento contiene tutte le garanzie per verificare che le nostre leggi rispettino sempre i principi costituzionali e gli impegni internazionali, tra cui il Concordato con la Chiesa (…)”.

Con queste parole il Premier ha arringato l’aula di Palazzo Madama, ricordando un concetto fondamentale della nazione italiana e della sua Costituzione: la separazione tra Stato e Chiesa quali enti autonomi e divisi che non possono e non devono influenzarsi a vicenda.

Allo stesso tempo, tramite queste affermazioni, oltre ad aver scansato ogni pretesa di controllo ecclesiastico sulle nostre istituzioni, Draghi, ha rassicurato il Vaticano: il Ddl Zan non rappresenta una minaccia al Concordato che, come tutti i trattati internazionali, dovrà essere rispettato dall’attività legislativa. Probabilmente si troveranno dei punti d’incontro sulle tematiche più aperte al compromesso, come le iniziative per la “Giornata nazionale contro l’omofobia” e le sue celebrazioni nelle scuole private di proprietà ecclesiastica.

vAIhttps://youtu.be/EeHyudK2l4M

Rischio ostruzionismo

Archiviata la questione vaticana, il percorso della Legge Zan resta ancora in salita.

Le principali preoccupazioni riguardano i numeri al Senato. Se la legge non raggiungesse i voti necessari per essere approvata si finirebbe per utilizzare lo scrutinio segreto, notoriamente utile ai cosiddetti franchi tiratori per affossare leggi non gradite.

L’assenza di un controllo permetterebbe ai Senatori contrari di tradire gli indirizzi di voto imposti dai capigruppo, bloccando il processo legislativo.

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Anche Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha espresso le sue preoccupazioni sulla possibilità del voto segreto: la parte di maggioranza avversa al Ddl, in particolare la Lega, potrebbe sfruttare l’occasione per bloccare la ratificazione:

“(…) Il rischio è che sia cassato a scrutinio segreto. E visto che di voti a scrutinio segreto ce ne saranno una ventina, immaginate cosa potrà combinargli Calderoli.”.

La battaglia parlamentare resta aperta e in attesa di una calendarizzazione della discussione sulla legge (prevista il 6 luglio 2021), il dibattito sembra destinato a polarizzarsi ulteriormente, compromettendo ogni possibilità di successo.


Franco Ferrari

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