Le signorine: la simpatia di Giuliana de Sio e Isa Danieli ai Rinnovati


Due signorine in scena ai Rinnovati, tra risate e sospiri


UNA RISATA RIVELATRICE

La mia recensione questa volta comincia con una corsa. Sembrerà strano, ma è necessario che parta proprio da questo sforzo atletico. Sono le ore 21:05 di venerdì sera, ai Rinnovati sta per andare in scena lo spettacolo “Le signorine” con Giuliana de Sio e Isa Danieli. Ho l’abitudine di arrivare in anticipo per accaparrarmi i posti migliori nella loggetta peggiore. Abitudine, questa volta, strangolata dagli imprevisti.

Comincia così una sfilata sfrecciante lungo tutto il corso, ancora un po’ commosso di umido al ricordo del pomeriggio di pioggia .

Sono le 21:10 quando arrivo alla biglietteria del teatro e noto, con affannato stupore, che c’è troppo silenzio.

Corro a ritirare il biglietto, ma non c’è la solita fila di cappotti infreddoliti davanti a me.

Non c’è proprio nessuno.

Sul banco della biglietteria solo tre buste gialle.

Una figura elegante si avvicina da lontano senza rompere quell’ansiogeno silenzio. Sottovoce, mi domanda il nome e mi consegna una busta.

Vado dalla mascherina a farmi strappare il biglietto. Lei mi guarda negli occhi sorridente e mi svela il mistero di quel fastidioso tentativo di tutti di non fare rumore: da quest’anno gli spettacoli cominciano alle 21.

Tradita e trafitta dalla certezza dell’abitudine, mi accingo a prendere posto nella loggetta in fondo al corridoio.

L’agitazione rende troppo frenetici e rumorosi i miei passi sul pavimento, e l’occhiataccia del ragazzo della security me lo fa pacatamente notare.

A questo punto accade un fatto strano: una lunga risata, seguita da un applauso.

Un po’ sorpresa da questo suono, approfitto del momento per correre fino al mio posto. Entro e permetto anche alla luce di corridoio di trafiggere un momento la penombra della loggetta, in cui noto con piacere che il posto migliore è ancora libero.

Solo poco dopo avrei realizzato che quella risata sarebbe stata rivelatrice di una serata intera.


LO SPETTACOLO E LA TRAMA

Il palco era diventato un elegantissimo interno d’appartamento.

A sinistra, un letto con un vasto armadio, qualche porta e sulla destra la riproduzione di un ingresso.

Le luci si rialzano ed ecco che entrano due sorelle napoletane, zitelle (o signorine!) e troppo diverse per andare d’accordo. Parlano spesso in dialetto ma suona sempre tutto molto comprensibile divertente.

Addolorata è il nome della minore (Giuliana de Sio): è la più sognatrice delle due, forse anche più ingenua, frivola e sensibile.

Rosaria (Isa Danieli) è invece una burbera sorella maggiore. Tirchia e apparentemente senza cuore, rimprovera continuamente la più piccola per le sue distrazioni e fantasie.

Il primo atto è un ripetuto scambio di bisticci tra le due, che esasperano le caratteristiche di ognuna e creano una buffa situazione di conflitto.

Addolorata è infatti succube di Rosaria e della sua durezza. Si affida ai magici poteri di un mago cartomante per ricevere aiuto, un certo Lello.

La voce del mago ( Sergio Rubini) è insieme divertente e inquietante. Ogni volta che la si sente, l’intera scena si tinge di mille cerchi colorati, togliendo sembianza a qualsiasi cosa. Un tono pacato e dall’accento bizzarro fa leva sull’ingenuità di Addolorata e compare ogni qualvolta lei ne abbia bisogno.

Sono molti i motivi di discussione tra le due ‘signorine’, tutti estremamente divertenti.

Il fatto che pare avere maggiore riscontro però è l‘invito a nozze di un cugino lontano che, in una situazione che ha del buffo e del comune insieme, si sposa con una giovanissima badante moldava.

La scusa del matrimonio fa crescere il clima di contrasto tra le due, accentuando l’esilarante situazione di conflitto. Tema portante della diatriba è il denaro, il costo del regalo: come dice Rosaria due ”Signorine, e non signore” non possono essere spendaccione .


PAROLA CHIAVE: DINAMISMO

Cala il sipario che sancisce la fine del primo tempo. Una veloce chiacchierata con persone più puntuali mi rincuora: non mi sono persa niente. Meglio così.

Riprende il secondo tempo.

Apparentemente è tutto normale e nella monotonia dei suoi battibecchi lo spettacolo è comunque divertente.

Le nostre signorine vanno al matrimonio, tornano con aneddoti simpatici e intriganti.

Mi sembra interessante notare l’importanza delle porte. Aprire, chiudere o semplicemente attraversare una porta sembra che in questo spettacolo vada a marcare sempre un cambiamento. Che sia di abito o di situazione.

La porta di ingresso in questo caso è la protagonista, tra tutte. L’azione istantanea di varcarla, chiudersela alle spalle per poi riaprirla dopo un secondo può, per contrasto, racchiudere in sé la finzione di molto tempo trascorso e molti fatti avvenuti.

Uno dei maggiori mutamenti di situazioni a questo proposito si ha dopo il malore di Rosaria. Questa, ormai inerme, è ora costretta a vivere su di una sedia a rotelle a causa di una paralisi. La situazione iniziale subisce un repentino capovolgimento.

Non è più Addolorata infatti la succube delle due e, libera dall’oppressione della sorella che deve comunque accudire, si lascia andare ai piccoli sfizi economici. Sebbene ora sia alleggerita e spensierata, non mancano gli incubi notturni, in cui Rosaria le fa visita per rimproverarla.

Il finale ha in sè qualcosa di tragico. E di inaspettato.

Il clima divertito in sala ne ha reso testimonianza: si è tutto congelato in un vuoto di respiro. E si è sentito.


DUE SIGNORINE DA VEDERE

L’appuntamento è rinnovato per domenica alle 17: è uno spettacolo divertente, ma ad alcuni può anche fare riflettere riguardo certe dinamiche ( che qui diventano caricatura) della vita di ogni giorno.

La frammentazione delle scene e degli sketch rompeva la frontalità pubblico-spettatore e le persone si lasciavano andare a grasse risate e applausi frequenti. La luce del palco che bagnava i volti delle prime file in platea lasciava intravedere dei sorrisi, più o meno contenuti, che era bello, vi assicuro, vedere dall’alto. C’era sinergia tra chi guardava e chi recitava. C’era un assaggio di quella che è la grande magia che il teatro compie.

Andate a viverne un po’ allora, di questa magia. Che gradiate o meno lo spettacolo, ne uscirete comunque un po’ come sotto incantesimo.


Veronica Saglimbeni

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