L’arto bionico del futuro di Natural Bionics.

Un nuovo progetto, che vede due italiani protagonisti, si impone di cambiare radicalmente l’arto bionico attuale. Si chiama Natural Bionics, e vedrà la collaborazioni di tre grandi studi di ricerca.

L’arto bionico, nel corso degli ultimi dieci anni, è stato protagonista di profonde innovazioni. Purtroppo siamo ancora lontani da un dispositivo che rimpiazzi al 100% uno umano, ma non sarà così ancora per molto. Tre grandi istituti di ricerca hanno deciso di mettere insieme le forze per porre le basi per l’arto bionico del futuro. Sto parlando dell’Istituto Italiano di Tecnologia, dell’Imperial College di Londra e della Medical University di Londra. Il progetto ha colto l’attenzione dell’European Resourch Council che ha concesso un finanziamento di 10milioni di euro per i prossimi sei anni. 

L'arto bionico in tre step di Natural Bionics.
L’arto bionico in tre step di Natural Bionics.

I limiti degli attuali arti bionici.

Il progetto nasce dall’esigenza di migliorare drasticamente la qualità e l’efficienza dell’arto robotico standard. Questo, infatti, presenta ancora un insieme ristretto di movimenti meccanici, azionati da comandi esterni spesso complessi. Infatti l’uso di bottoni, dispositivi esterni o anche i segnali presi dal moncone rendono l’esperienza del paziente così faticosa da arrivare addirittura ad abbandonarli

L’approccio di Natural Bionics per il suo arto bionico consiste in tre step, ognuno gestito da un istituto di ricerca diverso, nel tentativo di accorciare drasticamente le distanze tra cervello e robot.

I tre atti di Natural Bionics

Il primo passo consiste nel creare un impianto dalla pelle del paziente per re-innervare le fibre nervose del moncone. È chiamato Manunculus e sarà realizzato da un gruppo di chirurghi del Medical University di Vienna. Registrerà ogni segnale nervoso dal cervello, lavorando come un ponte biologico che connette il sistema nervoso con l’arto bionico.

Il secondo invece riguarda la decodifica dei segnali che dovranno arrivare all’arto robotico. Questo compito è stato affidato all’Imperial College di Londra. L’equipe, guidata dal professor Dario Farina, sfrutterà complessi algoritmi di analisi per interpretare i segnali nervosi, permettendo così all’arto di esprimere movimenti e gesti più complessi e precisi.

L’ultimo passo sarà gestito dall’Istituto Italiano di Tecnologia e guidato dal professor Antonio Bicchi. Il loro compito è quello di realizzare una mano robotica all’avanguardia, utilizzando la tecnologia soft robot. Questo tipo di dispositivo sarà più facile da controllare e agevolerà il cervello a riconoscere l’arto bionico come una vera estensione del braccio.

Una nuova era per l’arto bionico.

Il team si è imposto di concludersi con un paziente al quale sarà impiantata una mano bionica e uno con una protesi con un arto inferiore. I ricercatori sono molto fiduciosi e trattano questo obiettivo come il primo passo per una nuova era per l’arto bionico. Le ripercussioni che questo progetto potrebbe avere in caso di buona riuscita sono enormi: i campi tecnologico e scientifico verrebbero completamente scossi, aprendo le porte ad una generazione di protesi robotiche vicinissime ad un vero arto umano. Oltre agli arti robotici sono molte le applicazioni che possono beneficiare di questo progetto, come gli esoscheletri (apparecchi esterni capaci di potenziare le capacità fisiche). Questi dispositivi, oltre ad essere usati nel campo dei lavori pesanti, potrebbero entrare nella vita di tutti i giorni, aiutando ad esempio le persone anziane ad avere una vita più dignitosa, libera e sicura.


Giovanni B. Della Posta.

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