THE GREEN PLACE – cosa abbiamo fatto di sbagliato?

Cosa abbiamo fatto di sbagliato per arrivare a dove siamo oggi? Come è possibile che tutta l’umanità sia sullo stesso pullman che viaggia verso una baratro senza fine? Il nostro pullman, se ha dei freni, quanto sono efficienti? Beh, una cosa è certa, i combustibili fossili ci stanno spingendo oltre.

Torniamo nel 1700 per un attimo

La richiesta di legname come fonte di energia è altissima, la densità della popolazione umana cresce a dismisura; si devono trovare delle alternative. Il primo vistoso esempio di scarsità di una risorsa naturale portò gli imprenditori del tempo ad investire in altre fonti di energia, qui nasce l’avidità del profitto e dell’innovazione.

Ed è qui, in questo contesto storico che nasce il carbon-fossile, il primo “Titano dei combustibili fossili”. Presente nel sottosuolo di quasi tutti i paesi si prestava bene come fonte di calore ed energia nelle prime macchine a vapore. Ecco che gli imprenditori riescono così a far ripartire le produzioni con un costo più basso di quello di prima.

Ma più produzione è collegata a più fabbriche, queste portano a più macchine a vapore che ci trascinano nella ricerca continua di nuovi giacimenti di carbone con tecniche di estrazione sempre più complesse (ci ricorda qualcosa?).

Immagine che rappresenta dei minatori nel 1800.

Saltiamo a Titusville, Pennsylvania (USA), 27 agosto 1859…

Era una giornata calda di fine agosto quando Edwin Laurentine Drake riesce a costruire il primo pozzo petrolifero redditizio in un giacimento. Prima la trivella, poi un brontolio sotterraneo e infine <<BOOM>>. Dal pozzo parte, letteralmente, un geyser di petrolio che si alza per decine e decine di metri. Quel che è successo è storia. Il genio è uscito dalla lampada, comincia l’era dell’oro nero, comincia l’era del petrolio.

Ed ecco che il secondo titano dei combustibili fossili esce alla scoperta, pronto a sbaragliare la concorrenza.

Impianto di raffinazione ed estrazione di sabbie bituminose in Canada.

E ora siamo vicini ai giorni nostri…

Si, vicini ai giorni nostri quando inizia la storia del gas naturale come risorsa energetica. È solo l’ultima fonte di energia fossile che viene sfruttata dall’essere umano. Tra la fine del 1800 e inizi del 1900 si inizia a diffondere la tecnologia adatta per poter distribuire il gas naturale, i gasdotti (ricorda qualcosa la situazione dell’Ucraina oggi?).

Siamo passati poi alla liquefazione del gas perché in qualche modo dovrà arriva dall’altra parte del mondo no?

Perfetto, ora la squadra di Titani dei combustibili fossili è completa, evocati e pronti a distruggere il genere Umano una molecola di gas serra alla volta.

Nave cisterna per il trasporto del gas naturale oltre oceano.

Super intelligenti e consapevoli…

AMH (Anatomic Modern Human), ovvero noi, siamo una specie interessante no? Una specie intelligentissima che ha superato tantissime difficoltà e che è emersa come la migliore del Pianeta Terra. Vero.

Però cosa stiamo facendo alla nostra casa? La stiamo buttando giù un mattone per volta. Ci stiamo facendo del male da soli, purtroppo è così. Consapevoli che i combustibili fossili ci stiano affossando e portando nel baratro li seguiamo, come se fossero una droga.

Ora che abbiamo le armi per combatterli, perché non lo facciamo? Perché muoviamo dei passi così timidi in avanti?


28 dicembre 2021!

Vittoria! Vittoria per i cittadini sudafricani della Wild Coast contro uno degli dei che è riuscito ad incatenare i Titani, la Shell.

Ma vittoria per cosa? Shell aveva ottenuto il permesso di effettuare delle ispezioni per trovare dei giacimenti davanti a una delle coste più incontaminate del Pianeta. Il 2 dicembre ha dato il via alla ricerca di questi in un’area di seimila chilometri quadrati (Wild Coast), le indagini che sarebbero andate avanti fino ad aprile 2022 consisterebbero nell’analisi delle onde sismiche create da esplosioni sottomarine.

Fortunatamente un tribunale sudafricano ha dato ragione ai popoli indigeni della zona che hanno presentato ricorso, dato che le indagini avrebbero avuto delle conseguenze per l’ambiente e per la loro economia.

