L’ansia attraverso il filtro delle Neuroscienze.

Vi siete mai chiesti da dove viene quel devastante senso di oppressione che provate prima di un esame, di un evento importante o quando dovete incontrare nuove persone? Le neuroscienze ci vengono incontro, mostrandoci cosa accade nella nostra testa.


Secondo un rapporto Istat del 2017, più di 2 milioni e mezzo di italiani soffrono di disturbi d’ansia. Una patologia dalle diverse forme, come panico, angoscia e fobia, incoraggiata dagli standard sociali e lavorativi del mondo moderno. Le neuroscienze, ovvero la raccolta di studi sul sistema nervoso, discute e studia da tempo questa patologia, dandoci la possibilità di capire cosa la scatena e come la si contrasta.

Cos’è l’ansia?

Tutto parte dallo stress. Questa risposta del nostro corpo è stata fondamentale per l’evoluzione dell’essere umano e ci aiuta tutt’ora nella vita di tutti i giorni. Ci mantiene in allerta, migliora la memoria e ci dà motivazione giorno per giorno. I problemi sorgono quando lo stress raggiunge livelli alti durante tutta la giornata, dando vita a disturbi dell’ansia. Invece di procurare una spinta, si viene sopraffatti da un’eccessiva e irrealistica preoccupazione di tutto. Questa patologia include anche l’ansia sociale, il disturbo ossessivo compulsivo e gli attacchi di panico. Per sapere come si genera l’ansia, le neuroscienze ci indirizzano verso una particolare regione del cervello: il sistema limbico.

Charlie Brown, tratto dai Peanuts.
Charlie Brown, tratto dai Peanuts.

La casa delle nostre emozioni.

Il sistema limbico è il centro responsabile delle nostre emozioni. È composto da ippocampo, amigdala, ipotalamo e talamo. Immaginate questi quattro componenti come parti di un circuito in una scatolina. Il loro compito è processare le informazioni delle emozioni per poi inviarle alla corteccia prefrontale, che elabora e interpreta questi segnali.

Per studiare i comportamenti in quella regione gli scienziati usano strumenti di rilevazione non invasivi come la risonanza magnetica funzionale e la tomografia ad emissione di positroni (sembra il nome di un attacco di Mazinga, ma implica semplicemente la somministrazione di un farmaco sensibile alle radiazioni che permette di osservare il comportamento degli organi al meglio grazie a un computer). Nello studio dei pazienti con disturbo d’ansia, i ricercatori hanno evidenziato un cambiamento nel funzionamento del sistema limbico dovuto ad un’azione molto vivace dell’amigdala, considerato il centro della paura nel cervello. Spesso viene anche riscontrato che in questi soggetti l’amigdala sia più grande rispetto al normale, lasciando intuire che risulti più complesso per il cervello inibire la sua azione.

Il sistema limbico nel cervello umano.
Il sistema limbico nel cervello umano.

Maledetta amigdala!

È proprio la difficoltà nell’inibire l’amigdala che molto probabilmente genera il disturbo dell’ansia. A seconda del tipo di ansia il cervello risponde in modi differenti. Ad esempio, mentre per il disturbo d’ansia generale il cervello risponde più intensamente a stimoli negativi, per quello ossessivo compulsivo si esprimono risposte frenetiche a fronte di particolari stimoli esterni. Per il disturbo d’ansia sociale succede qualcosa di ancora più interessante: l’essere esposti a molte informazioni facciali provoca un’aumento nell’attività dell’amigdala, facendo vivere le informazioni sociali attraverso una lente di paura.

Come si combatte l’ansia?

Tralasciando i casi che richiedono un’attenzione medica particolare, nella stragrande maggioranza dei casi il disturbo d’ansia si combatte attraverso una combinazione di farmaci e l’uso della terapia cognitiva comportamentale. Mentre i primi aiutano nell’inibizione della seratonina, un neurotrasmettitore utilizzato per umore e sonno, la terapia implica un percorso introspettivo dove si cerca di rendere più efficiente il ciclo dei nostri pensieri.

Schema che indica il lavoro con la terapia cognitiva comportamentale.
Schema che indica il lavoro con la terapia cognitiva comportamentale.

Proprio perché il problema deriva dalla nostra reazione alle emozioni, si lavora sul controllo dei propri pensieri, rendendoli oggettivi e potenzianti, di modo da rafforzare delle abitudini sane.

Come ogni grande nemico, l’ansia nasce dentro di noi, ma ciò non vuol dire che siamo già sconfitti. Accettare, convivere e affrontare questo problema è un percorso che bisogna affrontare anche e soprattutto con l’aiuto di persone fidate e specializzate. D’altronde senza l’ansia, molti di noi sarebbero solo degli esseri umani qualsiasi.


Giovanni B. Della Posta

Fonti:

Un video del canale YouTube “Neuro Transmissions”, Un approfondimento sulla pagina di Scuole di specializzazione per la psicoterapia cognitiva.

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