Una lezione di storia (e attualità) da Adriano Prosperi

Una epidemia più grave del Covid si aggira per il mondo: un “Alzheimer sociale” che ha condannato il nostro ad essere Un tempo senza storia. Prosperi ci scuote da questo oblio per ricordare il valore della memoria.

 “La distruzione del passato” di cui parla il professor Prosperi non è certo la prima forma di iconoclastia della Storia, ma lo è in un modo nuovo, unico e forse più pericoloso delle sue forme precedenti.  Composto di tre capitoli ed una “postilla scritta in tempo di peste”, questo saggio edito da Einaudi nel 2021 è probabilmente la lezione di storia di cui avevamo bisogno per riflettere sulla crisi del tempo presente. Diamo la parola agli storici: che il loro sapere ci sia di guida per guardare al futuro con un occhio diverso.


Il peso della memoria

Lo storico britannico Eric Hobsbawm, scomparso nel 2012, raccontò che dopo una sua lezione sulla Seconda Guerra Mondiale, uno studente candidamente gli chiese se ce ne fosse stata una Prima. Ovviamente questo ci fa sorridere, ma non fa altrettanto sorridere sapere che da un sondaggio del 2020 è emerso che il 15,6% degli italiani nega la Shoah. In entrambi i casi, ci troviamo di fronte al problema di una incredibile svalutazione dell’insegnamento della storia, e della svalutazione dell’istruzione in generale.

Cosa accade quando si perde la memoria? Si perde la propria identità. E cosa significherebbe dunque essere italiano senza avere idea di cosa questo significhi? Di cosa significhi ad esempio essere nati in una repubblica democratica e non in una monarchia o in una dittatura? La nostra identità culturale è ciò che ci definisce, ed essa non esisterebbe senza un processo storico. Un processo storico indubbiamente travagliato, scritto dai vincitori, pieno di atroci errori che vorremmo dimenticare, ma che in nessun modo possiamo permetterci di dimenticare.


Abbiamo tradito Tucidide?

Nella Guerra del Peloponneso, lo storico Tucidide spiega che questo suo trattato storico sarebbe stato utile a “quanti vorranno vedere con precisione i fatti passati e orientarsi un domani di fronte agli eventi, quando stiano per verificarsi, uguali o simili, in ragione della natura umana”. Ed ecco qua, la prova che gli storici non vengono mai ascoltati dal V secondo avanti Cristo ad oggi. Ma cosa vorranno mai da noi questi parrucconi, topi di biblioteca? La storia è noiosa e non serve a niente. Non serve d’altro canto che qualcuno ci ricordi che ciò che stiamo vedendo adesso sono degli eventi “uguali o simili” a quelli già passati. Volete un esempio?

Essere ebreo poteva costare persecuzione e morte già ben prima della Shoah: vedi la ricerca della “limpieza de sangre” nella nascita della Spagna unita nel 1492.

La diffusione di un virus: il già citato Tucidide ci racconta come la peste devastò Atene, e d’altro canto si sa che le epidemie vanno di pari passo al progredire della civiltà.

La schiavitù è stata ufficialmente abolita dappertutto, ma nelle miniere di Coltan del Congo si vedono scene che la ricordano. Perfino le campagne italiane troppo spesso ricordano la schiavitù agricola di altri tempi e altre terre.

Nel 1989 venne abbattuto il Muro di Berlino e si pensò che non ci sarebbero stati più muri. Nel 2015 Orban ne ha fatto costruire uno in Ungheria, nel 2017 Trump ha sbarrato il confine con Messico.

La guerra “religiosa” dell’ISIS ci sembra esotica: abbiamo dimenticato il tempo in cui in Europa ci si massacrava reciprocamente tra cattolici e protestanti, e che nei passati anni ’90 la truce guerra civile in Bosnia fu insieme etnica e religiosa.

La lista potrebbe continuare. Si può solo aggiungere che una sopravvissuta ai campi di sterminio, Liliana Segre, è stata messa sotto scorta nel novembre del 2019 : per la seconda volta nella sua vita, il suo essere ebrea suscitava ricorrenti reazioni di odio.


C’è un futuro?

La guerra contro questo Alzheimer sociale è difficile da combattere. E forse dietro l’oblio e la svalutazione della storia vi è pure un motivo economico. Gli studi umanistici infatti, di cui quelli storici fanno parte, non sono funzionali al profitto economico. Ma dimenticando il passato, brancoliamo in un presente fumoso, dove le memorie bruciate o ammuffite gridano disperatamente per essere salvate, e noi ci troviamo incapaci di vedere un futuro. Prosperi non fa la morale ai giovani, guarda con un occhio comprensivo le nuove generazioni, che non hanno colpa.

“Se la speranza muore, al posto della storia si cerca l’illusione, l’evasione o peggio, ci si affida agli inganni di ideologie che indicano la causa del problema nell’immigrato, nell’islam, nell’ebreo capitalista. Solo la certezza di venire da lontano può spingere a guardare davanti a sé.”


Lavinia Consolato

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