Essere Pasolini: i 100 anni di un poeta

Samuele Nava, per celebrare il centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini, con una serie di parole chiave, ci racconta cosa sia significato “essere” Pasolini. Il ritratto di un corsaro che cercava la verità ad ogni costo.

ESSERE SCANDALOSO

Pasolini condivide la nascita nel marzo del 1922 con altri due grandi italiani: Beppe Fenoglio (1 marzo) ed Ugo Tognazzi (23 marzo). Tutti e tre sono indiscutibilmente delle figure estremamente importanti nel panorama culturale italiano. Ma di Pasolini, dopo tanti anni dalla sua morte, dal suo omicidio il 2 novembre 1975, ancora si discute. Il “caso Pasolini” aumentò le chiacchiere su quell’uomo che anche nella morte non poteva esimersi dal “dare scandalo”. Essere Pasolini significa essere scandaloso, perché gettava la verità in faccia ai perbenisti ipocriti. Perché voleva la realtà e la verità ad ogni costo, pure quello di sfidare la morte, come solo un corsaro farebbe.


PPP: Poesie, Porcile, Palla

Pasolini era un intellettuale a tutto tondo, in un modo squisitamente novecentesco, ovvero come ora non è più possibile fare. La società ed i costumi sono cambiati, la televisione ha omologato il Paese, educandoci ad una cultura piccolo borghese, in cui la Cultura ha poco spazio. Ecco qua, essere profetico.

Ogni aspetto della sua opera, che sia poetica o cinematografica, non può essere scisso uno dall’altro: anche quando girava un film pensava alla poesia, all’arte; quando scriveva poesie pensava all’impegno politico; quando giocava a calcio (non tutti lo sanno, Pasolini amava il calcio) pensava ad un rito sacro, prima che il calcio stesso cambiasse, stravolto dal neo-capitalismo.


PPP: Politica, Processi, Petrolio

Una particolarità di Nava è il suo soffermarsi sui vari processi. “‘Volete sbranarlo, Pasolini’ è la frase pronunciata da Franco Carnelutti, suo avvocato difensore, in uno dei trentatré processi che lo videro protagonista. A questi si sarebbero aggiunte più di cento denunce e un numero indefinito di aggressioni fisiche”. A partire dal famoso processo del 1949, Pasolini fu destinato ad essere costantemente sotto accusa. Solo per citarne alcuni: nel 1955 per Ragazzi di vita, considerato una pubblicazione oscena; nel 1962 per La ricotta, vilipendio della religione di Stato; con il Decameron ottenne un record di denunce. Ma va anche detto che non fu solo: altri intellettuali e amici lo difesero. Alberto Moravia, per esempio, fu il primo a dire pubblicamente che Pasolini, essendo politicamente scomodo, era condannato anche se innocente in quanto omosessuale. La sessualità mai nascosta di Pasolini fu una caratteristica fondamentale, che influenzò la sua opera e anche la sua politica. Erano gli anni in cui si leggeva Eros e civiltà di Marcuse: anche il sesso si faceva politica.

In definitiva, si può dire che sia stato l’amore per la ricerca della verità, nel profondo di un pozzo nero come il petrolio, a portare ancora una volta Pasolini al centro di un processo. Ma questa volta lui non c’era.


L’autore

Samuele Nava è nato nel 2000, studia giornalismo e nel 2019 ha creato il suo blog personale: samuelenava.comEssere Pasolini è stato auto-pubblicato (sembra che non sia passato un editor a rivedere il testo in determinati passaggi) nel 2021, pensando all’imminente centenario. Il saggio di Nava è interessante, l’autore dimostra di aver fatto una ricerca approfondita sulla parte giudiziaria e sul “caso Pasolini”, che andò avanti fino al 2018. Si può dare fiducia ad uno studioso ancora molto giovane, ma che dimostra di avere capacità per la scrittura.

Va detto, tuttavia, che quella di Nava è una lettura veloce per chi vuole “da principiante” studiare la figura di Pasolini. Questo saggio non può quindi competere con autori accademici che hanno avuto più anni a disposizione per studiare una figura tanto complessa come Pasolini. A questo proposito, segnalo anche la pubblicazione del saggio del professore Roberto Carnero Morire per le idee, edito da Bompiani.


Lavinia Consolato

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