Bloodborne: un Mondo di Tenebra

Eccoci qua! Prima settimana di Febbraio, che già porta con sé tantissime caratteristiche peculiari: primi appelli, esaurimento nervoso, caffè notturni per stimolare lo studio matto e disperatissimo, “stare in casa (per studiare!) is the new uscire”, Carnevale, e anche un nuovo articolo dedicato ai games, giusto per tirare un sospiro di tranquillità. Se non fosse che, a proposito di esaurimento nervoso, il gioco di cui andrò a parlare oggi è tutt’altro che tranquillo e sereno: giusto perché vogliamo farci del male fisico, e per chi ha giocato ai precedenti titoli della From Software probabilmente mi capisce, andremo ad analizzare brevemente alcune caratteristiche di Bloodborne!

Un gioco che meriterebbe molti paragrafi, ma che si limiterà ad una semplice revisione dei punti più interessanti e delle novità che ha portato, rispetto ai suoi antenati: tranquilli, non ho intenzione di spoilerare nulla sulla trama, mi soffermerò molto sull’aspetto “grafico” – se vogliamo chiamarlo così, sull’aspetto emotivo, sul background complessivo che fa da sfondo al percorso del giocatore e del suo personaggio.

Possiamo iniziare dicendo che l’ambientazione è diversa rispetto al dark fantasy dei precedenti titoli (Demon’s Souls, Dark Souls e Dark Souls II), andando a battere il suo punto forte su una città squisitamente ottocentesca, molto oscura e colma di quello strano fascino gotico che solo i migliori romanzi del genere riescono ad evocare. Quella sottile ma costante sensazione di ansia che accompagna il giocatore per tutto il suo percorso sembra quasi collegarsi con le atmosfere umide e malsane dei libri di Howard Lovecraft, maestro dell’horror statunitnse: se ne avete letto qualcuno, provate ad immaginarvi quella peculiare sensazione di insicurezza e marciume, quell’illogico feeling che qualcosa Bloodborne 3di male stia per succedere da un momento all’altro. Tutto questo, tuttavia, è ben lontano dalla semplice e scarna etichetta che appare su Wikipedia nello scrivere “Horror”, perché Bloodborne non è l’“Horror” moderno, ma quello classico. L’antica paura dei demoni, dei lupi mannari che si aggirano per le foreste, e perché no, anche dei Vampiri. Un mondo di tenebra, tanto per legarci ai famosi giochi da tavolo.

Bloodborne si pone ad un livello diverso dall’amato Dark Souls: quest’ultimo è stato acclamato con successo alla sua uscita per via dell’alta difficoltà e della necessità di giocare con una certa bravura, con un determinato repertorio di skill e di pazienza, per riuscire a modellare le proprie tattiche di gioco in base al livello. Bloodborne riprende questa caratteristica, portando ad evolvere non soltanto il personaggio, ma soprattutto il giocatore – spingendolo a provare sempre nuove strategie, lasciandolo completamente in balia a sé stesso per comprendere da solo se una determinata arma gli tornerà utile o meno, per scoprire se un’abilità va usata contro uno specifico tipo di nemici oppure è totalmente inutile. Questo spinge il Player a provare una grandissima soddisfazione nel raggiungere un obiettivo o nel superare una fase del gioco, cosa che ormai, di questi tempi, accade sempre più raramente nel panorama videoludico. Non è un gioco facile ma non è nemmeno gratuito nella sua difficoltà: ogni step è posizionato lì apposta per spingerti ad evolvere, a non rimanere ancorato alle stesse tecniche ma a cercare di variare.

E i numerosi Boss che vi sono all’interno del gioco servono a questo! Una volta che cala il tramonto, le strade si tingono di Ombra e aprono i loro oscuri segreti (scorciatoie, porte secondarie, tesori) ai rumorosi passi del Cacciatore (Il Player) – intento a scovare le Bestie di questo mondo infestato e portare a compimento il suo dovere. Mentre la gente si chiude in casa per proteggersi, noi andiamo in giro a fare gli Eroi. Peccato che, a differenza di giochi come Assassin’s Creed/Skyrim o tanti altri,Bloodbrone 2 dove basta buttarsi coraggiosamente nella mischia e, prima o poi, moriranno tutti – in Bloodborne il potere del protagonista rispetto ai suoi avversari NPG non è poi così scontato. Il progresso si basa sull’accumulo di esperienza e, se si muore due volte di seguito in un dato luogo, quest’esperienza viene persa – e per poter affrontare la minaccia successiva vi è necessità di “ricaricarsi”, per poter sperare di farcela.

In linee di massima il Combattimento rispecchia molto questo carattere tattico dell’intero gioco: mentre nei precedenti Dark Souls ti bastava uno scudo e la magia per sperare di arrivare alla fine (una via di mezzo tra un Tank e un Mago), in Bloodborne non solo c’è uno solo scudo (inutile come un pezzo di cartone), ma non vi è nemmeno la magia nel senso proprio del termine. Siamo Cacciatori e spesso come tali bisogna agire: giocare molto sui riflessi del Player per poter compiere una schivata nell’attimo giusto e attaccare poche volte, ma buone. Un sistema veloce, dinamico, frenetico – probabilmente difficile da cogliere all’inizio del gioco, ma sicuramente sempre più calzante a mano a mano che si prosegue con la Campagna.

Sicuramente Bloodborne, essendo il primo a distaccarsi veramente dai Dark Souls pur mantenendone inalterata l’Anima vera e propria, apre la strada a tantissimi nuovi sviluppi. Il Producer ha reso nota la sua intenzione di rilasciare qualcosa di nuovo in questo 2016, nella speranza che questo “qualcosa” possa prendere degnamente le redini del suo predecessore e continuare a costituire, per il mondo PlayStation almeno, un elemento di sfida e di progresso.

Detto questo, concludo qui l’articolo e vi rimando alla puntata di oggi pomeriggio su Insert Coin, diretta dal nostro Giacomo, alle 17:00!

Adria J. Necula

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