“L’esca” di José Carlos Somoza

” L’esca “ è un romanzo giallo scritto da José Carlos Somoza, scrittore cubano naturalizzato spagnolo laureato in psicologia nel 2010, col titolo originale spagnolo El Cebo.

Il libro regala al lettore una storia avvincente, sensuale e ricca di suspence. L’autore, però, non abbandona il desiderio di denuncia dell’indifferenza politica nei confronti delle morti di prostitute, spesso prese di mira da killer spietati.

Proprio così si apre il racconto. Il killer, denominato lo “Spettatore”, prende di mira prostitute e straniere. Un ramo specializzato e segreto della polizia di Madrid addestra “esche” per catturare questi spietati predatori tramutandoli in prede, che ormai conoscono fin troppo accuratamente le nuove tecnologie e le metodiche della polizia tradizionale.

Un concetto molto interessante attorno al quale ruota la trama è quello di psinoma.

Lo psinoma viene definito come l’espressione matematica del nostro piacere. E’ un piacere sottile e mutevole come la forma delle nuvole stesse, neppure il soggetto stesso lo percepisce sempre. Eppure i computer quantici sono riusciti a calcolarlo e sistematizzarlo in folder. Ogni folder è come il codice genetico del desiderio di una persona. Poi si è notato che gli Psinomi potevano essere raggruppati sulla base di caratteristiche comuni. Ogni gruppo è stato denominato “filia”. A quanto pare di fronte allo stesso stimolo di piacere, le persone reagiscono esattamente come quelli della loro stessa filia.

Le esche lavorano proprio sugli psinomi dei serial killer con l’obiettivo di “agganciarli” per poi distruggerli proprio attraverso ciò che reca loro più piacere. L’esca per eccellenza è Diana Blanco, che si troverà rapita in una corsa contro il tempo per salvare sua sorella Vera, anch’essa esca, rapita dallo “Spettatore”.

Molto affascinante la parte sulla recitazione delle esche, che conoscono alla perfezione tutte le maschere che attraggono le filie. Questo aspetto richiama le maschere shakespeariane e crea un intrigante parallelo con la vita quotidiana, in cui ciascuno tenta di trovare la “formula perfetta” per piacere agli altri e relazionarsi nella società, soddisfacendo i desideri degli altri, per appagare il proprio bisogno latente di essere accettati a lavoro, a scuola e in qualsiasi altro ambito della quotidianità.

In ogni capitolo, l’autore ci presenta un’opera di Shakespeare, la quale diventa lo spunto da cui vengono tratte le maschere.

Il racconto è ben narrato e regala al lettore un finale interessante e piuttosto imprevedibile. Forse una pecca è da trovarsi nell’analisi di alcuni personaggi che risulta un po’ carente per i lettori più curiosi, i quali avrebbero probabilmente apprezzato un approfondimento maggiore.

Silvia Terreni

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