Under the wire

Serie documentari Mondovisioni – Internazionale


Sull’evento

Gli organizzatori della serie di incontri sono i non più studenti Propositivi. L’associazione è nata nel 2005 e, dopo una pausa a causa di varie peripezie, ha rinnovato il suo impegno organizzando il Capodanno in collaborazione con il Comune di Siena per il 2019.

I membri, usuali lettori del settimanale Internazionale, hanno visto sulle pagine la pubblicità di Cineagenzia, l’azienda che si occupa della distribuzione gratuita dei documentari presso enti che li vogliano proiettare, e hanno aderito all’iniziativa.

L’Internazionale organizza ogni anno un noto festival a Ferrara e i documentari proposti sono sempre inerenti a questioni attualissime, affrontate senza filtri e dal punto di vista del giornalismo contemporaneo. La nota dolente del progetto è che, se si scorre la lista delle città dove questi documentari vengono proiettati, si scopre che effettivamente non è molto lunga. Questo, per esempio, è il primo anno in assoluto in cui vengono ospitati a Siena.


“Sotto il filo spinato”

Bombardamenti nella notte illuminano le aree controllate dai ribelli ad Aleppo est, in Siria. Credit: Omar Sanadiki

Il documentario proposto il 16 maggio alle 18.30 presso il Santa Maria della Scala raccontava la vicenda di due inviati del Sunday Times: la giornalista-pirata Marie Colvin (nota per la sua determinazione e coraggio, a causa dei quali perse un occhio e decise di indossare una benda da pirata appunto) e il fotografo Paul Conroy. Fu Marie a decidere, al contrario di molti altri giornalisti, di entrare in Siria (illegalmente)per scrivere della primavera araba del 2012.

Tra le città di Baba Amr, Homs e altre, i due inviati riuscirono a raccogliere molto materiale. Mostrarono così al mondo il massacro del regime di Assad contro una popolazione in cerca di democrazia. Questo non senza rappresaglie da parte dello stesso regime. E’ noto come Marie (assieme all’inviato francese Remi, giunto da solo un giorno) morì dopo che il ‘media center’ di Babra Amr fu appositamente attaccato da bombe.


Giornalismo contemporaneo

Marie Colvin e Paul Conroy, foto presa da TPI

La scomparsa di Marie ha fatto molto riflettere. Le scelte pericolose ed evitabili che le avrebbero permesso di continuare il suo onorevole operato sono state prese probabilmente perché la giornalista era spinta dall’enorme orrore che aveva potuto toccare con mano. Nello stesso attacco in cui la Colvin perse la vita, Paul e altri giornalisti furono gravemente feriti. Ci vollero giorni di sofferenza perché venissero liberati.

Qui si apre un altro spunto di riflessione: i giornalisti europei, che Marie soprannominò ‘trash europeo’, arrivarono solo dopo che la coppia del Sunday Times aveva comunicato più volte con i media americani, dimostrando la fattibilità dell’operazione.


Le parole degli attivisti

Nel documentario come negli articoli scritti dalla Colvin, gli attivisti parlano al mondo, all’ONU: <<perché ci state ignorando?>>. Questa è una frase significativa che spiega quanto l’appoggio silenzioso dell’ una o dell’altra potenza internazionale sia essenziale per i regimi autoritari. Ci parla anche tanto delle contraddizioni della democrazia che viviamo tutt’oggi. Ci mostra come l’islam sia strumentalizzato dai media come ‘religione antropologicamente non democratica’, quando l’unica cosa che gli abitanti di molti stati islamici chiedono è proprio la democrazia.

Una voce che ha sempre tentato di comunicare con il mondo rispetto al massacro in corso è Mohamed al Mohamed (potete vederlo nel video sottostante). E’ un dottore che ininterrottamente lavorava nel “centro medico” di Baba Amr per salvare vite e che curò nel migliore dei modi possibile anche i giornalisti feriti.

https://www.youtube.com/watch?v=frqGF-_W3Ls

Prossimo appuntamento

Prossimo appuntamento sarà al Santa Chiara Lab, giovedì 23 Maggio, alle 18.30 con un documentario sulla situazione in Venezuela.

Per la prenotazione visitare la pagina Facebook dell’associazione Propositivi https://www.facebook.com/pro.positivi/

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