Live Rock Festival: il racconto del primo giorno e le foto dei live

Se amate i concerti e siete di Siena o dintorni non potete non conoscere il Live Rock Festival di Acquaviva. Un’istituzione che ormai è arrivata alla venticinquesima edizione e che anche quest’anno, nonostante le difficoltà, è riuscita ad organizzare cinque giorni di musica live. Qualche mese fa noi di uRadio abbiamo intervistato uno degli organizzatori, ma questa volta per capire veramente che aria si respira abbiamo deciso di seguire tutto il festival. Dal primo all’ultimo giorno.

Ogni giorno uscirà un report con foto e racconto dei concerti, così da portarvi un po’ del Live Rock Festival di Acquaviva anche se non potete venire di persona (ma consigliamo di fare presenza almeno un giorno). Si parte col giorno 1. Mercoledì 8 settembre.

Arrivo al Giardino dell’Ex Feriale di Acquaviva sul presto, 16:30 circa. Scendo la scalinata che mi porta su un prato ampio in cui i volontari corrono avanti e indietro per allestire tavoli, sedie, gazebo. Non so da quante ore sono a lavorare, quel che so è che se il festival è in piedi è merito loro.
Non conosco nessuno ma mi basta presentarmi dicendo “Ciao, sono di uRadio!” e mi sento a casa nel giro di cinque minuti.

La scaletta della giornata prevede Beatrice La Sala, Elli de Mon e Venerus.

Beatrice La Sala

Cantautrice del ’98 e studentessa della Saint Louis di Roma, arriva sul palco con la sua chitarra alle 21:30 spaccate, accompagnata da basso e batteria. Così come la formazione un po’ fa intuire, il suo è un rock classico con tendenze verso il pop. I suoni della chitarra sono puliti ma non per questo non incisivi, ma è con la voce e la presenza scenica che riesce ad attirare l’attenzione del pubblico. Piace molto, e non si fa fatica a capire il perché. Suona bene, canta bene e si sente a suo agio sul palco. Brava.

Foto di Alice Fusai
Foto di Alice Fusai
Foto di Alice Fusai

Elli de Mon

È una one woman band (intervista fuori presto) che ama il blues ma che si definisce una punkettona. Il suo ultimo album si chiama Countin’ the Blues e vuole raccontare tutte le regine afroamericane che la storia della musica blues ha lasciato nel dimenticatoio. Che ci sia un rapporto viscerale con il genere musicale che arriva dal Missisipi Delta lo si capisce da come Elli canta, quando parte con la cover di Don’t You Mind People Grinnin’ in Your Face di Son House le frasi arrivano come una lama sottopelle. Sul palco poi fa tutto lei: chiatarra, batteria e anche sitar. Non penso ci sia altro da aggiungere.

Foto di Alice Fusai
Foto di Alice Fusai
Foto di Alice Fusai

Venerus

Ultimo ma non per importanza. Il palco è diventato quasi l’interno di una casa, c’è il pianoforte a coda azzurro tutto dipinto di nuvole e circondato da piantine, piccoli amuleti sparsi in giro come se quello fosse sempre stato il loro posto e distesi sul pavimento alcuni tappeti. Tutt’intorno si diffonde l’odore pungente d’incenso.
Quello che è successo dopo è difficile da spiegare e forse si riassume meglio con le due parole che danno il titolo all’album di Venerus: Magica Musica.

Nel palco sono otto, e tutti quanti, insieme, partecipano a un qualcosa che assomiglia più a un rituale che a un concerto, ad un esercizio di ascolto più che a un’esecuzione. Ciascuno riesce sì a portare in primo piano l’individualità del proprio strumento, ma allo stesso tempo a dialogare con gli altri. Quando si suona con un coinvolgimento tale anche chi ascolta si trova in qualche modo a diventare parte attiva di tutto il processo. Non c’è più la distinzione tra pubblico e artista, tutto e tutti confluiscono in un unico grande insieme. Il palco alla fine è diventato davvero una casa.

Foto di Alice Fusai
Foto di Alice Fusai
Foto di Alice Fusai
Foto di Alice Fusai
Foto di Alice Fusai

E questo era solo il primo giorno.


Alice Fusai

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