Vivaldi apre Micat in Vertice. Riprende la stagione della Chigiana

Memore della serata dell’anno scorso, mi sono preparata per l’apertura della stagione “Micat in Vertice” dell’Accademia Chigiana con un certo spirito combattivo. A fine concerto, invece, mi sono accorta con grande sorpresa di aver provato solo una grande pace. La musica non deve farci necessariamente provare qualcosa di grande: a volte basta anche distendere la mente e non pensare a nulla.


VIVALDI E LA CHIGIANA. 80 ANNI DI STORIA

Il concerto di ieri, 22 novembre, ha omaggiato la prima Settimana Musicale Senese, avvenuta nel 1939 per iniziativa della Chigiana e di Olga Rudge, violinista e segretaria della Chigiana, nonché compagna di Ezra Pound.

La Settimana Musicale fu all’insegna della riscoperta di Antonio Vivaldi (1678-1741), compositore completamente dimenticato dalla storia e rinato grazie agli studi della Chigiana e alle revisioni di Alfredo Casella (1883-1947).

I brani eseguiti durante il concerto ci mostrano un Vivaldi diverso da quello che conosciamo: le riscritture di Casella, infatti, seguivano il gusto dell’epoca pur rimanendo fedelissime all’originale.

L’orchestra “Vincenzo Galilei” della Scuola di Musica di Fiesole

VOCI, ORCHESTRA, SOLISTI

Alto era il numero di interpreti e notevole il programma: l’orchestra “Vincenzo Galilei” della Scuola di Musica di Fiesole, diretta da Lorenzo Donati, ha eseguito il Concerto in sol magg. “alla Rustica” RV 151; per lo Stabat Mater RV 621 si è aggiunta la voce del mezzosoprano Anna Caterina Antonacci, mentre il Credo RV 592 è affidato al Coro della Cattedrale di Siena “Guido Chigi Saracini”.

Nella seconda parte, i protagonisti sono stati i violinisti Gennaro Cardaropoli e Maria Diatchenko, che hanno eseguito il Concerto in la min. per 2 violini e archi RV 523. Il concerto si è concluso con il monumentale Gloria RV 589.

Anna Caterina Antonacci

Purtroppo non sono arrivata abbastanza in anticipo e mi sono dovuta “accontentare” di un palco al quarto ordine alla sinistra del palcoscenico: la visuale era pessima, ma l’acustica era buona. Con un po’ di contorcimenti sono riuscita a vedere i giovanissimi membri dell’orchestra; questo concerto ha sicuramente rappresentato una opportunità importante per questa formazione, e nonostante la loro giovane età hanno dimostrato professionalità e impegno.

In futuro, non mi stupirei se leggessi il nome di qualcuno di loro all’interno dell’organico di qualche grande orchestra. Anna Caterina Antonacci non mi ha convinta molto, ma non posso assolutamente mettere in dubbio il suo talento.

I brani più emozionanti sono stati quelli corali, e in particolare il Gloria, che ha dato l’impressione di trovarsi in una grande cattedrale barocca, immersi nell’oro e nella luce.

I violini di Cardaropoli e Diatchenko sono stati una piacevole deviazione dalla massiccia presenza della musica vocale: anche i loro strumenti, come le voci, si sono incontrati e amalgamati con il tappeto sonoro orchestrale.

L’ATMOSFERA IN SALA

Il pubblico, numerosissimo, non si è perso una nota; solo un gruppetto di persone ha bisbigliato qualcosa per qualche minuto, venendo immediatamente zittiti da uno “ssssh” partito da chissà dove. L’atmosfera era distesa, senza ombra di momenti drammatici o di profonda riflessione. Gli ascoltatori erano assorti, rispettosi di ciò che stava accadendo sul palco.

In alcuni momenti, la struttura prettamente barocca dei brani, con le continue riprese e variazioni del tema, hanno cancellato l’illusione del trascorrere del tempo, dando l’idea di un continuum che poteva durare ore, giorni, una vita intera. Soltanto gli applausi a fine brano e lo scambio fra solisti ha interrotto questa sensazione di continuità.

Non potendo vedere il palco senza farmi venire il torcicollo, ho passato diversi minuti a osservare il lampadario della sala, che rifletteva appena le luci del palcoscenico, completamente assorta.


TUTTO TROPPO TRANQUILLO

Se posso dare la mia sincera e personale opinione, falsata sicuramente anche dal non essere una grande amante di Vivaldi, il concerto è stato forse fin troppo tranquillo. Chiaramente da un repertorio barocco non ci si può aspettare grandi stravolgimenti musicali e profusione di passioni, ma mi aspettavo qualcosa in più. Senza nulla togliere alla maestria degli interpreti, che hanno eseguito il repertorio perfettamente: Vivaldi sarebbe fiero di loro, e forse pure Casella.

Abituata a un pubblico che a fine concerto applaude fragorosamente e chiede bis a gran voce mi sono stupita della tiepida accoglienza. Grandi applausi per Antonacci e per Cardaropoli e Diatchenko, ma niente di più. Nessuno degli interpreti si è esibito in un bis, nemmeno l’orchestra.

Mancanza di repertorio? Forse. Sazietà del pubblico? Probabile. Spero che i prossimi concerti della stagione, quasi interamente dedicata a Beethoven in occasione del 250° anniversario della nascita, vedano un pubblico mai stanco di assistere a esecuzioni di alto livello.


Federica Pisacane

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