DisPod, nasce il podcast del Dispoc

Si chiama “DisPod” ed è il canale podcast di divulgazione della ricerca interdisciplinare inaugurato dal Dipartimento di Scienze sociali, politiche e cognitive dell’Università di Siena. La prima puntata di una serie audio, collegata al progetto di eccellenza 2018-2022, è già online.

Ogni puntata di “DisPod” è un racconto a più voci intorno a strumenti, idee e risultati dei ricercatori. Si parlerà di populismo e ridefinizione del concetto di politica e di società, di multilinguismo e frammentazione culturale, di disuguaglianze e precarizzazione del sistema di stratificazione sociale.


Il populismo e la politica attuale

Nella prima puntata di “DisPod” si cerca di comprendere che cos’è il fenomeno del populismo attraverso una prospettiva inter-disciplinare e ci si domanda se costituisca la definizione di un partito che si dichiari contro le elitè, uno stile comunicativo o una strategia logico politica.

Per comprendere meglio questo fenomeno questa prima puntata ha visto la partecipazione e il contributo straordinario di tre professori del Dipartimento di sociali, politiche e cognitive: Mattia Guidi, Allison Daguid e Armando Cutolo.


Uno studio italo-turco

Mattia Guidi ricercatore senior presso Università di Siena ha condotto uno studio sulle basi psicologiche e sociali del populismo attraverso l’uso di analisi di dati provenienti da campioni di popolazione italiana e turca.

Lo studio dei partiti e degli individui populisti ha mostrato come atteggiamenti e posizioni populiste possano convivere con bagagli ideologici diversi. In particolare il populismo si presenta come un’ideologia non autosufficiente che ha bisogno di appoggiarsi ad armentari ideologici diversi, più complessi e strutturati. Pertanto non ci si è concentrati sul populismo come scelta politica ma piuttosto come un’attitudine individuale da cui poi è stato costruito un dataset.  

Ad un campione di popolazione italiana e turca è stato sottoposto un sondaggio composto da set di affermazioni per registrare il tasso di populismo e la correlazione con altri atteggiamenti e predisposizioni.

Gli atteggiamenti presi in considerazione sono stati il nazionalismo, il cospirazionismo, la convinzione che le soluzioni ai problemi politici siano semplici, la fiducia nelle istituzioni pubbliche nazionali, il disimpegno morale e l’attitudine al pensiero complesso. Tutte queste predisposizioni hanno fornito una scala di intensità e sono state correlate con il fenomeno del populismo.

Il risultato del sondaggio è stato sorprendente in quanto non tutte le variabili hanno dato una correlazione diretta con il populismo:

Ad esempio il disimpegno morale e l’attitudine non sembrano essere correlate al populismo.

Inoltre si evidenzia una relazione negativa tra il grado di populismo e il grado di fiducia politica di conseguenza sembrerebbe che un’elevata fiducia nelle istituzioni sarebbe in grado di diminuire il populismo.


Il linguaggio della politica

Il secondo intervento è di Allison Daguid professoressa associata di lingua inglese che si occupa di analisi del discorso e del linguaggio politico. Il suo studio prende in analisi i discorsi politici di Silvio Berlusconi, Matteo Salvini, Luigi Di Maio, e Nicola Zingaretti prima e dopo le elezioni del 2019.

L’analisi linguistica è svolta attraverso corpora, ovvero un insieme di testi che possono essere interrogati con un software. Tali indagini possono evidenziare regolarità di forma e possono essere affiancati da un’analisi qualitativa. Il confronto tra più corpora ci consente di capire come i partecipanti raggiungono i loro scopi attraverso il linguaggio e come mantengono i lori rapporti nelle interazioni.

Prendendo in esame i vari politici, si nota che Salvini si dichiara apertamente e pubblicamente un populista. Usa soprattutto keywords che si riferiscono alla sua figura come ministro dell’interno e cambia il suo registro, da formale a informale quando parla di famiglia così da creare un’immagine di sé che sembri più vicina alla gente comune.

Per quanto riguarda il suo stile comunicativo, fa enfasi sullo stato di crisi in cui si trova e si proclama portatore di soluzioni semplici a problemi complessi.

Berlusconi attraverso i suoi discorsi politici si presenta come una figura autorevole, che grazie alla sua esperienza sarebbe in grado di salvare il paese.

Luigi Di Maio usa perlopiù verbi al plurale e fa continuamente riferimento al programma del suo partito e il suo stile sembra essere programmato, studiato a tavolino. L’accento populista si nota sull’enfasi sul tema della corruzione e della tensione sociale.

Nicola Zingaretti fa ricco uso di parole astratte e si propone come alternativa agli altri partiti

Questa analisi linguistica è importante perché aiuta a comprendere lo scopo di una comunicazione politica e apre a framing alternativi.


C’è populismo e populismo

Il terzo e ultimo intervento è di Amando Cutolo: professore associato di etnologia e antropologia culturale.

Il professore parte dal confronto tra categorie di populismo diverse, così da mostrare il senso specifico e la provenienza storico sociale della rabbia anti-sistema provata dagli individui “infelici” che animano con il loro risentimento la polita italiana.

Infatti ad un primo sguardo il populismo può sembrare una realtà prettamente europea ma analizzando le dinamiche dei paesi africani osserviamo delle istanze analoghe.

Ad esempio in Costa d’Avorio esiste un movimento sovranista patriottico che si manifesta soprattutto nei parlamenti di strada. Analogamente ai movimenti populisti italiani e americani, i parlamenti di strada avoriani mostrano il tentativo di costruzione di un regime di verità diverso.

Sono presenti sentimenti di nativismo, xenofobia e odio verso l’elitè e l’informazione non mira a diffondere verità ma vuole svegliare i cittadini e renderli soggetti politici.

Tuttavia il populismo avoriano presenta anche delle differenze dal fenomeno italiano e americano, esso infatti ha un chiaro obiettivo di emancipazione.

In Costa d’Avorio sovranismo e politica sono connessi in modo storicamente diverso, il passato storico è quello dei colonizzati e non dei colonizzanti. Gli oratori politici vogliono restituire un soggetto politico nuovo che sia in grado di agire sulla storia e che non sia più l’oggetto delle strategie politiche europee e francesi.


Così si chiude il primo podcast del dipartimento di scienze sociali, psicologiche e cognitive disponibile su Spotify e Spreaker, non ci resta che aspettare di ascoltare il prossimo per saperne di più su multilinguismo e frammentazione culturale.


Alessia Dottori

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