Matrimonio Riparatore: storia di un’ingiustizia italiana

Il matrimonio riparatore, è stato e fortunatamente non lo è più, uno dei fenomeni sociali che ha caratterizzato la società italiana nel dibattito socio-politico in merito all’identità e immagine della donna. Nostra ospite Francesca Letizia Piccione, autrice italiana che da anni si dedica e si batte, attraverso i propri romanzi e incontri sul tema, nel valorizzare e raccontare l’essere donna tra presente, passato e futuro attraverso testimonianze dirette e ricerche d’autore. Noi di uRadio la abbiamo intervistata per voi

Cosa si intendeva nell’immaginario collettivo, ma soprattutto dal punto di vista propriamente femminile, per matrimonio riparatore ?

P: Una tematica senza dubbio estremamente importante e particolare nel panorama femminile. In quanto donna e madre, mi sento in dovere di parlarne affinché situazioni e comportamenti simili non accadano mai più. Il matrimonio riparatore rappresentò per l’Italia quella pratica, prassi che doveva concretizzarsi come “soluzione” alle fuitine d’amore. La fuitina, regionalismo estratto dal siciliano con il significato di “fuga repentina”, identifica l’allontanamento di una coppia di giovani aspiranti coniugi dai rispettivi nuclei familiari di appartenenza. Due innamorati osteggiati dalle rispettive famiglie che fuggivano per coronare il proprio sogno d’amore. Un grande disonore per la società dell’epoca che per l’appunto doveva essere risolto attraverso un matrimonio detto riparatore.

La responsabilità era riconducibile sempre alla donna. Donna che si trovava costretta in un matrimonio che non voleva assolutamente per “cancellare” la disobbedienza per un giovane odiato dalla famiglia. Nei casi più gravi serviva per nascondere l’atto di un abuso o violenza da parte di un uomo.

Questo fenomeno che oggi ci sembra totalmente lontano dalla concezione della società moderna, è stato abrogato per legge solo nel 1981. Secondo lei perché ci è voluto così tanto?

P: Il matrimonio riparatore è lo specchio della discriminazione secolare della figura della donna all’interno della società. Dal punto di vista storico, dobbiamo ricordare che in principio la società era estremamente legata al ruolo della donna fulcro della famiglia, anche se poi sappiamo bene che nella concezione culturale si sia tutto modificato verso la dominanza dell’uomo. Perché ci abbiamo messo tanto?

Semplicemente perché nel momento in cui bisogna dare una risposta alle tematiche a tutela delle donne, ci troviamo difronte a pregiudizi sociali e “valori” spesso difficili da scardinare. Una società in cui il linguaggio stesso condanna le donne senza clamore in ogni contesto, creando disparità che su ogni piano non dovrebbero esserci. L’abolizione del matrimonio riparatore è stato senza alcun dubbio un fattore positivo alla crescita culturale del nostro paese.

Il matrimonio riparatore, è stato spesso legato alla sfera della moralità di una società, in cui il tutto veniva per l’appunto risolto in maniera leggera, anche se non lo è affatto.  Come autrice, scrittrice impegnata nel raccontare le donne, ha conosciuto storie di donne che hanno provato sulla loro pelle questo fenomeno?

P: Assolutamente d’accordo con la considerazione espressa in merito all’importanza storico-sociale del matrimonio. Un qualcosa che fortunatamente oggi è quasi svanito. Un fenomeno che puntava a riconoscere la dignità e il valore della donna solo attraverso chi si sposava, era, ed è, assolutamente  un qualcosa di intollerabile. Fortunatamente oggi la donna è apprezzata per ciò che fa e per il suo ruolo senza essere più soggiogata dal matrimonio. Non ho conosciuto, ma sentito attraverso le cronache delle mie nonne e alcune amiche cresciute in quel contesto storico, storie, indipendentemente dalla situazione socioeconomica, di  donne che per potersi realizzare un futuro erano costrette, nell’ottica patriarcale a vivere e sposare un uomo. Storie che non manco di ricordare nei miei libri sulla difesa dignità femminile e del ruolo della donna nella nostra società.

Dal 1981 di strada ne è stata fatta tanta in merito ai diritti anche se molti aspetti senza dubbio devono ancora essere risolti e migliorati. Quale sono le grandi sfide che meritano di essere finalmente risolte?

P: Dal 1981 sono stati fatti dei passi in avanti. è però innegabile che c’è tanto da fare per distruggere ogni pregiudizio, discriminazione subita dalla donna, mentalità che la vede ancora come un oggetto dell’uomo da possedere. Il percorso che la nostra società deve fare, dalla scuola primaria fino al mondo degli adulti, è formare ognuno di noi all’uguaglianza tra uomo e donna, nonché al reciproco rispetto di entrambi i sessi.

Una società che come sottolineava Rita Levi Montalcini, “la donna è la colonna portante della società e non deve mai dimenticare il proprio valore” a dimostrazione che le donne stesse sono protagoniste della propria vita e futuro.


Alessandro Mastromarino

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