Arte e Cucina: quando l’appetito vien imparando


Nozioni d’arte e quattro salti in padella:
guida di sopravvivenza per lo studente fuorisede alle prese con i fornelli


 

Vincenzo Campi, I mangiatori di ricotta (1580); olio su tela, m 77×89. Lione, Musèe de beaux Arts.

La rubrica d’ arte che trova il Buono nel Bello oggi vi propone “I mangiatori di ricotta” di Vincenzo Campi (1536-1591).

L’artista

Vincenzo Campi è un pittore cremonese cresciuto nella bottega dei fratelli decoratori Giulio e Antonio.
Il quale, dopo una svolta verso la natura morta con evidenti influenze dalla pittura fiamminga e dal naturalismo lombardo, trova il suo modo di rivoluzionare l’ arte: fare una pittura dove “la natura morta entra in perfetto dialogo con la figura”. Prendendo spunto dalla vita quotidiana, il pittore raffigura soggetti dai volti grotteschi e caricaturali, puntando l’attenzione verso la dimensione ironica e buffonesca evocata dai personaggi popolari del mondo contadino, tendendo così ad esaltare gli aspetti volgari delle sue scene di genere.
La sua arte ha riscosso un enorme successo tra i committenti, fra i quali ricordiamo il celebre mecenate Hans Fugger (1531-1598) .

L’opera

Il dipinto, realizzato nel 1580, è un inno al piacere e alla vita.
Raffigura quattro persone di estrazione popolare, attratte dalla bianchissima ricotta in primo piano al punto di venerarla.
Ma è proprio verso il cibo che si focalizza il loro interesse? Concentrandosi bene, possiamo cogliere dai loro modi beceri e irriverenti, dalle loro bocche saziate con avidità e dai loro sguardi pieni di malizia, che essi siano colmi di un desiderio che ben scavalca la pietanza. Ci parlano di altro, non più della ricotta. E la donna tanto ingioiellata quanto volgare, trabocca di sensualità nell’offrire i propri seni agli uomini quasi fossero cibi.
Altro non è, dunque, che la più antica metafora della storia dell’arte: quella tra il cibo e il sesso. Una simbologia ricorrente nelle nature morte che fa capolino fin dalle prime opere d’arte con la mela, il frutto proibito, della peccatrice per eccellenza Eva.

Ma, a differenza di ciò che fanno i contadini, noi ora ci focalizziamo sulla vera protagonista del dipinto, la vittima sacrificale: la ricotta!

La ricetta

La ricotta è un prodotto caseario della famiglia dei latticini e non di quella dei formaggi. Essa è il prodotto della coagulazione delle proteine del siero del latte, ovvero tutta quella parte liquida che rimane dalla produzione del formaggio. Dunque, la ricotta non è altro che un sottoprodotto di quest’ultimo, ed è per questo che è così economica ed è stata a lungo molto popolare fra le classi meno abbienti della società.

La ricotta può essere usata per la preparazione di pietanze sia dolci che salate; ma oggi la utilizziamo in una ricetta per un veloce e nutriente pasto, adatto a tutte le tasche, a tutti i livelli culinari e a tutti i frigoriferi pieni o vuoti che siano.
Bastano delle uova, del prosciutto e ovviamente della ricotta, per ottenere in un batter d’occhio una sfiziosa omelette!

Omelette alla ricotta e prosciutto cotto

Ingredienti per una persona. (In caso voleste avvelenare anche i vostri coinquilini basterà moltiplicare le quantità per ogni commensale):

2 uova (così come stanno, senza dover differenziare l’albume dal tuorlo che ci viene assai difficile. Ovviamente senza guscio…);
80 g di ricotta;
40 g di prosciutto cotto (se non volete rovinare la giornata al salumiere, lo trovate già in queste quantità nelle vaschette salva freschezza);
2 cucchiai di grana grattugiato;
1 cucchiaio di olio;
sale “a sentimento” (uso questa definizione per indicarvi una quantità non definita, che varia a seconda delle vostre preferenze. Quindi buttatene finché il cuore ve lo dice, ma non siate troppo avari né troppo generosi).

La preparazione

Iniziamo col sbriciolare o tagliuzzare il prosciutto cotto fino ad ottenerlo come in foto. Aggiungiamo nel piatto la ricotta, un pizzico di sale e un cucchiaio di grana grattugiato.

Mescoliamo il tutto. Per ottenere un composto simile bisogna spappolare per bene la ricotta.


Passiamo ora alla base dell’omelette. Versiamo in una ciotola le due uova, l’altro cucchiaio di grana grattugiato e un pizzico di sale. Ora con una forchetta sbattiamo le uova per bene, come dei veri chef stellati, senza però tingere di giallo le pareti della nostra casa. Ne
uscirà una pappetta del genere.

 

La cottura


Ora mettiamo a scaldare il cucchiaio di olio nella padella a fuoco minimo. La scelta della dimensione della padella varia a seconda di quante omelette vogliamo ottenere. Io ne farò una sola, ma con una padella di minore circonferenza, dividendo gli ingredienti se ne possono ottenere due di più piccoline.

Una volta che l’olio è caldo, versiamo la pappetta e con un movimento del polso la espandiamo su tutta la circonferenza della padella. Con un po’ di pazienza cominceremo a vedere che l’uovo pian piano si rapprende e diventa come in foto.

Ora la parte più complicata… girare l’omelette! Riguardo a questa operazione ci sono molte scuole di pensiero. C’è chi la lancia sul soffitto sperando che ritorni nella padella come un boomerang. C’è chi ha la spatolina adatta per girarla. Il mio consiglio è non rischiare di buttare la cena, e provare i trucchi di magia in un secondo momento. Durante la cottura bisogna un po’ per volta staccare i bordi dalla padella. Così poi, aiutandosi con un coltello o un mestolo e, perché no, anche con le proprie mani e tirando un bel respiro, riusciremo con una mossa molto veloce a girarla.


Mentre aspettiamo che la parte sotto dell’omelette prenda la sua doratura, iniziamo a spalmarci sopra la farcitura. Inizialmente la ricotta ci sarà un po’ ostile, sembrerà voler restare per sempre con noi. Ma grazie al calore della padella, dopo un po’ riusciremo a domarla.

Infine pieghiamo a metà l’omelette e la lasciamo cuocere per altri due minuti un po’ da un lato e un po’ dall’altro.

Il risultato

Serviamola calda e ad arte sul piatto.

alt= omelette, ricotta, arte

 

Buon appetito!!!


Chiara Bellemo.

 

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