Freud incontra Dante: recensione dello spettacolo “Il Purgatorio”

Il Purgatorio – la notte lava la mente – in scena al Teatro dei Rinnovati dal 18 al 20 marzo è uno spettacolo da considerare con la cautela che merita. Uno spettacolo per pochi si penserebbe dal titolo, e che se non si conoscono i versi di Dante non si può apprezzare a pieno; ed è vero perché gli attori calcano i versi con reverendo rispetto, marcando il tono vocalico e facendo risuonare per i palchetti laterali gli enjambement del poeta. Eppure, nella consapevolezza di capirci solo una moderata parte, il Purgatorio scritto da Mario Luzi e coreografato da Enrico Tiezzi, risulta duttile alle sinuosità dello spettatore che inerme all’opera ne gode la scenografia e l’attenzione ai dettagli.

Noi di uRadio eravamo presenti alla conferenza stampa e allo spettacolo andato in scena al Teatro dei Rinnovati il 19 febbraio.

LO SPETTACOLO

Dall’incipit, il quadro è allestito con garbo: il sanatorio dove si trovano le anime del purgatorio, coperte da un telo dorato lasciano libera interpretazione all’arbitrio soggettivo della platea. Sono forse le migliaia di migranti in arrivo dalla guerra; o sono proprio coloro che in questi giorni scappano dal loro paese e le cui immagini strazianti non richiedono alcun sforzo immaginifico? Una cosa si sa, la matrice è quella dantesca e di anime erranti si tratta. Anime artistiche, come poeti e scrittori, unite in una fratellanza quasi costretta dal contesto da cui traggono talvolta ispirazione. Sono gli invidiosi, i golosi, i lussuriosi, gli accidiosi coloro che deambulano nei cerchi del limbo per purificarsi e arrivare al paradiso.


IL TEMPO DEL LIMBO

Limbo in cui esiste il tempo, a differenza dell’inferno, in cui dunque sole, luna e stelle fanno il loro ingresso e calano a compito terminato. Ed è proprio da questo universo tanto simile alla terra che Tiezzi ha voluto cominciare, bypassando l’inferno che sembrava poco adatto da mandare in scena dopo la crisi pandemica. Qui si respira, si abbandona la realtà sospesa e asfissiante delle fiamme in favore di un canto, definito della speranza, la stessa che sospinge i vari protagonisti a lavarsi da ogni peccato. Questo movimento tra personaggi è scandito dall’oscillazione di piattaforme di legno motorizzate che si innalzano e scendono, creando talora vertigini spaziali su cui la luce si concentra a macchie, a seconda di chi parla.


L’AMICIZIA NELLA COMMEDIA

Ulteriore alternarsi avviene tra Dante e Virgilio, legati da carezze amichevoli e quasi fraterne. Il contatto umano non manca e quasi emoziona il rapporto instaurato tra i due tanto da condurre alla commozione generale, proprio davanti alle fiamme attraverso le quali Dante deve passare per compiere il cammino nella sua interezza. È lì che Virgilio scompare, con il suo manto blu scuro conduce l’amico alla meta e si ferma dov’è segnata la fine del suo percorso, proprio come una guida è preposta a fare.


IL/LA POEMA

Di eguale e sopraffina eleganza è il ruolo assegnato a Poema, donna che si aggira tra Dante e le anime con un taccuino e penna in mano, preposta a notare ciò che accade e ispira. È l’opera dantesca, personaggio rivoluzionario, che avvicinando la mano leggermente aperta a quella di Dante creando un contatto psicologico oltre a quello meramente fisico.

Il loro legame è complementare, tant’è che davanti all’espressione stanca e affranta di Dante, c’è comunque Lei a scrivere e segnare ciò che poi diventerà Il Poema. Nella comprensione dello spettacolo i costumi sono essenziali e aiutano a discernere chi interpreta: Beatrice, vestita e ornata di aurea bianca appare a Dante sull’apice della pedana centrale, scortata da due figure, una rossa e l’altra rosa; lui è poggiato e poi sdraiato su un lettino a mo’ di seduta dallo psicologo.

Ecco un altro elemento ricorrente, quello della psicanalisi freudiana. Dal sogno fino alla scena finale, il fil rouge è anche quello dell’indagine psicologica attraverso l’interpretazione dei sogni.

Accessibile a chiunque sarebbe azzardato scrivere

Ma di abbordabile comprensione lo spettacolo si confà

A chi lo desidererà.


Sara Rocca

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