Studenti universitari: bilanci e aspettative post-Covid

Con questo articolo ho deciso di dare voce a loro, agli ultimi, ai disperati, ai dimenticati dai dpcm… gli studenti universitari! Certo, il 2021 è appena iniziato, e niente di meno che con un assalto al cuore delle istituzioni americane, ma l’anno scorso in questi giorni avevamo a che fare con gli incendi in Australia e la minaccia di una terza guerra mondiale, quindi…perché lamentarsi in fondo?

E infatti lo scopo di queste interviste sarà quello di capire come veramente, prescindendo dalla melodrammaticità dei social, gli universitari italiani hanno affrontato il 2020, e cosa si aspettano dal 2021.

Come è andato il 2020 dal punto di vista accademico? Tragicamente o ci sono stati lati positivi?

L. È stato molto difficile! Essendo al primo anno non avevo amicizie e persone con cui confrontarmi, i professori anche se abbastanza disponibili non erano preparati per affrontare il semestre e la sessione online. Sicuramente il lato positivo di questo anno accademico è l’aver scoperto in me una caparbietà mai vista dato che comunque sono riuscita! (Letizia, Sapienza Università di Roma)

S. Accademicamente parlando è andato bene, nonostante la situazione che ci siamo trovati a vivere all’improvviso: lezioni annullate, didattica a distanza…Positiva sicuramente è stata l’organizzazione veloce dell’università nella creazione dei vari link e codici, la disponibilità nel rispondere alle email e nel dare supporto ai professori e a noi studenti. La “tragedia” c’è stata nel momento in cui ci siamo resi conto di non poter andare più fisicamente in facoltà, di non avere contatti umani! (Susanna, Università degli studi di Cassino e del Lazio meridionale)

B. Durante la prima fase ho cercato di farmene una ragione, ho pensato di avere più tempo per studiare e per essere più libera quando saremmo stati effettivamente liberi! Solo che questa fase di libertà non è mai arrivata e quindi adesso ne sto veramente veramente risentendo. Durante le vacanze ho cercato di non studiare “all day  all night” perché non avere mai una valvola di sfogo o un incontro con gli altri stava diventando decisamente deleterio. (Bina, Università degli studi di Siena)

T. La prima quarantena è stata una svolta perché sono riuscita finalmente ad approcciarmi agli esami online, avendoli avuti sempre scritti. Con la sessione estiva online orale ho superato il mio blocco nell’esposizione degli argomenti dovuta alla mia insicurezza. Mi sono sentita molto più sicura nella mia zona di comfort a casa. In questo modo sono riuscita a dare tutti gli esami! (Taisia, Università degli studi dell’Aquila)

G. E’ stata una tragedia totale! Bene fino a febbraio ma poi il degrado(Giulia, Università degli studi di Cassino e del Lazio meridionale)

Cosa ti aspetti dal 2021?

C. Da questo nuovo anno mi aspetto di mantenere e di continuare ad avere serenità.. l’idea di non sapere cosa fare mi ha sempre spaventata ma con questa pandemia ho imparato ad affrontare le situazioni per quello che sono, con la giusta pesantezza o leggerezza a seconda dei casi.. (Chiara, Sapienza Università di Roma)

L. Mi immagino due scenari: uno in cui incredibilmente tutti si rendono conto che hanno bisogno di uno psicologo (e sbanco); e uno in cui invece le richieste di lavoro diminuiscono ancora di più e sarò costretta ad andarmene all’estero. In entrambi spero di essere vaccinata! (Laura, Università degli studi di Milano-Bicocca)

L. Spero che questo 2021 possa portarci un ritorno alla normalità, alle uscite, ai concerti, a gli aperitivi alle serate fatte di musica e alcool! (Laura, Sapienza Università di Roma)

Quali pensi che possano essere le conseguenze per il tuo futuro nel lungo periodo?

D. Ciò che mi preoccupa di più è la mancanza di parte pratica, l’approccio col paziente, le conferenze che per forza di cose non vengono fatte. Ho paura, una volta laureato, di non essere in grado di saper fare ciò che sarei tenuto a sapere. L’università dovrebbe impegnarsi soprattutto sotto questo punto di vista. (Davide, Università degli studi di Padova)

L. Sono convinta che conseguenze a lungo termine potranno derivare dalla mancanza di laboratori. Dal punto di vista pratico saremo fortemente impreparati. (Lorenza, Sapienza Università di Roma)

A. Non penso ci possano essere molte conseguenze, se non per la socialità, ormai siamo abituati a non vedere più nessuno e per me sarà difficile tornare tra la gente. (Agnese, Università Cattolica del sacro cuore di Milano)

M. Personalmente non credo ci saranno molte conseguenze, escludendo quelle strettamente legate al percorso universitario. Ho 25 anni quindi molto tempo per reinventarmi! (Manuel, Università degli studi di Siena)

Come dovrebbe muoversi ora l’università per garantire un “ritorno alla normalità”?

