Arte e Cucina: quando l’appetito vien imparando.


Speciale Carnevale, dove ogni scherzo vale

(sì, anche il ritorno di Arte e Cucina)


Pieter Bruegel il Vecchio, Lotta tra Carnevale e Quaresima (1559); olio su tavola, 118×164,5 cm. Kunsthistorisches Museum, Vienna.

La storia dell’arte presenta una serie molto ricca di dipinti riguardanti il Carnevale: i colori accesi e il clima di festività hanno affascinato pittori di ogni stile e era, da Picasso a Mirò, da Chagall a Ensor, da Cézanne a Renoir.

Per l’occasione andremo ad analizzare un dipinto che a prima vista può sembrare complicato e confusionario. Denso di significati e metafore, la Lotta tra Carnevale e Quaresima è una perfetta visione artistica dei due periodi che stiamo e siamo prossimi a vivere nel corso di questi giorni a venire.


L’ARTISTA

L’artista è Pieter Bruegel il Vecchio, pittore fiammingo di cui lo scorso anno abbiamo celebrato i 450 anni dalla morte. Nato nel Brabante, tra il 1525 e il 1530, arriva nella florida Anversa di quegli anni e nel 1551 lo troviamo già a capo della Compagnia di San Luca, nella quale erano precedentemente passati pittori di elevato calibro: da Rubens a Memling.

La sua pittura è caratterizzata da un realismo, che tiene conto della forte influenza artistica della lezione fiamminga dei grandi maestri del passato come Jan Van Eyck e Van der Weyden, imperniato da un simbolismo che dà un linguaggio allegorico alle sue opere.

Le sue raffigurazioni sono una mescolanza tra temi religiosi e credenze popolari e le composizioni riecheggiano quelle del più famoso Hieronymus Bosch (1453-1516), senza mai esserne una copia.

I temi crudi affrontati con un velo di ironia, l’esoterismo e la vena politica sempre presenti e, infine, il rifiuto della bellezza classica per propendere a una ricerca imperterrita del reale, hanno lasciato nell’ombra questo pittore che ha riacquisito onore e fama solo nell’Ottocento. Oggi è considerato un artista di un’incredibile modernità, più che mai vivo e attuale.


LOTTA TRA CARNEVALE E QUARESIMA

Venendo al dipinto, di modeste dimensioni, in una matassa di figure possiamo chiaramente distinguere i due protagonisti. A sinistra, a cavalcioni su un’enorme botte, troviamo il Principe del Carnevale: un uomo grasso e deforme che tiene in mano una spada su cui è infilzato un intero maiale.

Egli è spinto da un uomo che indossa una veste gialla, colore che, nel Mediovevo, simboleggia l’inganno che a sua volta è incarnato dagli uomini mascherati o coperti da mantelli. Il suonatore di liuto è a chiusura di un cerchio che ha come tema l’eresia, incarnata, in quegli anni, dal luteranesimo.


A destra, troviamo, invece, la Signora Quaresima. Smunta, pallida e vecchia, siede su una sedia di legno sopra a un carro ed è trainata da un frate e una monaca. La sua arma è una pala da forno su cui posano due aringhe simbolo di carestia.


Quella che si sta per consumare è una lotta, non solo tra i due protagonisti ma proprio tra due fazioni che vediamo rappresentate nel resto del dipinto: a sinistra troviamo un’osteria sovraffollata che è a sua volta pubblico della rappresentazione teatrale della Sposa suicida che inquadriamo nella tenda che viene trsportata; a destra, per la Quaresima, si batte la Chiesa dalla cui porta intravediamo le opere coperte da veli.


Infine, incontriamo i ricchi che fanno l’elemosina agli storpi e i contadini che lavorano incuranti delle festività a cui stanno andando in contro: una situazione sociale che, evidentemente, poco va a influenzare una vita fatta di costanti sacrifici.

Il quadro vuole simboleggaire l’ennesima lotta tra cattolicesimo e protestantesimo che trovano, nell’assurdo, un punto in comune proprio nell’odio nei confronti del Carnevale fatto di parodie nei confronti della chiesa e di eccessi incontrollati.


LA RICETTA

Eccoci di nuovo giunti al momento ‘mani in pasta’. Di chi posso parlarvi se non della regina del Carnevale, ovvero, la frittella? La sua esistenza è testimoniata fin dal Trecento come prima ricetta della tradizione culinaria veneziana. Nel Seicento, viene ufficializzata con la costituzione dell’associazione dei fritoleri.

Ma è chiaro che voi siate studenti fuorisede che all’idea di relizzare delle frittelle scendono, piuttosto, alla pasticceria di sotto per comprarne e gustarne una dal risultato sicuramente più garantito del vostro. Quindi, io vi propongo una ricetta facile facilissima ma, soprattutto, originale, costringendovi così a relizzarla perchè non potete trovarle in giro così facilmente.

Il risultato è garantito, anche perchè è qualcosa di fritto e ciò che è fritto è sempre buono: lo dice la fisica.


Frittelle di mele


Ingredienti:

  • 3 mele
  • 200 g di farina
  • 1 uovo intero e 1 albume
  • 10 g di lievito
  • 25 cl di latte
  • 1 cucchiaio di zucchero
  • 1 cucchiaio di olio extra vergine di oliva
  • olio di arachide per friggere
  • un pizzico di sale

Mettete nella ciotola la farina setacciata, il livieto, lo zucchero, il sale, l’uovo intero, l’olio di oliva e il latte. Mescolate con forza, se avete un mixer state a cavallo. Otterrete una pastella da lasciare riposare per qualche minuto.

In un’altra ciotola montate a neve l’albume aiutandovi con un pizzico di sale.

Prendete le tre mele, incidetele e cercate di togliere il torsolo (senza togliervi un dito) lasciando un foro al centro in cui deve passare un dito (sì, quello che vi siete tranciati nella fase precendete).

Tagliate delle fettine tonde spesse 1 cm (il risultato dev’essere come quello in foto).

Mettete a scaldare su una padella l’olio per friggere (quanto basta per immergere le fettine). Passate una fetta per volta nella pastella e lasciatela friggere per 3 minuti, rigirandola da un lato e dall’altro. Potete friggere più fette insieme.

Cospargetele di zucchero e gustatele calde o fredde.


Chiara Bellemo.

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