#uReading – A cena con Babette (Bianciardi; Pellicci)

Il 2015 è appena iniziato e le agognate vacanze che credevamo essere infinite sono ormai quasi un ricordo.

Il Natale, però, sembra essere ancorato ai nostri cuori (sorridete!) e con esso le enormi ed indigeste abbuffate di cui, probabilmente, adesso vi pentite. Ma sì dai, quelle tanto temute cene dalla zia, quelle che hanno sghignazzato davanti ai vostri sacrifici dei mesi precedenti: già vi immagino (tranquilli, ci sono anch’io in mezzo) alle prese con le più svariate e fantastiche diete serrate, le palestre fredde e maleodoranti e tutti quei corsi di zumba a ritmo di Bailando. Ok, la smetto.

In fondo so che voi tutti ancora gioite, come me, nel ricordarvi a pancia piena, con il sorriso più ebete e, al contempo, soddisfatto del mondo, circondati dai vostri parenti che anche quest’anno, nel mezzo della cena, vi hanno ripetuto sornioni “mh, so che ti sei trovata il fidanzatino”. Affermazione che, in caso di risposta positiva, vi ha fatto immediatamente arrossire e sviare il discorso, in caso di risposta negativa ..beh, in quel caso buon anno anche a voi, cari lettori. (Prosit!)

Ma ritorniamo a quel che davvero ci importa: il cibo … e i libri, ovviamente.

Oggi uReading riguarda una copertina che ha attirato la mia golosa curiosità. Si tratta di un libro pubblicato di recente, “A cena con Babette”, di cui i due autori, Lorenzo Bianciardi e Giovanni Pellicci, sono anche stati ospiti da Cartazucchero, la nostra (fighissima) libreria-caffetteria senese lo scorso mese.

Ben avvisati, cari: questa volta parlo di un libro che non vi farà immergere in un personaggio, ma in voi stessi.
Se almeno un poco vi fidate, vi garantisco una succulenta soddisfazione.

Il libro si presenta come un menù a la carte, una lista di portate sapientemente disposte: dagli antipasti al dessert. Ma non si tratta, certo, di un listino tradizionale. Eh no, perché i due autori, un dottore di ricerca in Semiotica applicata al cinema (Bianciardi) e un giornalista ed esperto di enogastronomia (Pellicci), hanno ben pensato di abbinare particolari ricette e vini a film più o meno conosciuti al pubblico, ma sicuramente celebri.
Non agitatevi, non è certo una rassegna di tutte le trame cinematografiche. In realtà di analisi semiotica sulle pellicole traspare poco o nulla, perché il film o lo avete visto, o non lo avete visto. E in questo senso è anche un monito a gustarseli un po’ tutti: CaramelChocolat, Ratatouille, Soul Kitchen, Lunchbox, La grande abbuffata e ovviamente A pranzo con Babette, ma ce ne sono molti altri. Non ne sarete mai sazi abbastanza!

Ma quel che stuzzica il lettore è proprio la scelta delle varie pietanze che, in qualche modo, si ricollegano a scene più o meno centrali dei vari film, in modo che tra gusto e visivo si instauri immediatamente un ponte di sensazioni condivise ed affascinanti. Bellissime e delicate, inoltre, le illustrazioni di Sara Rambaldi.

Sfogliando le pagine mi è sembrato di ritrovarmi in quel preciso momento in cui una bottiglia sta per essere stappata, quel movimento deciso e suadente di per sé, come l’invitante nettare che scende giù, subito dopo, nel calice. Ho immaginato i colori di un Pinot nero rovesciarsi nel vetro di un lussurioso calice e dondolare silenziosi fino a quietarsi. Ho assaporato mentalmente il primo sorso, quello temuto e liberatorio, quello che ci fa dire “mh, buono” solo perché vogliamo darci un tono, mentre le nostre papille gustative sono in festa. Ho visto succedersi, uno dopo l’altro, i cibi più disparati catalogandoli come piccole opere d’arte incorniciate da vassoi semplici ma eleganti.

L’intento ambizioso dei due autori deve essere stato sicuramente quello di voler suscitare gaudio in tutti i nostri sensi, con la sola forza dell’immaginazione.

Non so se questo possa accadere ad ogni lettore, ma una cosa è certa: da adesso in poi, neanche i libri sapranno tenermi lontana dal frigo!

Mariana Palladino

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