“Il Fiabisfero”, tappa 1: Norvegia

Gentile pubblico di uRadio, benvenuti al nostro primo appuntamento con Il Fiabisfero! In questo piccolo spazio a cadenza bisettimanale vorrei portarvi alla scoperta di alcune tra le più belle fiabe delle tradizioni popolari dei vari paesi del mondo, antiche e moderne. I più attenti di voi ricorderanno forse Il fratello cuculo, racconto giapponese pubblicato sul nostro magazine due settimane fa: ecco, quella può essere considerata ciò che in gergo radiofonico si definirebbe “puntata pilota”, che ha anticipato la nascita di questa nuova rubrica.
Oggi ci spostiamo verso ovest e facciamo tappa in Norvegia, per raccontarvi una storia che ha come protagonisti un intrepido ragazzo e il vento del nord. Grazie alle raccolte pubblicate da Christian Asbjørnsen e Jørgen Moe a partire dal 1842 siamo oggi in grado di apprezzare quello che, secondo il celebre Jacob Grimm, è il patrimonio di fiabe più bello del mondo: cosa state aspettando, allora? Indossate uno spesso paio di guanti e la vostra sciarpa preferita e preparatevi a un lungo cammino…

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Il ragazzo che andò dal vento del nord per farsi restituire la farina

Illustrazione popolare norvegese (XVIII-XIX secolo) dipinta su legno

Particolare di un’illustrazione popolare norvegese (XVIII-XIX secolo) dipinta su legno

