Scene da Faust: il mito di Faust al teatro dei Rozzi

L‘essenza di un teatro è descrivibile con un palcoscenico, qualche attore, una sceneggiatura e una platea. Questa è la rappresentazione vera e propria, quella a cui lo spettatore s’accinge ad assistere quando compra il biglietto. Non è stato così per me nel caso di ‘Scene da Faust’. Ma andiamo con ordine.

La vera anima del teatro sta forse tutta dietro le quinte, dietro la preparazione degli istrioni, dietro (e dentro) lo studio di un testo che deve essere traslato in recitazione. Non vi è allora privilegio più grande di quello di assistere al “dietro le quinte”.

Infatti, ‘Scene da Faust’ in scena sabato 1 e domenica 2 Febbraio al teatro dei Rozzi, è stato anticipato da un incontro con il cast attoriale, nonché da una panoramica stringata (visto la mastodontica grandezza di un testo quale il “Faust”) dal professor Venuti, ordinario di letteratura tedesca all’Università di Siena.


IL FAUST: L’ADATTAMENTO TEATRALE

Eppure il titolo parla chiaro. ‘Scene da Faust’ non è un adattamento basato sull’intera opera di Goethe. Si limita, invece, alla prima parte, che lo scrittore tedesco incomincia da giovane, proseguendola e rimaneggiandola fino alla sua morte. Non è contemplata però una suddivisione in atti (come suggeriva la consuetudine), quanto in scene.

Il risultato teatrale ricorda così la successione di variazioni sullo stessa tema di un’opera musicale: dialoganti le une alle altre, ma rispondenti ciascuna di un’ identità propria, autonome. L’impressione, inoltre, è che senza un’approfondita lettura e studio dell’opera del Faust, sia impossibile cogliere le allusioni, le ragioni e alle volte perfino i monologhi dei personaggi.

Ma il fine primo della rappresentazione teatrale non è dopotutto la narrazione in sé. Senza discostarsi dal capolavoro, la Compagnia Lombardi- Tiezzi decostruisce, riassembla per poi ricucire insieme l’anima dell’opera.

Di certo, siamo di fronte a un teatro ricco di sperimentazione, che osa aldilà delle sue possibilità: saltano all’occhio il minimalismo della scenografia, la stravaganza degli ambienti ricreati, la commistione con il canto lirico, un certo gusto dell’irriverenza, che non teme il prosaico.

Faust (Marco Foschi) con Mefistofele (Sandro Lombardi)

STREBEN: L’ANELITO ALLA CONOSCENZA

Il protagonista indiscusso è senz’altro il Faust: Mefistofele e Margherita appaiono semplicemente suoi annessi, suoi prolungamenti. La sua disperazione coincide con l’incapacità di abbracciare tutta la conoscenza possibile: come afferma il suo assistente Wagner, «l’arte è eterna, la vita è breve».

Pur rappresentando il massimo sapiente, colui che ha solcato ogni disciplina con l’ingegno e con lo studio, la vita lo affligge. Non solo il suo desiderio di conoscere non è stato placato, ma lo ha maggiormente convinto della sua inutilità.

Tenta di dedicarsi all’alchimia, sperando di scorgere in essa un qualche segno sovrannaturale; tale sua occupazione però non gli permette di sfuggire all’idea del suicidio, che s’accinge a compiere il sabato prima di Pasqua.

È il suono elegiaco delle campane a farlo desistere. Finché compare, quella stessa notte, un cane nel suo studio; dal suo mutarsi si mostra Mefistofele. Quest’ultimo lo convince della conquista di una vita di piaceri, completamente distante dallo studio folle e dall’infondato tentativo di assoluto conoscitivo che Faust tenta di raggiungere.

La scommessa è fatta: solo se Mefistofele riuscirà a far desistere Faust dal desiderio inappagato e lo condurrà all’accettazione dell’attimo in sé, avrà la sua vita. E’ così che la sua tragedia della conoscenza si traslerà poi nella tragedia di Margherita: la volontà di appagamento cercata nello studio si riverserà in quella incolmabile dell’eros.

La produzione, con la regia di Federico Tiezzi, fondatore della compagnia “Lombardi- Tozzi”, vede nel cast attoriale, tra gli altri, anche la presenza di Sandro Lombardi, acclamato attore teatrale nei panni di Mefistofele, e di Marco Foschi, nei panni di Faust.


Elisa Agostinelli.

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