Ma la domanda che andrebbe posta è “Perché il governo sudafricano ha dato il permesso alla Shell di effettuare queste operazioni?” ed è normale che torni in mente la solita domanda “Chi ci guadagnerà?”

Indicazione della Wild Coast in Sud-Africa.

Duemilaventidue…

Iniziamo l’anno con ben quattro sversamenti di greggio in mare; quindi, giustamente dovremmo essere felici perché è giusto mantenere un trend che ci permetta di stare al passo con gli anni passati.

15 gennaio 2022: Lo tsunami nato con l’esplosione del vulcano di Tonga ha presto raggiunto e colpito le coste del Perù. Sul terminale della raffineria “La Pampilla” era attraccata in quel momento una nave italiana, la Mare Doricum che stava effettuando uno scarico di greggio. Si sono tranciati i tubi di scarico e almeno 6 mila barili sono finiti in mare.

Scattata subito l’emergenza si è cercato di arginare la perdita con le classiche transenne galleggianti, che tutto fanno tranne che evitare che il greggio si diffonda come un film sopra al mare. È stata invasa la Riserva marina di Ancòn e in parte la Riserva nazionale di Punta Guaneras, formata da una ventina di isolotti dove trovano rifugio centinaia di specie di uccelli.

25 gennaio 2022: siamo sempre in Perù, sempre a “La Pampilla”. Abbiamo una nuova perdita di greggio dalla raffineria che colpisce un paese già di fronte a un disastro ecologico ed ambientale senza precedenti.

I fascicolo degli sversamenti saranno probabilmente uniti e la Repsol rischia una multa di 138 milioni di dollari. Ma questa cifra rispecchia il danno che è stato causato? Un danno che perdurerà per decenni, un danno che riguarderà le popolazioni locali che basano la loro economia sulla pesca? Potrà mai risarcire tutta la biodiversità che andrà persa nei prossimi anni? Io non credo proprio.

30 gennaio 2022: ora saltiamo in Thailandia, perché dai o per bene o per niente. L’inquinamento deve essere ubiquitario in tutto il globo.

Il greggio qui è fuoriuscito da un oleodotto sottomarino nel Golfo della Thailandia fra il 25 e il 26 gennaio. Questo è di proprietà della SRPC (sede in Thailandia) e ha riversato in mare circa 50.000 litri di greggio ricoprendo una zona di 74km quadrati.

3 febbraio 2022: A largo del porto di Warri (Nigeria), esplode una petroliera utilizzata per lo stoccaggio del greggio. La nave ha sversato in mare migliaia di barili di petrolio nel sud della Nigeria. L’imbarcazione era chiamata “Trinity Spirit” e poteva contenere fino a 2 milioni di barili di petrolio, fortunatamente non era a pieno carico nel momento dell’esplosione.

Il giacimenti dove opera questa petroliera è quello di Ukpokiti che ha un calo costante di produzione da tantissimi anni, quindi perchè continuare imperterriti ad estrarre?

Il Delta del Niger è il cuore della produzione petrolifera della Nigeria, e quasi di tutta l’Africa intera, e purtroppo è stato più volte scenario di disastri ambientali.

Cosa abbiamo fatto di sbagliato?

Beh, tutto. La scoperta dei combustibili fossili ha fatto sì che l’uomo si potesse sviluppare fino a quello che è quest’oggi, sono stati un trampolino di lancio.

Il problema è che non abbiamo visto dove portava il lancio dal trampolino. Ma ora lo sappiamo, porta dentro a un baratro senza fine. Quindi la domanda è, perché non usare un paracadute?

Usiamo un paracadute e ci salviamo, ma poi cosa facciamo? Beh, non lo sappiamo.

Sappiamo solo che le fonti rinnovabili, come sono eolico e fotovoltaico unite ad energia prodotta da centrali nucleari può salvarci da questo baratro. Può fornirci il magico paracadute.

Quindi mi chiedo, e vi chiedo, che cosa cazzo stiamo aspettando ad aprire questo fottutissimo paracadute? Perché non facciamo nulla per salvarci le penne? Perché l’uomo non riesce a vedere a lungo termine.

E chi dovrebbe veramente agire, ne ha la possibilità e può far sì che il genere umano si salvi, non sta facendo assolutamente nulla. Il singolo non può più cambiare le cose, siamo nel 2022 non più negli anni ’80.


Link ad alcuni articoli dei tanti che ci sono:

Sebastiano Renzetti

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