F. Bisogna prima capire se e in che misura l’università voglia tornare alla vita normale. Mi sembra che il Covid abbia solo accelerato un processo già in atto: la digitalizzazione, la dispersione degli studenti, la “aziendalizzazione” del sapere. Poter seguire le lezioni anche da casa è un’ottima cosa e dovrebbero mantenerla post-Covid, perché molti studenti ne beneficerebbero (pensa soltanto agli studenti lavoratori, pendolari o a chi non può permettersi di trasferirsi in un’altra città). Ma l’università nel suo complesso dovrebbe seriamente riflettere sulle decisioni da prendere, anche ascoltando gli studenti. (Federica, Alma Mater Studiorum Bologna)

B. L’università non capisco perché debba essere diversa dalla scuola, anzi, nelle aule universitarie siamo molto più distanziati rispetto a un’aula liceale. Io odio le lezioni online, non riesco a concentrarmi mentre le lezioni in presenza mi stimolano ed emozionano. E lo stesso penso sia per i professori! (Bina, Università degli studi di Siena)

T. L’università dovrebbe muoversi punto! Io rischio di non laurearmi in tempo perché non ci sta garantendo un tirocinio funzionante avendo bloccato le convenzioni con le strutture private e pubbliche. (Taisia, Università degli studi dell’Aquila)

A. Ipotizzo una soluzione come far andare in aula gli studenti divisi a seconda del cognome (A-L il lunedì e il mercoledì, mentre M-Z guardano la stessa lezione in streaming da casa, e viceversa). Oppure dividere, ad esempio, primo e secondo anno la mattina e terzo, quarto e quinto anno il pomeriggio.. (Arianna, Università degli studi di Siena)

F. Penso che l’università in primis debba continuare a sostenere gli studenti come ha fatto fino ad ora…Parlo da borsista. (Fabiola, Università degli studi di Siena)

Foto presa da internet che raffigura simbolicamente gli studenti intervistati (qui mostrati felici e senza ansie da covid)

Ma questo articolo non poteva fermare la propria forza divulgativa entro i confini nazionali. Ecco, dunque, delle testimonianze da due studentesse che hanno vissuto la pandemia all’estero.

M. Il 2020 è stato l’anno migliore della mia vita perché, essendo in isolamento completamente da sola in Francia per l’Erasmus, ho potuto unicamente studiare, e così tra maggio e luglio sono riuscita a dare 13 esami per un totale di 56 crediti. La tragedia è stata che ho vissuto un Erasmus iniziato con uno sciopero nazionale a novembre e che è finito a marzo. Sono andata per una settimana in università e poi hanno chiuso tutto per il Covid.

Io a Bergamo non sono frequentate ed ero entusiasta all’idea di vivere la vita universitaria ma non ne ho avuto l’occasione. Devo spezzare però una lancia in favore di Bergamo che ha organizzato lezioni, tutoraggio, conferenze…Inoltre gli esami non hanno avuto nessun tipo di problema. Invece a Parigi, soprattutto gli studenti Erasmus, sono stati lasciati in balia di loro stessi. Le lezioni si sono bloccate totalmente, le mail non ricevevano risposta.. Ora spero di laurearmi e poi di iniziare una magistrale. Sono mega entusiasta perché verrà il momento in cui potrò finalmente frequentare un’università. Non chiedo tanto, almeno un semestre senza epidemie, senza scioperi, senza invasioni aliene! (Marianna, Université Paris Diderot – Università degli studi di Bergamo)

G. Nel 2020 ho fatto un tirocinio all’estero, in Senegal dove non ci sono stati nemmeno 1000 casi di Covid, tant’è che quando sono tornata in Inghilterra a settembre mi sono resa conto di quanto la situazione fosse seria rispetto a come la concepissi da lì con i social media. Non abbiamo avuto un vero lockdown, giusto un coprifuoco ma tutto era sotto controllo. Una volta tornata in Europa ho visto quanto davvero fosse cambiato il mondo nel giro di un anno! (Gabriella, University of Portsmouth)


E per concludere ecco una lista di alcuni dei meme più rappresentativi del 2020! (Vi starete chiedendo perché, ma la vera domanda è perché no?)


Valeria Capozzella

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