POLITICA: come è e come possiamo renderla

Sentire parlare oggi di Politica in contesti quotidiani fa spesso storcere il naso. Si profila nelle menti una figura losca, noiosa, che pensa ai fatti propri, una figura che ibrida da un lato Razzi con il suo “fatti li cazzi tua”, dall’altro lato Renzi con le sue perle di inglese e dall’altro ancora la Merkel, sostenitrice di politiche fagocitanti e tanto insopportata dall’opinione pubblica.

 

Ma questo pensiero che si innesta non è altro che il risultato di una deviazione estrema del concetto puro di PoliticaLa parola ha un significato che farebbe sbigottire coloro che non sono mai andati a cercare la sua origine etimologica: arte del governoarte della città (stato).

Ora, sappiamo bene di cosa ha bisogno un’arte per essere esercitata: ha bisogno di passione che permette alla propria persona di cimentarsi in ciò che fa con la massima dedizione, con il fine imperativo di proporre idee aventi come obiettivo ultimo quell’elemento che lo stesso Aristotele considerava fondamentale per un buon governo: il BENE COMUNE.

Leggendo queste ultime due parole, ci scappa un sorrisino pensando a ciò che, in verità, un politico odierno combina e, di certo, non lo si può biasimare, dato che oggi la premura per il bene comune è stata quasi sotto ogni aspetto sotterrata. Ciò che la politica di oggi desidera è il raggiungimento di un sovra benessere che fa venire la nausea ai comuni cittadini, ma piace tanto a quasi tutti quelli che hanno il privilegio di essere chiamati “politici”. Perseguono degli obiettivi solamente a vantaggio proprio o, al massimo, ad una cerchia ristretta fondendo il concetto di politica con uno che assolutamente non potrebbe essere assimilato: RICCHEZZA PERSONALE.

Assimilare questi due concetti implica la superbia di dimenticarsi del fatto che si è POLITICO grazie ai cittadini che ti eleggono e confidano in te, vedono in te una potenziale fonte di miglioramento socio/politico/economico; in breve, sei colui che alla fine del mandato può constatare con sincerità che la tua comunità è divenuta un esempio da seguire, o almeno ha posto le basi concrete per una tale condizione d’essere.

Purtroppo i casi simili sono sempre più rari e l’accesso alla posizione di politico grazie al cittadino è contaminato da elementi quali la vicinanza familiare, rapporti lavorativi che mettono il votante in posizione di subordinazione, obbligandolo a votare una determinata persona, oppure semplicemente il cittadino non va più a votare perché ha perso ogni fiducia.

Parlando proprio di questa perdita di fiducia emerge, oltre alla posizione di vittima in cui è rilegato il cittadino, quella di complice della mal politica. Si può mai pensare che lasciando il tutto in balia di poche figure che hanno come interesse primario il lucro o acconsentendo a dei ricatti perottenere voti, migliori una situazione che è già critica?!

Il fatalismo e la rassegnazione sono mali peggiori del male stesso in cui ci si trova e dal quale c’è, ovviamente, una via di uscita. Questa via di uscita deve essere battuta in primis dal cittadino che  deve veramente sentirsi tale, deve prendere coscienza del suo potenziale, del suo intelletto, della sua forza dirompente. Nonostante una gran fetta della politica è ormai alla deriva, non è mica constatato che tutta la politica è marcia; in tutti i mali c’è sempre un elemento di bene. Il cittadino, sempre grazie al suo intelletto, deve comprendere ciò, deve tirarsi su le maniche e dire “io ho desiderio di cambiare in meglio questa situazione” e lo deve dire con sincerità, perpetrando questo pensiero fino al momento del voto o di qualsiasi sostegno al politico, quello puro e incontaminato da desideri di lucro e potere, ma interessato al BENE COMUNE e al BENESSERE COMUNE.

Quanto alla generazione dei millenials: è pur vero che è capitata in un periodo davvero triste, di recessione direi, in particolare dopo gli anni ’90, in cui il mercato ha iniziato totalmente a farla da padrone; dall’altro lato, però, diciamocelo, chi meglio dei giovani può sancire l’inizio di un miglioramento, un ritorno ad un sistema più vicino al cittadino, in cui il politico non sia un soggetto sul piedistallo acclamato perché superiore per motivi ignoti, ma un deve essere egli stesso cittadino.Deve essere un cittadino vero comprendendo a fondo i problemi della società standone immerso,toccando con mano il disagio e tramutarlo in benessere, puntando sempre al miglioramento oggettivoe mai al peggioramento.

C’è bisogno di protagonismo, quello sincero e positivo, c’è bisogno di prendere coscienza del proprio potenziale e porre fine alla considerazione della POLITICA come qualcosa di incomprensibile e fatto per pochi. La POLITICA è quell’arte che sancisce il nostro vivere quotidiano e necessita di partecipazione costante e di comprensione profonda, in modo da poter diffondere, oltre i piccoli focolari positivi, quel concetto di politica spuria da contaminazioni oligarchiche e speculative a vantaggio del singolo.

TRUST in YOURSELF.

Artur Glukhovskyy

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