C’era una volta una vecchia che aveva un figlio: era debole e malazzata e così il ragazzo, suo figlio, dovette andar lui alla capanna delle provviste a prender la farina per far da mangiare. Stava scendendo i gradini della capanna quando giunse in una folata il vento del nord, gli strappò la farina e lo portò via con sé. Il ragazzo ritornò in dispensa per prenderne un altro po’, ma mentre scendeva le scale il vento del nord tornò in una folata e gli tolse di nuovo la farina, e anche la terza volta fece lo stesso. Allora il ragazzo andò su tutte le furie, pensando che non era giusto che il vento del nord si comportasse così, e decise di andarlo a cercare per chiedergli indietro la sua farina.
Si mise dunque in cammino, ma la via era lunga; cammina cammina cammina, alla fine arrivò dal vento del nord.
– Buongiorno, – disse il ragazzo, – e tante grazie!
– Buongiorno, – rispose il vento del nord con il suo vocione, – grazie a te. Cosa vuoi? – chiese.
– Oh, – rispose il ragazzo, – ti volevo chiedere di farmi la cortesia di ridarmi la farina che mi hai portato via sulle scale della dispensa; già ne abbiamo poca, e se tu poi ti diverti a prendere anche quella, non ci resterà altro che morire di fame.
– Di farina non ne ho, – rispose il vento del nord, – ma dato che ci tieni tanto ti darò una tovaglia che potrà procurarti tutto quello di cui hai bisogno; basterà che tu dica: «Tovaglia distenditi e apparecchiati con tutti i cibi più squisiti!»
Il ragazzo si dichiarò soddisfatto. Ma la via era lunga, non poteva arrivare sino a casa in una sola giornata, e quindi si fermò da un oste lungo la strada. Lì stavano per cenare, e lui allora stese la tovaglia sulla tavola che era in un angolo dicendo: – Tovaglia distenditi e apparecchiati con tutti i cibi più squisiti! – Non aveva ancora finito di pronunciare queste parole, che la tovaglia fece quello che le era stato detto e tutti ne furono entusiasti, ma più di tutti la moglie dell’oste. Non c’era da far fatica per arrostire e per bollire, per apparecchiare e preparare, per andare a prendere le cose e metterle in tavola, pensò. A notte fatta, mentre tutti dormivano, la donna prese la tovaglia e la sostituì con un’altra uguale identica a quella che il ragazzo aveva avuto dal vento del nord, solo che non era capace di procurare neppure un tozzo di pan nero.
Quando si svegliò il ragazzo prese la tovaglia e se ne andò, e in giornata arrivò dalla madre.
– Eccomi, – disse, – sono stato dal vento del nord: è una persona onesta, perché mi ha dato questa tovaglia, e basta ch’io dica: «Tovaglia distenditi e apparecchiati con tutti i cibi più squisiti», che posso avere tutto quello che desidero.
– Sicuro! – disse la madre, – io però non ci credo se non lo vedo.
Il ragazzo si affrettò a tirar fuori una tavola, ci stese sopra la tovaglia e disse: – Tovaglia distenditi e apparecchiati con tutti i cibi più squisiti! – Ma quella non procurò neppure un tozzo di pan duro.
– Allora non mi resta altro che tornare dal vento del nord, – disse il ragazzo, e si rimise in via. Cammina cammina, arrivò dove abitava il vento del nord.
– Buonasera! – disse il ragazzo.
– Buonasera! – rispose il vento del nord.
– Vengo ancora a protestare per la farina che mi hai tolto, – spiegò il ragazzo, – la tovaglia che mi hai dato non mi è servita molto.
– Farina non ne ho, disse il vento del nord, – ma eccoti un caprone che fa i ducati d’oro, basterà che tu gli dica: «fa’ soldi!»
Il ragazzo non disse di no, ma aveva tanta strada da fare prima di arrivare a casa che era impossibile percorrerla in un giorno, e così si fermò dallo stesso oste. Prima di ordinare qualcosa provò il caprone per vedere se il vento del nord aveva detto la verità: era proprio così. Ma l’oste pensò che era veramente un montone [1] prezioso, e appena il ragazzo si fu addormentato ne prese un altro che non era capace di fare dei ducati d’oro e lo mise al posto del primo.
La mattina dopo il ragazzo si rimise in via, e quando arrivò dalla madre le disse: – Dopo tutto il vento del nord è una persona simpatica: adesso mi ha dato un montone capace di fare dei ducati d’oro: basta che gli dica: «fa’ soldi!»
– Ma davvero! – disse la madre. – Chiacchiere! Non ci credo se prima non lo vedo!
– Montone mio, fa’ soldi! – ordinò il ragazzo, ma quello che fece il montone non erano davvero soldi.
Si rimise allora ancora una volta in cammino per andare dal vento del nord e gli dichiarò che il montone non era buono a nulla, e che lui voleva qualche cosa in cambio della sua farina.
– E va bene, ora non ho altro da darti, – disse il vento del nord, – che quel vecchio bastone lì nell’angolo, ma è un bastone che se tu gli ordini: «Bastone mio, picchia!» quello picchia fino a che tu dici: «Bastone mio, fermati!»
La strada era molto lunga, e perciò il ragazzo si fermò anche quella sera dall’oste, ma dato che aveva capito come erano andate le cose con la tovaglia e con il montone si mise subito a russare sulla panca, facendo finta di dormire. L’oste capì bene che anche quel bastone doveva avere qualche specialità, e perciò ne cercò uno uguale da mettere al posto del primo mentre il ragazzo russava. Mentre però l’oste stava per afferrarlo il ragazzo si mise a gridare: – Bastone mio, picchia! – E il bastone cominciò a battere e a pestare l’oste tanto da farlo saltare sul tavolo e sulle panche, urlare e gridare: – Dio mio! Dio mio! Prega il bastone di fermarsi altrimenti mi ammazza a forza di colpi. Riavrai la tovaglia e il montone!
Quando gli sembrò che l’oste fosse stato pestato abbastanza, il ragazzo ordinò: – Bastone mio, fermati! – Prese poi la tovaglia e se la mise in tasca, afferrò il bastone, legò una corda alle corna del montone e se ne tornò a casa con tutta quella roba. Era stato ben ripagato della sua farina!
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Note: [1] Da qui in poi il testo riporta montone.

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Il nostro viaggio nel mondo delle fiabe, per oggi, si conclude qui. Prendiamoci un po’ di riposo accanto a un bel focolare e con un boccale di birra in mano, perché tra due settimane si riparte verso chissà quale destinazione… L’unico modo per scoprirlo è continuare a seguire le orme sulla neve.

Ivan Bececco


Bibliografia

A. C. Manghi (a cura di), Asbjørnsen e Moe, Fiabe norvegesi, Torino 1962.

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